La personale di Hito Steyerl a Rivoli associa videoarte, soundart e interventi sull’architettura della Manica Lunga del castello

Too much world: troppo mondo, recita il titolo di uno dei saggi di Hito Steyerl (Monaco di Baviera, 1966). Tre parole che suonano come una diagnosi: il mondo è saturo di stimoli, informazioni e immagini che non producono senso, ma disorientano; il misto di realtà e finzione che compone il nostro immaginario è sempre più esteso e compatto. Ecco perché bisogna imparare a scomparire, come insegna il suo video-tutorial How Not To Be Seen. Un’opera-cult dal taglio ironico, ispirata ai Monty Python, ma dai risvolti serissimi. L’idea di invisibilità viene affrontata dall’artista nei suoi lati positivi – sfuggire alla sorveglianza generalizzata – e negativi – la marginalità e l’esclusione.

Videoartista, regista e teorica, Hito Steyerl, tedesca di origini giapponesi, è un’antiguru dell’era digitale. La sua ricerca sull’immagine funziona come un sabotaggio, una riappropriazione che intende prendere coscienza del flusso per non esserne travolti. Il tutto senza toni apocalittici né pedanteria, dando vita a un linguaggio colto ma accessibile, che sfrutta una perfetta conoscenza dei mezzi digitali per decostruirli dall’interno. I titoli dei suoi libri e i suoi concetti-chiave, espressi anche in spettacolari conferenze, hanno la forza di uno slogan. L’arte di un’epoca di “guerra civile planetaria” non può che essere una “duty free art”; i cittadini dell’odierno mondo globalizzato sono “dannati dello schermo”; contro l’industria dell’immagine bisogna schierarsi “in difesa dell’immagine povera”.

Nel 2017 è diventata la prima donna in cima alla lista delle personalità più influenti del mondo dell’arte, stilata ogni anno dalla rivista ArtReview: la svolta definitiva che ha sancito il suo passaggio da artista di nicchia ad autrice sempre più frequentemente protagonista di mostre nei maggiori musei – nel suo curriculum ci sono anche Biennale di Venezia, Manifesta, Documenta e Skulptur Projekte.

La sua arte giunge ora in Italia, al Castello di Rivoli, che dal 1° novembre al 30 giugno ospita una sua personale, strutturata come un’unica ambiziosa installazione. The City of Broken Windows è uno spazio dalla costruzione complessa, che associa videoarte, soundart e interventi sull’architettura della Manica Lunga del castello. L’intelligenza artificiale e la sorveglianza sono gli spunti principali. Ma anche gli automatismi del mondo dell’arte e la conformazione classica del museo finiscono nel mirino della sua analisi critica: l’intento dichiarato è la ricerca di “atti pittorici alternativi”. I suoni diffusi nello spazio sono quelli di finestre che si infrangono. Non un semplice disturbo o uno stratagemma narrativo per generare inquietudine nel visitatore, ma un riferimento all’industria della sicurezza, che sfrutta l’intelligenza artificiale programmandola a reagire alle effrazioni proprio grazie al rumore di vetri infranti. Un sogno/incubo a occhi aperti, in definitiva, nel quale immergersi. Magari “imparando a scomparire”.
 

Hito Steyerl, The City of Broken Windows, al Castello di Rivoli (Torino) dal 1° novembre 2018 al 30 giugno 2019

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