Magazine / Viaggio

Giallo catalano

di Vittorio Blùm
fotografie di ANTONINO SAVOJARDO per IL
IL 106 06.11.2018

Le parole d'ordine dell'indipendentismo catalano su un muro di La Bisbal d'Empordà

A un anno dal referendum, siamo andati nel cuore della Catalunya che spera ancora nell’autonomia. Tra particolarismi e surrealismo, piccoli borghi fortificati e campi di colza. Dove anche la campagna ha il colore della protesta indipendentista

Un viaggio in Catalunya di questi tempi è un affondo nell’iper-presente storico, nella Storia mentre si fa, quella vera dagli esiti imprevedibili, in una nazione senza Stato che sta affrontando i propri demoni passati e correnti tentando di evitare – per il momento con pieno esito – pericolose collisioni interne. Per questo motivo, un viaggio in Catalunya ora è un’esperienza unica in Europa, e ancora di più lo è nella Catalunya profonda, quella che da Girona punta a Est, verso la Francia. Una porzione di territorio piuttosto estesa dove il sentimento catalanista è più diffuso del pa amb tomàquet (il famoso pan tomate iberico, che proprio da qui proviene) e l’indipendentismo raggiunge percentuali bulgare, potendo contare – il voto separatista, si intende – su una demografia da otto cognomi catalani, essendo stata meno investita di Barcellona dai fenomeni migratori interni del dopo Franco.

È in questa porzione di penisola iberica dalla geomorfologia sorprendente che si vedranno distese di lacci e laccetti gialli annodati a ponti e cancellate, appesi a lampioni e segnali stradali, intrecciati a balaustre e facciate, disegnati su muri, muriccioli e recinzioni. Da queste parti è impossibile non vedere il llaç groc catalano, il laccio giallo che simboleggia l’appoggio della popolazione ai propri leader indipendentisti nelle carceri spagnole in attesa che, magari grazie al nuovo governo socialista, si riesca ad approcciare il conflitto Barcellona-Madrid anche a livello politico e non soltanto giudiziario. Più in generale, è impossibile non vedere in continuazione il colore giallo. Nell’Alt e nel Baix Empordà, le due porzioni di regione che dalla Costa Brava arrivano al confine francese, così come nelle comarche del Gironès e della Garrotxa, le immense distese di fiori di colza regalano un colpo d’occhio difficilmente trascurabile, come se il sole si specchiasse di continuo su questa parte di terra dai saliscendi armonici. È proprio da qui che parte la Catalunya profonda dei borghi fortificati, luoghi dal fortissimo spirito antico e da una storia secolare di confronto spesso aspro con il resto del Paese.

Le strade di La Bisbal d'Empordà, a 30 chilometri da Girona, i simboli della protesta indipendentista un anno dopo il referendum

Il borgo di Cruïlles che con Monells e Sant Sadurní compone un unico municipio

I drappi gialli appesi alle finestre o annodati sugli alberi, simbolo della protesta indipendentista

Il borgo di Cruïlles che con Monells e Sant Sadurní compone un unico municipio

Per esempio Peratallada e Monells, due gemme speculari di architettura medioevale catalana: a Peratallada vi aspetterà un nucleo fortificato molto ben conservato, dove potrete passeggiare senza fretta fino ad arrivare alla Torre dell’Omaggio, una costruzione dell’XI secolo situata all’interno del castello e ricavata scavando direttamente nella roccia. Obbligatoria poi una visita alla Plaça Major, che a dispetto del nome coprirete con poche dozzine di passi. Spostatevi poi a Monells, che insieme ai borghi di Cruïlles e a Sant Sadurní de l’Heura, compone un unico municipio. È qui che incontriamo Salvi Casas Camps, il sindaco in carica. Vogliamo sapere che cosa significhi amministrare un fortino indipendentista in tempi di confronto duro con Madrid, di rischi anche personali oltreché politici e ne ricaviamo più domande che risposte. Come ci vedete dall’Italia, chiede Casas Camps, come viene avvertito il conflitto catalano nel resto d’Europa, com’è possibile che non si faccia nulla per aiutare un popolo che chiede di votare e che ha visto incarcerati i propri vertici politici uno dopo l’altro. La risposta starebbe nella Costituzione spagnola e nel principio di unità territoriale degli Stati, ma da quest’orecchio una parte del popolo catalano ha smesso di sentire da tempo e pare non abbia alcuna intenzione di riaprire i condotti uditivi. Per smorzare gli spiriti particolaristici e aizzare quelli surrealisti potete puntare su Púbol, dove si trova il castello che Salvador Dalí acquistò e trasformò a immagine e somiglianza della propria moglie, quella Elena Dmitrievna D’jakonova nota al resto del mondo come Gala e che riposa proprio qui, in un mausoleo per la verità piuttosto austero, ricavato nelle segrete del castello.

