Appendice

Libri dell’estate perfetti per l’autunno

IL 105 10.10.2018

Vogliamo dirlo? In vacanza si legge pochissimo. E tutti quei tomi che abbiamo impilato in vista di agosto e che non abbiamo neanche aperto? Beh, leggiamoli adesso

In estate nelle fotografie su Instagram accanto alle copertine dei libri compaiono spesso dei piedi. Lo sfondo può essere una spiaggia di Koufonissi, uno scorcio appenninico o la medina di Fez, non importa. Sono piedi scalzi, perlopiù. Piedi appoggiati in alto, a suggerire una postura stravaccata, ultracomoda, compiutamente vacanziera. A luglio e ad agosto gli instagrammatori sono in ferie e sono pronti (finalmente!) a iniziare un libro. Vogliono condividere questa gioia e quindi cercano di sistemare il libro per fotografarlo. Frontale, appoggiato sul lato corto, è un po’ innaturale. Di sguincio non si legge bene il titolo. Provano le inquadrature, scattano una foto includendo un piede, poi senza, poi con tutti e due e poi di nuovo con uno solo. Poi ritoccano. Filtrano e sfiltrano. Ma mentre scelgono tra #lettureestive e #riletture – qualora volessero darsi il tono di chi ha già letto tous les livres – ecco che… Plaf!, la prima goccia di pioggia, Bling! Bling! Bling!, si rianima d’improvviso quella chat che taceva da una settimana, Yawn!, certo che un minuto di pisolo…, Sbeng!, il nipotino è caduto e si è sbucciato il ginocchio, Ehi!, «Mi sa che ti stai scottando, è meglio se ti spalmi un altro po’ di crema». E il tempo dedicato alla lettura si è interrotto già ai preliminari.

No, la colpa non è di Instagram. E non è colpa dei social, degli smartphone, dell’internet in genere. La colpa è delle vacanze. Perché in vacanza si legge meno che nel resto dell’anno. Chi legge molto durante l’anno, in vacanza legge poco. Chi durante l’anno legge poco, in vacanza non legge niente. E chi non apre mai un libro quando è a casa sua non lo aprirà certo in quei dieci-giorni-dieci in cui può godersi un panorama stupendo, una birretta prima di pranzo o una camminata in alta quota. Eppure nei mesi scorsi, secondo precisa liturgia, sono state compilate decine di liste di libri per l’estate, elenchi sempre più raffinati, che non pescano soltanto tra le novità e i titoli “da ombrellone” – che poi rimane ancora da capire perché consideriamo “da ombrellone” dei gialli zuppi di sangue e perché si ritenga adattissima per una lettura sulla sdraio a Caorle o a Gallipoli una storia romantica ambientata in una New York innevata, con gli sbuffi di vapore che escono dai tombini.

Da ultimo, va molto il “dimmi dove viaggi e ti dirò che libro devi leggere”. Vai a New York? Devi leggere Manhattan Beach di Jennifer Egan o Città sola di Olivia Laing! Vai a Montreal? Devi leggere I mistici di Mile End di Sigal Samuel! Vai in Giappone? Devi leggere Iro Iro di Giorgio Amitrano! Vai in Islanda? Devi leggere la rivista-libro The Passenger! Anche le guide turistiche, peraltro, includono spesso dei consigli di lettura. Piacevolmente sorprendenti, talvolta. Se si consulta la Lonely Planet in lingua inglese sull’Italia, alla sezione Further reading non troviamo soltanto Elena Ferrante e qualche pietra angolare, dalla Divina Commedia al Principe (ma siamo sicuri che per un losangelino il posto giusto per affrontare la selva oscura sia, dopo la fila per il Colosseo e prima di un giro in gondola, un sedile del Frecciarossa Roma-Venezia?), ma anche Cosima di Grazia Deledda, un romanzo non facile da reperire neanche per un italiano, che dovrebbe rivolgersi alle edizioni sarde Ilisso o Il Maestrale che lo hanno ripubblicato più di dieci anni fa. E così, come talvolta si sceglie una destinazione spinti da qualche romanzo, molti prima di partire leggono davvero qualche libro “preparatorio”. Ma questa lettura può avvenire prima della vacanza o dopo la vacanza: quasi mai durante la vacanza.

