Com'è andata al Club To Club? Una scaletta non proprio eccezionale ma con un ospite gigantesco, serate davvero riuscite a Porta Palazzo e a Venaria, una location centrale (il Lingotto) che ha stufato. Che cosa ci piacerebbe? Una costellazione di eventi sparsi nelle vie di una città che, più che mai, ha bisogno del suo grande festival musicale

Club To Club, come tutti i festival italiani con una storia e una grande rilevanza, è circondato da un continuo chiacchiericcio di fondo. C’è sempre chi ne parla bene, male, benissimo, malissimo. Prima, dopo e – ahimé – durante. Capita così in Italia, quando si è di fronte alle istituzioni. Siamo tutti allenatori, critici, organizzatori di eventi. E non importa se, al peak time del festival, ci troviamo davanti alla performance del più importante produttore elettronico degli ultimi trent’anni, c’è sempre chi avrebbe potuto far meglio (sopra e sotto il palco, chiaramente).

Partiamo naturalmente dal momento più atteso: Aphex Twin. Che dire: un live gigantesco. La parola gigantesco, al suo interno, contiene tutti i concetti di positivo e negativo, strabordando oltre gli inutili (e soggettivi) concetti di bello o non-bello. Aphex Twin è un artista, e una personalità, sopra tutto questo. Oltre tutto questo. Siamo di fronte, come Club to Club aveva bene inteso, a un evento storico per la cultura musicale del nostro Paese. Siamo come di fronte al live piramidale dei Daft Punk al Traffic di quel celebre 12 luglio 2007 a Torino. Non c’è alcun bisogno di commenti personali, siamo già parte della Storia.

Club To Club 2018 non ha avuto, sicuramente, la migliore line up della sua storia, ma di certo è quella con l’artista più importante che, per forza di cose, tende ad accentrare su di sé attenzione e discorso collettivo. Attorno ad Aphex Twin, nelle due notti al Lingotto, c’è comunque molto da sentire. Come sempre le migliori sorprese si trovano nel Second Stage dove possiamo godere di momenti splendidi come le performance di Skee Mask (MVP della Sala Due), Bienoise, David August, Bienoise, Vessel. E sul Main Stage possiamo goderci il funk 80s suonato di Blood Orange (funziona qui l’idea di C2C di incorporare suoni che esulano dall’elettronica) e il set di un buon Jamie XX che si perde però in un finale martoriato da problemi di fonìa. Meno interessanti gli acclamati, ma noiosi, Beach House o il set algido di Peggy Gou.

È proprio al Lingotto che Club to Club fatica. Se il Main Stage, rispetto agli anni precedenti, cambia location per favorire l’enorme massa in attesa ecclesiastica per il suo dio Aphex Twin, il Second Stage, per posizionamento e locazione, perde quella magia di cui necessita per favorire le sue sperimentazioni. L’audio fatica, e spesso non è all’altezza di tutte le situazioni, con volumi bassi e dispersivi nella geografia dei suoi spazi. L’organizzazione bar risulta invece fin troppo meccanica, agglomerando code esasperanti. Questi, sicuramente, i due problemi a cui bisognerà porre attenzione a livello logistico. Serve il salto di qualità per raggiungere quei livelli che Club to Club si sta prefiggendo di superare continuamente. Perché, dopo anni di militanza, Lingotto non sembra lo spazio idilliaco per un festival così ambizioso e talentuoso.

La serata alla Reggia di Venaria

Andrea Macchia

Proprio per questo Club to Club convince quando si estranea dal contesto freddo del Lingotto per entrare dentro la città. L’evento più riuscito risulta, per questo motivo, Diggin’ In The Charts in collaborazione con Red Bull Music. Il festival si sposta nel cuore di Porta Palazzo, un quartiere caldo, vivacemente multiculturale, difficile, dove questi eventi diventano linfa necessaria. Perdersi nell’elettronica giapponese dei compositori Yuzo Koshiro e Motohiro Kawashima e nell’intenso dj set di Kode9, protetti dalla tettoia del celebre mercato all’aperto di Porta Palazzo, circondati da una sabauda pioggia novembrina, è il momento più onesto dell’intero festival. La città pulsa; viene riconquistato un altro spazio pubblico. Il pubblico del festival è invaso da passanti e curiosi, attirati dai visual di Koji Marimoto, parte del team di produzione del film Akira. Finalmente ci si unisce tutti, senza smanie, felicemente.

Anche la conclusione alla Reggia di Venaria è, per location e organizzazione, il finale che desideriamo. Gli interessanti documentari di 4:3, la piattaforma web di Boiler Room, che ci guidano nei territori musicali e artistici palestinesi, brasiliani, statunitensi, jamaicani, sono proiettati nella splendida location della Cappella di S. Uberto (sempre all’interno della reggia), mentre le performance di Dj Nigga Fox, Mana e Primitive Art si svolgono nell’incantevole Galleria Grande (una delle location più instagrammate nella provincia torinese per la sua bellezza senza tempo e il caratteristico pavimento bianco e nero).

Quando Club To Club spinge sul suo lato educativo, qui inteso sia a livello di proposta musicale, che di accessibilità, risulta eccezionale. E, in questi casi, poco importano la pioggia, le code, i trasporti. Rientrare nelle vie della città è una vittoria e una medaglia di onore che il l’organizzazione torinese può vantare.

Dopo l’acme Aphex Twin, che pone la domanda sul come superarsi per la prossima stagione, il futuro auspicabile al Club To Club potrebbe essere una ricongiunzione con il suo passato. Recuperare l’idea primaria di un pellegrinaggio artistico e culturale in location differenti, più a misura d’uomo e favorevoli a un’integrazione umana rispetto all’inscatolamento industriale del Lingotto, con l’esperienza e la consapevolezza di chi sa far ballare e riflettere e ascoltare decine di migliaia di spettatori. Sogno questo: una one night al Lingotto, con un main artist imperdibile, posizionata al centro di una costellazione di eventi sparsi nella città, nei quartieri, nelle vie di una Torino che – più che mai – ha bisogno di Club To Club per ragioni culturali, sociali, e – come non mai – politiche.

Il fisico, dopo questo lungo weekend, ci fa ripromettere di non tornare. E, inevitabilmente, il prossimo novembre saremo lì a rimettere in gioco tutte le nostre energie. Perché Club To Club è una certezza e, più che mai, una speranza.

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