Agenda

Mi chiamo Villanelle e vi uccido

07.11.2018

“Killing Eve” è una delle serie tv più fresche degli ultimi anni, capace di scartare sempre di lato rispetto al proprio genere

Mangia, ama, fai shopping, uccidi. E ricomincia da capo. Se ti chiami Villanelle e sei un sicario assoldato da una misteriosa organizzazione per colpire uomini di potere in tutto il mondo, la tua vita è esattamente questa. Almeno fino a quando un’agente dei servizi segreti britannici non unirà i puntini rossi degli omicidi e li collegherà alla stessa killer dallo sguardo glaciale e innocente. È questa la trama di Killing Eve, serie tv trasmessa in primavera da Bbc America e ora approdata in Italia su Tim Vision. Non una serie qualunque, ma la nuova produzione di Phoebe Waller-Bridge, attrice e autrice che ha già creato e interpretato due serie di culto e recitato in un film dell’universo di Star Wars, il tutto a poco più di trent’anni. Nientemeno. Londinese, classe 1985, Waller-Bridge, dopo essersi imposta con Crashing e Fleabag, commedie generazionali dal retrogusto amaro, per la sua terza serie ha deciso di non apparire sullo schermo e di cambiare rotta.

Basata sui personaggi del libro Codename Villanelle di Luke Jennings, Killing Eve mette in scena una sfida a distanza tra un’assassina e la donna che cerca di fermarla. Quest’ultima è la Eve del titolo, interpretata da Sandra Oh, al primo ruolo televisivo importante dopo aver abbandonato il camice della dottoressa Yang di Grey’s Anatomy. È lei a scontrarsi con Villanelle, nome di battaglia di un sicario che riceve i propri incarichi attraverso cartoline turistiche. Villanelle è il cuore nero della serie, quello per cui lo spettatore combatte con la costante tentazione di fare il tifo: a interpretarla è Jodie Comer, che riesce a dare al personaggio una costante attitudine fanciullesca, poco importa se stia acquistando un abito di marca o piantando un punteruolo nell’occhio di Remo Girone (sì, succede davvero).

Il cinismo emotivo dell’assassina è in fondo lo stesso di tutta la serie, che riesce a toccare momenti di autentico dramma, ma anche a far sorridere appena pochi istanti dopo un suicidio. Il tono è l’elemento vincente di Killing Eve: la tensione da thriller è sempre alta, ma in ogni scena un’ironia nera dà forma a due personaggi fatti per rimanere scolpiti nell’immaginario dello spettatore: Eve e Villanelle sono donne forti e complesse, che ribaltano gli stereotipi di genere. I loro sono ruoli maschili, perfettamente adattati al femminile: in Killing Eve tutto è in mano alle donne, al punto che gli unici uomini presenti nella serie finiscono per essere quasi sempre le vittime degli omicidi.

In questa scelta di rottura – e nella compresenza di registri differenti – si ritrova la scrittura di Phoebe Waller-Bridge, cui Bbc America ha garantito una seconda stagione ancor prima della messa in onda della première. Segnale di una considerevole fiducia, ampiamente ripagata: Killing Eve è uno dei prodotti più freschi degli ultimi anni, capace di scartare di lato rispetto al proprio genere, sotto ogni punto di vista.

Chiudi