Lo si è visto, il 23 agosto sul volo Helsinki-Milano, quel signore che, appena salito sull’aereo, con un’aria vagamente colpevole, ha tirato fuori dal bagaglio a mano una copia del Kalevala con il segnalibro malinconicamente confitto a pagina 11. La si è vista, il 25 agosto sul traghetto Olbia-Civitavecchia, la ragazza che ha messo subito sul tavolino una copia di un libro finalista dello Strega, con i bordi cotti dal salmastro e con la copertina smaltata, tipo stucco veneziano, da ditate di crema solare. A tenere il segno, solitaria come il campanile che spunta dal lago in copertina, c’è una matita infilata tra le pagine, non più in là della cinquantesima. Si può sbirciare senza timore di essere visti, tanto sia il signore sia la ragazza, pochi minuti dopo aver appoggiato il rispettivo fardello cartaceo davanti a loro, hanno reclinato la testa e stanno già dormendo il sonno dei giusti.

La colpa non è dei libri (beh, forse del Kalevala un po’ sì) e neppure del mala tempora currunt: quelli che intonano la trenodia per la lettura scomparsa rimembrano evidentemente i tempi, del tutto immaginari, in cui i minuscoli portabagagli delle Fiat 600 dei (pochi) che andavano in vacanza, anzi in villeggiatura, nel 1962 erano stipati di copie dei romanzi di Balzac e in cui, nel 1979, sul bagnasciuga di Gabicce Mare e sui sentieri della Valtournenche si discuteva intorno al saggio Contro il metodo di Paul K. Feyerabend, finalmente tradotto da Feltrinelli. No, è solo che le vacanze non sono fatte per leggere e che quando si investe troppa aspettativa su un preciso momento poi, al dunque, l’aspettativa si sgonfia, e per saperlo non serve aver letto un libro, basta una poesia, il vecchio caro Sabato del villaggio.

Se si impilano libri in attesa dell’estate – spinti dal senso di colpa e corroborati dalla convinzione secondo cui “vorrei tanto leggere ma proprio non ho tempo” – si andrà incontro a quasi sicura frustrazione. Guardatevi intorno: sui più atroci treni pendolari, sulla metropolitana nell’ora di punta, in pausa pranzo sulla panchina con un panino, al parchetto spelato all’imbrunire mentre il volpino pascola nell’area cani, ci sono molte più persone che leggono di quante ci si potrebbe aspettare. Sui più confortevoli treni a lunga percorrenza, sugli aerei, sulle spiagge, sui pratoni dolomitici, negli alberghi lungo i fiordi norvegesi e nei centri storici delle città d’arte, invece, si sonnecchia, ci si abbronza, si fa il bagno, si fa shopping, ci si bacia, si guarda il panorama, ma non si legge. E sarebbe sorprendente il contrario.

Certo, forse a mezza pensione nell’alberghetto Stella Marina ci si annoiava così tanto che si leggevano 15 pagine in più. Se si è nostalgici, il prossimo agosto si può salire a bordo di una Simca 1000, incolonnarsi sull’Autosole e dirigersi verso qualche spiaggia algosa. Ah, bisognerà ricordarsi che con largo anticipo si deve andare in banca per pagare l’acconto per l’albergo, che non c’è il Telepass, che è bene procurarsi una cartina stradale e che le interurbane costeranno un po’. Ma forse è invece meglio riprendere in mano adesso, mentre anche settembre sta sfumando, qualche libro dell’estate 2018. Tanto c’è ancora tutto l’autunno per leggerli.

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