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La potenza indiana nelle mani dei sognatori

IL 107 20.12.2018

Open space a Bangalore, la metropoli simbolo della ascesa tecno-economica del colosso indiano

Più della metà della popolazione (1,3 miliardi di persone) ha meno di 25 anni: il futuro del Paese (e del mondo) passa dalle loro effettive opportunità di affermazione sociale

Per molti versi, il 2018 è stato l’anno dell’India. Già a gennaio, la Banca Mondiale proclamava il sorpasso sulla Cina, come maggiore economia al mondo. McKinsey ne ha lodato la dinamica ed emergente classe media; IBM già da tempo parla, senza mezzi termini, di “Secolo indiano”.

Se le aspirazioni di centinaia di milioni di abitanti del sub-continente sono alimentate da sogni di grandezza, le possibili disillusioni hanno implicazioni esplosive, spiega la giornalista Snigdha Poonam nel suo Dreamers: How Young Indians Are Changing Their World. «Oltre la metà della popolazione (1,3 miliardi di persone, ndr) ha meno di 25 anni. La nazione si trova oggi in una fase di trasformazioni chiave in svariati settori: politico, economico e culturale. Per questo, sono convinta che decodificare la generazione che si affaccia alla vita adulta (alcune previsioni parlano di 600 milioni di persone) sia cruciale per comprendere questa potenza contemporanea», racconta a IL.

Mentre altrove le economie arrancano, qui, ogni mese e fino al 2030, un milione di giovani farà il suo ingresso nel mercato del lavoro. La speranza è che la massiccia immissione di nuova forza giovane determini una spinta positiva sul tasso di produttività. Ma c’è anche il rischio di un disastro sociale. Secondo Poonam, i dreamers indiani sono una generazione in potenza, con speranze plasmate a immagine delle enormi aspettative che il mondo ripone sul subcontinente. Vogliono le libertà promesse dalla Costituzione, chiedono l’effettiva eliminazione delle gerarchie tradizionali, la riduzione delle disuguaglianze, la piena occupazione e una protezione sociale. Che cosa succederebbe se l’esclusione di una fetta della popolazione dai servizi essenziali e dalle opportunità nascenti sfociasse in quello che Poonam chiama “settarismo”?

Non esiste un’altra nazione al mondo in cui così tanti giovani si ritrovino tra le mani il compito di plasmare il futuro di una superpotenza. Ma si tratta di una fetta di popolazione giovanissima e i problemi non sono pochi: «Un pessimo sistema educativo, un accesso ai servizi iniquo e una difficoltà ad accedere alle infrastrutture necessarie per creare un’impresa. Queste sono le principali sfide per i giovani sognatori», ci dice Poonam. Non tutti possono diventare ingegneri di software e i porti sicuri di un tempo non esistono più: da una parte, il settore manifatturiero non può assorbire tutti; dall’altra, anche nel pubblico, negli ultimi vent’anni, i posti hanno iniziato a scarseggiare. Poche posizioni disponibili ed educazione carente si uniscono a centri urbani che non sono in grado di assicurare ai giovani inoccupati una condizione di vita accettabile. «Alcuni giovani usano internet per cambiare la loro situazione, imparano nuove skills da YouTube o cercano posizioni di lavoro via Facebook, ma non sempre funziona».

Una situazione che ha favorito i truffatori, i finti call center, il business delle aziende di collocamento fittizie che usano i dreamers indiani come nuova fonte di guadagno. Ma ha anche facilitato l’ascesa di gruppi nazionalisti violenti, che fanno leva sui giovani privi di identità, oltre che di un lavoro, per allargare le loro fila. Dal punto di vista politico, le elezioni generali alle porte rappresentano una grossa incognita: «Mi piacerebbe sapere per chi voteranno i Millennials l’anno prossimo.

Quel che è certo è che la loro fede nelle promesse elettorali del primo ministro Modi, che sosteneva avrebbe ribaltato le loro sorti, si è erosa». Corruzione, frustrazione e speranze svanite sono una miccia in grado di mettere a rischio il sogno del secolo indiano: per evitarlo, mette in guardia Poonam, governo, élite e classe media devono scegliere al più presto tra crescita economica e giustizia sociale.

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