Un murale inneggia all'anarchia nel centro di La Bisbal d'Empordà, capoluogo della Baix Empordà conosciuto per la lavorazione della ceramica

I ritratti dei leader catalani (in primo piano Antoni Comin e Carles Puigdemont) nella plaça de la Independència di Girona

Il "Pont de les Peixateries Velles", il Ponte dei vecchi pescatori, costruito da Gustave Eiffel nel 1877

A questo punto si mira al mare: Tossa de Mar, la formidabile Cadaqués e Begur sono i tre luoghi che vi consigliamo. Su Cadaqués, la più nota, c’è poco da aggiungere alla già ricchissima vulgata: ex villaggio di pescatori incastonato nella scogliera più isolata che possiate immaginare, e poi risucchiata da artisti e artistoidi vari, raggiungibile soltanto da una strada di tornanti e panoramiche mozzafiato, divenuta luogo di elezione di Dalí, che qui – o meglio nell’adiacente Portlligat – stabilì la propria residenza. Una visita alla casa è caldamente consigliata: si tratta di entrare negli occhi del pittore, di vedere quel che vedeva giorno dopo giorno, respirare quel che respirava, un esercizio che vi aiuterà ad aprire anche le porte della sua arte, a renderla per così dire più accessibile, essendone una parte assolutamente organica. Begur è invece il buen retiro dell’alta borghesia barcellonese: ville e villone nascoste in una macchia mediterranea che qui raggiunge un grado di notevole biodiversità, tra calette dall’acqua blu densissima e camminamenti di pietra viva a picco sulla scogliera. Il centro abitato ha un carattere che sorprende, con una teoria di ville coloniali di derivazione cubana, dovute all’immigrazione di ritorno dei pescatori catalani arricchitisi nell’Havana di Fulgencio Batista. Sughero era il business del tempo e sughero è stato fino alla profonda crisi del settore che ridisegnò i margini economici dell’intera comarca. A quel punto le grandi famiglie barcellonesi della siderurgia e della meccanica salirono in auge al posto degli imbottigliatori precipitati in disgrazia.

Dalla costa, svirgolando all’interno, si deve fare sosta a Besalú, una delle cittadine più visitate di tutto il territorio catalano. L’attrazione principale è il Ponte Vecchio, con i suoi archi, la torre e quella curvatura così particolare da renderlo iconico. Besalú è catalogata come complesso storico-artistico nazionale e le sue strade sono piene di testimonianze di un’epoca in cui la comunità ebraica e quella cristiana convivevano in armonia. L’antico quartiere ebraico (call), la sinagoga e i bagni ebraici si mischiano con il monastero di Sant Pere e le chiese di Sant Vicenç e Sant Martí. Era il XII secolo, poi le cose sono un po’ cambiate.

Ancora i llaç groc, i drappi gialli sugli alberi nella piazza di Besalú

La bandiera catalana a una finestra nel centro storico di Begur, sulla Costa Brava

Gli striscioni per le strade di La Bisbal d'Empordà, nell'entroterra della Costa Brava

La bandiera catalana a una finestra nel centro storico di Begur, sulla Costa Brava

Si chiude con Girona, quasi la vera capitale di quest’area che, pur essendovi inclusa, è separata dal resto di Spagna – e un po’ anche dal resto di Catalunya. La figura storica di rilievo qui è Berenguer de Cruïlles, vescovo della città e primo presidente della Generalitat de Catalunya dal 1359 al 1362 (per chi se lo stesse chiedendo: sì, la Generalitat è un’istituzione politica del XIV secolo). Si può dire che l’organo di autogoverno della regione nasca e in un certo modo finisca qui: Carles Puigdemont, penultimo presidente della Generalitat (colui che ha portato il governo popolare spagnolo alla sospensione dell’autonomia catalana via articolo 155 della Costituzione), è stato sindaco di Girona. Ora l’articolo 155 è stato disattivato e c’è un nuovo presidente della Generalitat, Quim Torra, l’erudito fondatore della casa editrice A Contra Vent, con la quale ha recuperato la tradizione letteraria e giornalistica della Seconda Repubblica spagnola, quella proclamata a Eibar, nel Paese Basco, il 14 aprile 1931. Qui in Catalunya ebbe come campione quel Francesc Macià di Esquerra Republicana de Catalunya (lo stesso partito del leader indepe Oriol Junqueras, al momento confinato nelle castigliane galere), che proclamò la Repubblica catalana in quello stesso 14 aprile.

La Repubblica catalana è stata proclamata anche di recente, dopo il referendum dello scorso 1 ottobre proprio da Carles Puigdemont, e come nel 1931 non la si è ancora vista. La storia com’è noto si ripete, ma un tuffo nella storia mentre prende forma non è cosa che possa capitare a ogni chiusura di bagaglio a mano. Adeu.

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