Il Cupolone nella savana, a due passi dall’equatore: visitare la chiesa di Yamoussoukro, in Costa d'Avorio, è davvero un’esperienza surreale

Arrivare nella capitale politica della Costa d’Avorio è un’esperienza surreale. Non stiamo parlando di Abidjan, che è solo il bastione economico e commerciale del Paese che è il maggior produttore di cacao del mondo, ma di Yamoussoukro, luogo nel quale il defunto padre della patria, Félix Houphouët-Boigny, ha fatto costruire la copia, scala uno a uno, della basilica di San Pietro: si chiama Notre Dame de la Paix ed è costata 400 milioni di dollari, pari alla metà del disavanzo di bilancio del Paese. All’interno, fanno bella mostra di sé le navate con il pavimento in marmo italiano e le 36 immense finestre decorate da artigiani francesi con vetro piombato. Fuori, all’ombra del cupolone, colonnato e piazza sembrano il set, abbandonato, di un film tra le mura vaticane.

Notre Dame è un monumento al potere – non l’unico in Africa. Riflette la personalità di Félix Houphouët-Boigny, che ha governato la Costa d’Avorio dall’indipendenza del 1960 fino al 1991, anno in cui è morto. Nel 1983 decise che il suo villaggio natale, Yamoussoukro, sarebbe diventato la capitale politica del Paese: circondò il gruppo di capanne della sua famiglia con una fortezza simile ai castelli medioevali, con tanto di ponte levatoio e fossato che riempì di coccodrilli, suo animale feticcio. Poi costruì il parlamento, la più grande moschea del Paese, una serie di istituti scolastici di eccellenza, un immenso (quanto obsoleto) centro stampa con telescriventi, telefoni, fax, fotocopiatrici; infine, Notre Dame de la Paix.

Affinché non ci fossero dubbi su chi aveva voluto l’opera, Boigny si fece raffigurare in una vetrata con Gesù che porta la croce sul Calvario: unico nero in una folla di bianchi. Oggi Notre Dame è un problema economico: la manutenzione richiede enormi risorse, sebbene sia stata affidata al Vaticano e sia gestita da un gruppo di sacerdoti polacchi.

Anche Yamoussoukro, alla fine, è rimasto un villaggio, che si raggiunge da Abidjan attraversando 200 chilometri d’immense piantagioni di cacao. Improvvisamente, la strada si allarga al punto da sembrare la pista di decollo di un aeroporto: è il vialone che annuncia la capitale politica del Paese, dove il cupolone spicca su casupole, capanne e mercatini. La grande croce dorata domina la savana che, lasciata libera di crescere, riprenderebbe presto possesso di tutto.

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