Appendice

Ma perché i francesi fanno più figli degli altri?

14.11.2018

La famiglia dei reali francesi in un dipinto del 1782

Nella classifica delle culle, sono al primo posto in un'Europa che ha sempre di più i capelli bianchi. Convinti che la demografia sia una chiave fondamentale per l'affermazione del proprio Paese, sostengono natalità e famiglie con un adeguato programma di aiuti economici. Politici italiani, prendete nota

C’è una grave mancanza nelle nostre politiche pubbliche: il sostegno alla natalità e alla famiglia, vissute come un fatto privato, del quale il potere pubblico non deve interessarsi. Ma il problema esiste, e ritorna ciclicamente una volta all’anno, quando l’Istat pubblica le cifre, desolanti, della nostra demografia: nel 2017 gli italiani erano 60,47 milioni, circa 100.000 in meno rispetto al 2016, le nascite diminuite del 2%, un calo ormai strutturale visto che la statistica si ripete dal 2008. Secondo le proiezioni che l’Istat ha pubblicato nel 2017: «La popolazione residente attesa per l’Italia è stimata pari, secondo lo scenario mediano, a 58,6 milioni nel 2045 e a 53,7 milioni nel 2065. La perdita rispetto al 2016 (60,7 milioni) sarebbe di 2,1 milioni di residenti nel 2045 e di 7 milioni nel 2065. Tenendo conto della variabilità associata agli eventi demografici, la stima della popolazione al 2065 oscilla da un minimo di 46,1 milioni a un massimo di 61,5. La probabilità di un aumento della popolazione al 2065 è pari al 7%». In ogni caso, continua il nostro Istituto di statistica, l’unica possibilità per l’Italia di mantenere quantomeno costante la sua popolazione è attrarre immigrati, visto che «le future nascite non saranno sufficienti a compensare i futuri decessi. Nello scenario mediano, dopo pochi anni di previsione il saldo naturale raggiunge quota -200mila, per poi passare la soglia -300mila e -400mila unità in meno nel medio e lungo termine». Particolarmente interessante è che il nostro governo, in un contesto simile e in una legge di bilancio dove decide di spendere più soldi di quanti ne abbiamo prendendoli in prestito, non prevede nulla per invertire questa tendenza e anzi decide da un lato di abbassare l’età pensionabile, dall’altro di non immaginare come, una volta governato il fenomeno dell’immigrazione, possiamo trarre vantaggio dalle centinaia di migliaia di persone che arrivano ogni anno in Italia. Capisco che l’orizzonte temporale di queste due operazioni sia superiore ai dieci anni, ma spingere la politica a guardare più in là del proprio naso rientra tra le nostre funzioni. Anche perché, come avrete capito, esistono dei modelli da seguire, e non a caso uno di questi è la Francia.

«La sola e unica fonte di questa ricchezza sono le famiglie, prima di tutto le famiglie e sempre le famiglie. E’ alle famiglie, che compongono la prima cellula del nostro immenso corpo sociale, che la Francia deve la sua ricchezza e il suo dinamismo da secoli. La Francia è forte perché è forte in primo luogo della sua demografia. La demografia francese stupisce l’Europa che invecchia[…]. Un paese dove si fanno figli è un paese che ha l’avvenire davanti a sé, perché compie il più bello degli investimenti: l’investimento nella vita. Questo investimento ha un senso che ci sorpassa, perché va al di là dei limiti della nostra stessa esistenza. Avere dei figli, crescerli e vederli partire, è il senso della vita». Questo discorso, pronunciato dal presidente Nicolas Sarkozy il 7 febbraio 2012, riassume bene l’importanza della demografia per la classe politica francese e per la sua opinione pubblica. La retorica della “Francia forte della sua demografia” è un patrimonio comune alla destra e alla sinistra, come dimostra la lettera di un altro presidente, François Mitterrand, inviata ai principali quotidiani del Paese poco prima delle elezioni presidenziali del 1988, quando il politico socialista fu rieletto per altri sette anni: «La Francia sarà forte grazie alle sue famiglie e prospererà grazie ai suoi figli. Le generazioni numerose sono le generazioni creatrici. Per questo ho incoraggiato, durante questo settennato, quelli che, al governo o altrove, hanno capito che amare la famiglia non è retrogrado, ma che al contrario vuol dire guardare davanti a sé».

Giovani studentesse in una via della capitale francesi

Secondo i ricercatori Anne Salles, Marie-Thérèse Letablier, che hanno a lungo studiato le dinamiche demografiche della Francia, l’approccio è culturale e collettivo: «Il bambino non è soltanto un affare privato, è anche un ‘bene pubblico’ che la collettività protegge e del quale si porta garante, specialmente per quanto riguarda l’eguaglianza delle possibilità e del suo benessere». L’attenzione, come potete immaginare, è il risultato di una serie di conquiste e traumi storici. La Francia è storicamente uno dei Paesi più popolati d’Europa: durante il Settecento, occupa il gradino più alto del podio, dai primi anni dell’Ottocento fino al 1865 il secondo (dietro la Russia). Parte del successo militare di Napoleone Bonaparte e della capacità francese di tenere sotto scacco gli eserciti di mezza Europa viene anche dalla sua esuberanza demografica. Nel 1865 si assiste, però, al primo dramma: il Paese viene superato demograficamente dalla Germania, che pochi anni dopo completerà la sua unificazione e confermerà la sua egemonia sul continente. Fatto importante, l’unificazione tedesca avverrà a spese della Francia e del suo imperatore Napoleone III: sconfitto a Sedan dopo soli due mesi di guerra, Bonaparte dovrà subire l’umiliazione della cattura da parte dei tedeschi sul campo di battaglia e la proclamazione (nella Galleria degli specchi della reggia di Versailles, il 18 gennaio 1871) dell’impero tedesco nella Francia occupata.

