Appendice

Ti ricordi quando c’era l’Urss?

20.12.2018

Il Festival della gioventù per le strade di Mosca, 1957

I prodotti di consumo, i sogni, le mitologie che hanno contribuito a forgiare l'immaginario dell'uomo sovietico. L'ultimo saggio di Gian Piero Piretto è una cavalcata lunga 70 anni nella storia culturale del colosso comunista, un'enciclopedia di codici e comportamenti utile a capire anche il presente

Tutto è cominciato dal “tè con l’elefante”, la bevanda indiana (in realtà la miscela era composta prevalentemente da più autarchiche foglie georgiane) che ogni sovietico associava fin dall’infanzia a un meritato momento di pausa. Lo si teneva in dispensa per le occasioni buone, lo si mescolava con tè più scadenti per nobilitarli, gli si dava la caccia per negozi e spacci aziendali. Ricomparve dall’oblio verso la fine degli anni Novanta, quando i negozi ormai traboccavano di Lipton e Twinings, e anche di Kousmichoff per i più raffinati, un parente povero venuto da un passato che sembrava ormai dimenticato, un’operazione di marketing che sembrava quasi ridicola. Oggi si produce e si vende ovunque, con lo slogan pubblicitario «Proprio quel tè», con il valore nostalgico che rende irrilevante quello organolettico, simbolo di un’epoca che si ostina a non finire, e di un popolo che insiste a voler vivere in un Paese scomparso.

Il tè con l’elefante (dal parallelepipedo giallo con il disegnino dell’animale), il ketchup «che si trova nella cucina di qualunque massaia americana», importato nelle dispense del socialismo direttamente dagli Usa grazie al ministro staliniano Mikoian, le commedie musicali scopiazzate da Hollywood, il jazz sovietico suonato nei locali fino alle 5 del mattino, i giocattoli per bambini, i cantautori underground, i lampadari della metropolitana, le vignette satiriche, le filastrocche per bambini, le odi a Stalin e le barzellette: l’Atlantide sovietica riemerge, quasi palpabile nei suoi colori, odori e suoni, nel volume di Gian Piero Piretto Quando c’era l’Urss. 70 anni di storia culturale sovietica, pubblicato da Raffaello Cortina Editore in una splendida edizione, con numerose illustrazioni a colori. È la summa della quarantennale esperienza di uno dei più sottili studiosi di cultura russa, non solo in Italia; un viaggio lungo settant’anni nei risvolti celebri e più inediti dell’impero rosso.

La ministra della Cultura Ekaterina Furceva con Sophia Loren, 1965

Moda sovietica anni Venti

Modelle di Dior a Mosca

Moda sovietica anni Venti

L’etichetta con l’elefante è un esempio tipico del metodo investigativo del professore, che ha cercato di introdurre nell’accademia italiana l’approccio dei cultural studies. La sua ricerca mischia alto e basso, sacro e profano, andando ben oltre la classica avanguardia degli anni Venti – unico pezzo di cultura sovietica “salvato” senza riserve da tutte le scuole politiche e artistiche – e il monumentalismo della propaganda comunista, rimpianto dai nostalgici. Nel suo libro non ci sono solo i grandi, né soltanto quelli che stavano da un lato della barricata: dissidenti e cantori del regime, geni inarrivabili e dimenticati artigiani della cultura di massa, capolavori e oggettistica dozzinale, pubblico e privato, osannato e nascosto, tutto trova il suo posto nel grande mosaico storico. D’altra parte, l’Urss era l’opera d’arte totale, dove i cittadini non solo erano fruitori, ma anche protagonisti del più grande spettacolo di regime, e prendere la sontuosa metropolitana – per andare magari dalla fabbrica al convitto dove si divideva la camerata con altri dieci colleghi – non era solo un passaggio nel trasporto pubblico, ma l’adesione a un progetto, a un mito, a un pezzo di utopia già realizzato. E quindi tutto, dalle etichette dei fiammiferi alle insegne dei negozi, dai tagli di capelli ai distributori di acqua gassata (con un unico bicchiere di vetro per tutti, appena sciacquato in una fontanella spesso mal funzionante), doveva dettare un certo stile, mandare un messaggio, forgiare l’uomo nuovo.

Caffè sulla terrazza dell'albergo Moskva, 1935

Uno stile che cambiava insieme al regime, e si passa dai manifesti di stampo futurista della rivoluzione alle immagini realistiche e sdolcinate, molto “borghesi”, del conservatorismo staliniano, per poi riprendere il volo modernista con il disgelo di Krusciov. Quasi come un detective con la lente in mano, Piretto analizza anche i più minuti dettagli nascosti sullo sfondo dell’iconografia, segue le paradossali parabole della propaganda – per esempio, dalla lotta all’eterno problema della vodka all’incoraggiamento di un edonismo gastronomico, anche alcolico, e ritorno – e contestualizza luoghi e personaggi. La ricchezza di fonti è incredibile, dall’archivio segreto dei disegni erotici di Serghey Eisenstein alle imperdibili vignette del giornale satirico ufficiale Krokodil, dai giornali di moda agli editoriali della Pravda, dai diari segreti degli intellettuali ai film imparati a memoria da generazioni di spettatori.

Non è un libro né per nostalgici dell’Unione Sovietica, né per chi la considera un impero del male, anche se entrambe le categorie troveranno qualcosa da attingere a proprio uso e consumo, ma Piretto mantiene un equilibrio impossibile tra nostalgia e denuncia, senza scivolare mai in nessuna delle due. Perché il mistero dell’Urss era anche questo, “euforia e terrore”, come si intitola il capitolo sugli anni Trenta, con la stessa gente che si entusiasmava alle parate e cantava in coro le canzonette delle commedie, perché «vivere è diventato più bello, vivere è diventato più allegro», diceva Stalin, e tremava la notte a sentire sulle scale i passi della polizia segreta che veniva a far sparire i vicini, i parenti, gli amici nel nulla del Gulag. Un mistero ancora irrisolto anche per gli stessi russi, che pur essendo stati le prime vittime di un esperimento politico e culturale senza precedenti, tornano a bere il “tè con l’elefante” e a sognare l’impero che fu. Quando c’era l’Urss vorrebbe essere un libro di storia (non solo culturale), ma resta per ora una guida, divertente, profonda e originale, a un paesaggio tutt’altro che scomparso, un’enciclopedia di codici culturali che ancora oggi dettano spesso le mosse del Cremlino, e i sogni dei suoi sudditi.

Gian Piero Piretto

Quando c’era l’Urss. 70 anni di storia culturale sovietica

Raffaello Cortina Editore, 2018
632 pagine, 39 euro
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