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Bruno Munari e le sue macchine inutili

IL 107 13.12.2018

Bruno Munari, Macchina inutile “per Bill” 1951-1993. In cartoncino serigrafato, legno e corda

Non sono efficienti, né veloci, e non creano nulla. Gli oggetti del designer milanese producono solamente tempo: quello necessario per apprezzare ciò che sta davanti a noi

«Un apparecchio a sospensione che lavora sul concetto di equilibrio». In equilibrio tra cavi e bacchette di legno, forme appese ruotano proiettando ombre. Le Macchine inutili di Bruno Munari hanno affascinato Gionata Gatto, che le considera ben più che un gioco stilistico d’arte cinetica: «Il colore, la forma e la dimensione di questi oggetti appesi determina la proiezione di ombre. È un’opera fatta per interagire con elementi naturali che la colpiscono, come l’aria e la luce. A seconda della loro intensità, determinano effetti diversi».

Ricerca su processi, materiali e tecnologie sono componenti fondanti anche del lavoro di Gatto. A partire dalla fase di ricerca, deriva artefatti e installazioni che funzionano da “ponte” per immaginare futuri scenari alternativi. Ecco, allora, che si intravede il legame con Munari e con una “macchina inutile” che, secondo il designer, è quasi il progetto di un ossimoro. «Le macchine, per definizione, sono progettate per essere efficienti, veloci e capaci di produrre. L’esatto contrario di ciò che fanno le macchine di Munari. E quindi, che cosa producono? Secondo me, la cosa più preziosa che un uomo può concedersi: il tempo per gustare qualcosa».

L’attenzione di Munari è più centrata sul processo che sull’oggetto, in quanto risultato. Come ci ricorda Gatto: «Quello che mi lega al suo lavoro è proprio quest’attenzione all’oggetto come tramite. Il design oggi ha senso se diventa uno strumento per interpretare la realtà e per ri-immaginarla in modi diversi. Quest’opera ci parla di tempo, spazio e luce, e quindi di “oggetti” che si trasformano: tre aspetti importanti nel mio lavoro. Io ho utilizzato spesso la luce per svelare contenuti nascosti. Penso, per esempio, ai progetti Tecnofossili o a Perspectives. Oppure per produrre oggetti che cambiano nel tempo, come le lampade Trap Light e Trace».

Nato a Scorzè (Venezia) nel 1982, GIONATA GATTO ha conseguito la laurea triennale in Design Industriale all’Università IUAV di Venezia e ha proseguito gli studi ottenendo un’altra laurea specialistica alla Design Academy di Eindhoven, in Olanda, dove ha aperto anche il suo studio. I suoi progetti sono stati esposti alla Triennale di Milano, alla galleria Rossana Orlandi – sempre a Milano – e da Sotheby’s a Londra.

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