Appendice

La sindrome della pagina stampata

IL 106 16.11.2018

Un pastiglione di Simenon può liberare dal blocco del lettore? Sì, ma attenzione: si rischia il blocco dei beni

Ogni tanto ti succede. Ti accorgi che da settimane i tuoi occhi non percorrono neppure una riga di un libro che non sia “di lavoro”. Qualcosa si è inceppato. Non ce la fai. Avresti voglia di leggere, ne sei certo. Ma niente. Hai la sindrome della pagina stampata. Il blocco del lettore. Sì, sei riuscito a delibare lo squisito In cucina con Kafka di Tom Gauld, ottimamente introdotto dal nostro Francesco Guglieri. Ma quello, più che leggere, è guardare le figure. E non vale. Eppure hai lì, che ti ammicca, L’idiota di Elif Batuman. Ne hai aspettato la traduzione per un anno. Certo, tu hai già di tuo il blocco del lettore e quelli, sulla copertina dell’Idiota, ti hanno messo una pietra, ma lo sai che quel libro ti piacerebbe molto, che è bello e divertente. Lo sai perché l’hai già sfogliato in inglese e perché se n’è molto scritto (anche su IL). Ma oggi non ce la fai. Hai lì anche Addio Fantasmi e lo sai quanto è brava Nadia Terranova, che puoi iniziare ad applaudirla già a metà della prima pagina. Ma mentre la ragazza in copertina fissa un orizzonte suo, tu, stringendo in mano il libro, fissi un orizzonte tuo: il display dell’iPhone. E, no, oggi non ce la fai. Hai lì anche Commedia di Robert Walser. Dico: Robert Walser! Niente. Hai lì anche Jungle Rudy e sai che nel libro compare perfino Werner Herzog. Nada.

Pensi intensamente alla morte, cioè a quegli aberranti corsi di lettura a pagamento che da ultimo si appalesano nella tua casella antispam. Che siano un cenno del demonio? Poi, su una bancarella, ti imbatti nel galateo della Marchesa Colombi, ripubblicato molte volte dal 1877: La gente per bene. Inizi a sfogliarlo con l’attenzione che riserveresti alle istruzioni di un phon e ti trovi risucchiato dalla sua prosa vintage. Lo compri e passeggi fino all’ultima pagina nell’Italia tristanzuola a cavallo tra Otto e Novecento, splendidamente gozzaniana: «La comare non ha obbligo di fare doni alla partoriente; ma, ricevuta la nuova del parto, deve mandarle subito un mazzo di fiori di bulgaro. Il compare deve regalare alla partoriente una coppa colla sottocoppa ed il cucchiaio, ed un ovajolo col chiucchiaino da ova». Un ovajolo… Che meraviglia! E che cosa saranno i fiori di bulgaro? Boh, ma a tua insaputa hai letto un intero libro. Allunghi poi la mano verso un Henri Michaux: «Tanto tempo fa, ero molto nervoso. Adesso, eccomi su una via nuova. Metto una mela sul tavolo. Poi mi metto dentro alla mela. Che tranquillità!». L’ottimo Henri, ancor prima di iniziare a strafarsi di allucinogeni, ultracinquantenne tutto elegante con la cravatta e tutto, distillava delizie in cui non è necessario capire niente perché, che sollievo!, non c’è niente da capire. Quindi, inebriato da tanto significante e così poco significato, giri una pagina, ne giri un’altra e finisci il libro. Tossicchiando, il motore della lettura si è riavviato. Ma forse quello di Michaux non è un libro vero, con un inizio e una fine.

E comunque sei ancora un lettore convalescente. Per scongiurare ricadute c’è un farmaco efficace ma molto pericoloso. Si chiama Georges Simenon. Sì, è l’ora. Vada per un pastiglione di Simenon. Lasci stare i Maigret, che sono carini, ma sono dei placebo. Potresti aspettare l’imminente riedizione della Vedova Couderc. No, meglio sbrigarsi. Entri nella prima libreria. È mal fornita. Di non-Maigret ha solo tre o quattro titoli recenti. Prendi Il fondo della bottiglia. Niente canali brumosi. Niente piogge atlantiche. Siamo negli Stati Uniti, al confine con il Messico. Due fratelli. Una storia nerissima (con aggancio autobiografico). È un libro, come dire?, primario, come quasi tutti i Simenon che hai ingollato in passato. Bellissimo. Lo hai letto tutto di fila, ti sei dimenticato di pranzare. Guarito! Senti, ma non ti è mai venuto il dubbio che forse Simenon sia davvero tra i massimi scrittori del Novecento? «Sì». E cosa ti sei sempre risposto? «Non esageriamo!». Tu inclini verso la lettura dell’opera omnia. E sai che il giorno in cui tu rispondessi «Sì, Simenon è un gigante assoluto» passeresti dal blocco del lettore al blocco dei beni, a causa del tuo “sequestro letterario” da parte di Adelphi. Quindi, con cautela usi un Simenon soltanto quando sei davvero in panne. Ma quel dubbio è ancora lì.

Georges Simenon

Il fondo della bottiglia

Adelphi 2018
176 pagine, 18 euro
traduzione di Francesca Sala

Georges Simenon

La vedova Couderc

Adelphi 2018
176 pagine, 12 euro
traduzione di Edgardo Franzosini

 

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