La popolazione francese crebbe poi molto più lentamente rispetto al boom delle altre nazioni europee, un fatto che all’epoca inquietò molto la sua classe dirigente. Uno dei motivi della caduta rapidissima di fronte all’invasione della Germania nazista nel 1940 fu proprio il fattore demografico: la Francia si ritrovò ad affrontare il secondo conflitto mondiale dopo decenni di declino demografico e ancora traumatizzata dalla strage della Prima guerra mondiale, dove morirono 1.350.000 francesi: praticamente una generazione spazzata via. Per tutto questo, l’ossessione della politica francese del Dopoguerra fu cercare di aumentare la popolazione ed evitare di dovere affrontare nuovi conflitti senza poter reggere la forza d’urto delle altre nazioni. A partire dal 1945, dunque, la Francia ha deciso di investire moltissimo per colmare il ritardo demografico, cosciente che i risultati sarebbero prima o poi arrivati. In questo, l’introduzione del quoziente familiare come modo principale di calcolare la tassazione (un metodo che naturalmente favorisce le famiglie numerose) è stato fondamentale per aprire la strada a tutte le politiche di sostegno alla natalità volute dal generale de Gaulle e da tutti i suoi successori.

La Tour Eiffel come sfondo per l'album fotografico delle nozze

Oggi, per una giovane coppia, fare figli non è un’impresa complicata come può esserlo in Italia. In Francia (dove, secondo i dati dell’istituto di statistica, la popolazione aumenterà fino a 70 milioni nel 2050, con un saldo migratorio stabile di 100.000 persone all’anno) chi fa figli ha diritto a un aiuto mensile che parte da 131,16 euro a salire (299,20 per chi ha tre figli, e poi 168,04 per ogni figlio in più), ai quali si aggiungono 65,58 per i figli che hanno più di 14 anni. Avete diritto alle allocations familiales fino a che vostro figlio non compie 20 anni. Naturalmente questi aiuti sono proporzionali al reddito, ma va notato che il plafond per poterne beneficiare è piuttosto alto, a dimostrazione di quanto la politica di sostegno alla natalità sia generale e non rivolta soltanto alle famiglie economicamente più deboli: con 2 figli, avete diritto all’integralità della cifra fino a 67.542 euro all’anno di reddito familiare, diviso per due se superate questa cifra fino a 90.026 euro; diviso per quattro se superate i 90.026 euro; con 3 figli, le regole sono le stesse, ma i plafond applicabili sono 73.170 euro e 95.654 euro.

Il punto debole del dispositivo è il relativo aiuto alle donne che sospendono il contratto di lavoro per maternità (si ha diritto alla maternità per un anno, rinnovabile una sola volta, durante la quale il contratto di lavoro è sospeso e lo stato indennizza fino a 396 euro al mese), e la quasi mancanza del congedo di paternità (massimo 11 giorni). Tutte queste cifre sono cumulabili al dispositivo Paje (Prestation d’accueil du jeune enfant), che invece è destinato ai redditi più bassi. Lo Stato garantisce 961,48 euro come “premio” per la nascita del bambino, e 176,56 euro al mese per i primi 3 anni di vita se il reddito complessivo della famiglia non supera i 34.673 euro. Per chiarire, non c’è bisogno che siate sposati per avere diritto all’aiuto, che viene ricevuto da chi abita con il bambino.

Nonostante questa attenzione, i francesi sono molto preoccupati dal calo delle nascite osservato negli ultimi tre anni: la fecondità delle donne francesi, che era di 2 bambini nel 2014, è oggi di 1,88 e nel 2017 ci sono state 17mila nascite in meno rispetto al 2016 (767mila contro 784mila). La popolazione è comunque in crescita, oggi conta 67,6 milioni di abitanti, in crescita di 233mila persone, lo 0,3 per cento. Altro dato molto interessante: la Francia è il Paese in Europa con il più alto numero di figli nati al di fuori del matrimonio (circa il 60 per cento) ma è anche la nazione dove si fanno più figli, a dimostrazione di come è possibile avere una crescita demografica anche nei Paesi fortemente secolarizzati. Questo dato racconta anche molto di come sia cambiata la società francese: dal 1901 al 1978, meno del 10 per cento delle nascite avvenivano fuori dal matrimonio, così come soltanto il 39 per cento dei bambini in questa condizione venivano riconosciuti nel 1975 (oggi siamo all’84 per cento).

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