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Prego, accomodatevi, la ciotola è in tavola

IL 105 22.10.2018

Le Buddha Bowls contengono cereali, ortaggi e una varietà d’ingredienti e colori. Un piatto unico, simbolo della nuova globalizzazione

Il tempo passa, ma la passione per la ciotola resta. Il trend culinario del momento si chiama Buddha Bowls, le ciotole di Buddha. Ma che cosa c’entra il Buddhismo? E come siamo arrivati a considerare la ciotola il nuovo emblema del confort food? «Le ciotole sono tra le stoviglie più antiche che abbiamo. Non sono solo versatili, economiche, flessibili, ma anche storicamente trasversali, in grado di unire al loro interno zuppe, pasta, stufati» ci spiega la professoressa Helen Zoe Veit, esperta di storia del cibo della Michigan State University. Da sempre utili insomma, ma prive di charme. «In tempi e luoghi nei quali si è voluta dimostrare una certa distanza dal rigore economico vigente, ad esempio tra i cultori della cucina più raffinata di tardo Ottocento in Europa e America, i ristoranti più raffinati presero le distanze da queste ciotole enormi e multiuso» continua la Veit. «Piuttosto, vantavano una perfetta padronanza di un’ampia varietà di altro vasellame».

I piatti hanno dominato la mise en place per il Ventesimo e l’inizio del Ventunesimo secolo. Poi, silenziosamente, la ciotola è tornata a tavola. Al posto d’onore: «Le ragioni sono molte: ha un formato flessibile, che ben si adatta sia alle diverse preparazioni sia etniche, sia fusion. Inoltre, in una fase nella quale è importante tenere in conto preferenze, restrizioni o necessità del singolo, il fatto che la ciotola sia un pasto perfettamente personalizzabile è un asset prezioso» ricorda Veit. Oltre alla sostanza, la forma: «È fotogenica, ideale per unire una varietà di alimenti colorati. Inoltre incarna un approccio molto più casual al cibo, che oggi è estremamente popolare. Infine, trasmette un senso di novità, per lo meno in Europa e Stati Uniti». Dal punto di vista socio-culturale, sono molte le forze che hanno condotto alla celebrazione della ciotola, dai movimenti pro-veg alla globalizzazione economica: «Tutto questo ha portato ad una crescente tolleranza nei confronti della iconoclastia culinaria, che si distanzia delle regole consolidate e tende a fondere e combinare tecniche e ingredienti senza alcuna preoccupazione riguardo alla loro origine».

Resta però un mistero: il nome. Secondo Kelli Foster, autrice di Buddha Bowls: 100 Calming and Nourishing One-Bowl Meals la ragione risiede nella rotondità: «Ci sono molte teorie su come queste bowl abbiano ottenuto il nomignolo di “Buddha”, ma poche certezze. Una delle spiegazioni più accreditate è che queste ciotole straripanti ricordano il ventre panciuto del Buddha», scrive. Nel suo libro Simply Nigella. Il piacere del cibo, la celebre chef inglese Nigella Lawson dedica loro un intero capitolo, intitolandolo Il cibo che conforta: «Il loro intento non è offrire un antidoto edibile alle miserie o alle delusioni della vita, quanto invece una quieta celebrazione del semplice rituale di nutrirsi e delle gioie tranquille del cibo e dell’esistenza. Ohm!».

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