Appendice

Nel mio Texas non c’è neanche un cactus

29.11.2018

Alcune vecchie fotografie della Library of Congress mostrano la zona dove abita Lansdale. Qui sopra, Ybarbo Ranch House, Nacogdoches County, Texas

Library of Congress

Joe R. Lansdale ci parla di casa sua (e delle copertine sbagliate dei suoi romanzi). Pubblichiamo alcune pagine del libro sullo scrittore americano in uscita per Giulio Perrone editore

A Joe R. Lansdale piace dire spesso: «Sono nato contadino e resto contadino nell’intimo». Qualcuno può pensare che queste parole siano un abito di scena e, in qualche misura, forse le sono. Ma sentite la prima cosa che Joe mi ha detto, dopo avermi abbracciato all’aeroporto internazionale George Bush di Houston: «Hai fatto bene a venirci a trovare per scrivere questo libro. Perché io sono quello che vedi intorno a te: io sono questa terra. Devi provare le sensazioni che provo io quando vado in Grecia o in Italia. Ricordo di essere entrato nel Pantheon a Roma (siamo andati a visitarlo insieme, molti anni fa, nda) e di essermi reso conto che mi si erano inumiditi gli occhi. Della serie, cribbio, è qui che è iniziata la storia dell’umanità, la storia dell’Occidente come oggi la concepiamo. Ovviamente, è iniziata ben prima, ma quello è uno dei posti che meglio la rappresentano. Visiti tutti quei templi e, per quanto tu non creda in nessuno degli dei a cui sono stati dedicati, ti rendi conto che un progetto, un’idea, una direzione la gente che li ha costruiti li aveva. Eccome se li aveva. Edifici come quelli mostrano lo splendore del disegno architettonico e l’evoluzione del pensiero umano e sono la materializzazione del meglio dell’umanità, esempi imperituri di bellezza».

Mappa della Nacogdoches County, Texas

Library of Congress

Fattoria in Texas

Library of Congress

Il ponte Waters Bluff sul fiume Sabine, a Winona nella Smith County, Texas

Library of Congress

In questo ampio spicchio di Texas, non ci sono Partenone, Sfinge, Pantheon. Ci sono, però, anche qui, la forza della natura, la resilienza della gente e le storie a cui hanno dato la stura. Joe è figlio della terra, si è dovuto rimboccare le maniche per ricavarsi un posticino in quel mondo e, tra una fatica e l’altra, ha messo nero su bianco le storie che nulla o nessuno avrebbero potuto impedirgli di scrivere. Il cielo era l’unico confine. Ed è riuscito a varcare anche quello. A far filtrare uno spiraglio di luce. Ci riesce immancabilmente, anche quando il cielo è plumbeo, carico di foschi presagi e di quelle abbondanti precipitazioni che fanno del Texas Orientale il polmone verde che è.

Luccicano. O, forse, no. Sono gli occhi di un bobcat, una lince rossa, pietrificati, ma solo per un istante, nei fanali dell’automobile quando Joe R. Lansdale si appresta a imboccare il vialetto di accesso della sua casa. La vegetazione è lussureggiante, fittissima, ma avvistare un felino di questo tipo è raro persino nel selvaggio Texas Orientale. Le apparenze da queste parti contano poco ed è spesso l’autosuggestione a fare la parte del leone… anzi, della lince, in un territorio dove realtà e finzione, bianco e nero, tenebra e luce si riconcorrono senza tregua. Joe si inorgoglisce ogni volta che illustra la varietà della fauna e della flora locale. Pare che qui si possano incontrare procioni, lupi e coyote (che emettono ululati molto diversi), orsi, cinghiali – «Bestie molto intelligenti ma poco simpatiche alla popolazione locale perché hanno la tendenza a distruggere le coltivazioni» – tartarughe carnivore o meno, castori, forse pure alligatori.(…)

Joe R. Lansdale, quanto meno sul piano dialettico e letterario, è il re incontrastato di questa terra e va apertamente fiero della sua provenienza, delle sue origini umilissime, rurali.

Famiglia di contadini in trasferta in città il sabato. San Augustine, Texas

Library of Congress

Un contadino nella Nacogdoches County, Texas

Library of Congress

«Noi abitavamo giù, ai grandi boschi vicino al fiume Sabine in una casa di tre stanze, bianca, che papà aveva costruito prima della nostra nascita. Avevamo una perdita nel tetto, niente elettricità, una stufa a legna che faceva fumo, un fienile che stava in piedi per miracolo, un portico piuttosto piccolo con una zanzariera rappezzata e una baracca in legno preda dei serpenti che era il gabinetto esterno»
(Joe R. Lansdale, In fondo alla palude, Fanucci editore 2004, traduzione di Francesco Salvi)

Per rivendicarne la forza e la capacità di ispirazione, Joe si piazza in prima linea, ribadendo di essere nell’intimo quel guerriero che lo studio delle arti marziali e i burrascosi anni dell’adolescenza hanno forgiato in lui. E, da buon combattente, inizia a essere stanco degli stereotipi che da sempre accompagnano la sua appartenenza texana, soprattutto il suo attaccamento al Texas Orientale. «Lo dico sempre: il mio Texas non è quello che la gente si aspetta che sia, ovvero il Texas raccontato da centinaia di film e romanzi western. Tanto per cominciare, il mio Texas non è West. Il mio Texas è Sud, profondo Sud. E nel mio Texas non ci sono praterie o deserti». In realtà, anche nelle aree più occidentali del Texas non è che di pascoli verdi se ne vedano tanti. Semmai, il territorio si fa desertico, brullo, monotono. Coperto di pietraie più che di praterie. Ma la parte est dello Stato è tutt’altra cosa.

«Il Texas Orientale è ondulato, con boschi a perdita d’occhio, fiumi, laghi e paludi. Si tratta di foreste impenetrabili e, in effetti, sconsiglio vivamente a chiunque – eccezion fatta per qualche raro conoscitore dei nostri luoghi – di avventurarvisi in solitaria. Le sorprese rischiano di essere numerose e non particolarmente gradite». Agita una mano, che vedo solo grazie alla luminescenza del cruscotto. «Ti pare di vedere delle praterie?». Siamo immersi nell’oscurità, ma l’aereo che mi ha fatto approdare a Houston è atterrato quando ancora c’era sufficiente luce per cogliere una prima conformazione del territorio e, se non sapessi che siamo nel Texas Orientale, avrei pensato ad altri luoghi del Sud: Alabama, South Carolina, Louisiana. In effetti, il confine che separa il Texas da quest’ultimo Stato dista un centinaio di chilometri da Nacogdoches, la cittadina in cui Joe vive insieme alla sua famiglia da molti anni.

Che cosa ci fa un cactus nel Texas orientale? Niente, infatti questa fotografia è stata scattata altrove

«Non hai idea di quante volte io sia stato costretto a ribadire che qui di cowboy e bisonti non ce ne sono. Non è che debba metterlo in chiaro solo con i miei editori italiani. Sembra che a New York certe persone le scelgano con il lanternino e che non ne vogliano sapere del fatto che il mio Texas non aderisce alla rappresentazione classica della prateria riarsa, se non di un vero e proprio deserto. Quando sto per pubblicare un libro nuovo, qualcuno mi manda le bozze della copertina che, inevitabilmente, io mi trovo costretto a cassare. “Non ci sono cactus e deserti nel mio Texas! Dunque, per favore, toglieteli dalla copertina. Non voglio sembrare maleducato, ma mi pare di avervi messo in chiaro la cosa a sufficienza per avere la sensazione che non rispettiate le mie parole: il mio Texas non è quello che voi pensate sia”. Dopo tre libri con copertine assurde, mi auguro che il prossimo che pubblicano abbia una copertina adeguata. In fondo, spero che i miei libri li abbiano letti e si siano resi conto che non ci sono cactus o che so. Gli ho persino mandato una foto della vista dalla mia veranda, anche perché hanno fatto uscire un mio libro con una copertina in cui appariva un tizio sul ciglio di una strada, accanto a uno di quegli enormi cactus che si trovano esclusivamente in Arizona. Robe da chiedersi: che ci fa quest’uomo accanto a un saguaro? Si è fermato a pisciare mentre era in viaggio verso il Texas Orientale? Quella gente mi fa davvero impazzire. D’accordo, abbiamo qualche mucca al pascolo anche qui, ma nulla di paragonabile al Texas centrale. Direi, piuttosto, che il nostro territorio può ricordare un po’ quello dell’Irlanda centrale. Uno penserebbe che fare una piccola ricerca su Google non sia quella grande impresa titanica e che non ci voglia un genio per farsela venire in mente… Il Texas Orientale è qualcosa di particolare. È come se fosse uno Stato indipendente in seno a uno Stato, il Texas, a suo modo dotato di uno statuto speciale. E noi andiamo fieri di ciò che siamo e ci definiamo in base alle nostre caratteristiche geografiche ma pure a quelle culturali, più legate al Sud degli Stati Uniti».

Seba Pezzani

Joe R. Lansdale. In fondo è una palude

Giulio Perrone editore 2018
248 pagine, 15 euro
In libreria dal 29 novembre
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