Dossier / 1993

1993: L’inizio della storia

IL 49 08.03.2013

13 settembre 1993: La storica stretta di mano alla Casa Bianca fra il premier israeliano Yitzhak Rabin e il presidente dell'Olp Yasser Arafat, alla presenza del presidente americano Bill Clinton.

fotografia di Cynthia Johnson

L'anno prima Fukuyama aveva annunciato la fine della storia. Si sbagliava

Il prologo è del 1992. Francis Fukuyama aveva scritto La fine della storia, un libro che ha ispirato la stagione dell’interventismo democratico dell’Occidente, dalla Bosnia al Kosovo, fino all’Afghanistan e all’Iraq. La tesi nasceva dalla caduta del Muro di Berlino e dall’archiviazione dell’impero comunista nella spazzatura della storia: finalmente la vittoria della democrazia liberale poteva essere dichiarata, sosteneva Fukuyama. Nessuno avrebbe potuto fermare il progresso. Era fatta. La storia era finita.

Questa idea ottimista della storia è stata il collante ideologico che negli anni a venire, dal 1993 in poi, ha convinto i giovani leader occidentali, soprattutto di sinistra, dell’ineluttabilità di un futuro democratico per tutti. Qualche mese dopo l’uscita del libro, in pieno 1993, un altro professore americano decisamente più scettico, Samuel P. Huntington, ha scritto un saggio in risposta allo studio di Fukuyama. Si intitolava Lo scontro delle civiltà. Dopo l’11 settembre 2001, è diventato uno dei libri più citati, spesso a sproposito. Huntington non era favorevole allo scontro di civiltà, né aveva posto le basi per l’interventismo di George W. Bush (semmai era contrario), piuttosto metteva in guardia la società spensierata del 1993 dai pericoli di cotanto ottimismo e prevedeva che lo scontro tra le civiltà sarebbe stato inevitabile. Quell’anno, c’è stato il primo attentato islamista alle Torri gemelle e tre anni dopo, nel 1996, Osama Bin Laden ha dichiarato guerra santa all’America.

Huntington aveva ragione, ma Fukuyama non aveva torto. Lo scontro delle civiltà era inevitabile, tanto più che era saltato il tappo sovietico, ma la generazione di intellettuali e di politici che aveva partecipato e assistito all’entusiasmante crollo di una visione criminale della società non poteva più accettare l’ineluttabilità del male, anche perché quando si è girata dall’altra parte, a Srebenica e in Ruanda, le conseguenze e il peso morale sono stati insopportabili. Nel 1993 si è iniziata ad accarezzare l’idea – probabilmente ingenua, ma eticamente doverosa – che si potesse davvero raddrizzare il legno storto dell’umanità.

In Italia, invece, nel 1993 c’è stato uno scontro di inciviltà: da una parte la corruzione politica e dall’altra la via giudiziaria al potere. Il 1993 è stato l’anno delle tangenti, dei suicidi, della carcerazione usata come strumento di confessione, dei partiti diventati bande da sgominare, dei processi sommari in piazza e sui giornali anziché nelle aule dei tribunali. Da quello scontro di opposte inciviltà di vent’anni fa purtroppo non siamo ancora usciti. Anche nel nostro piccolo la storia è iniziata in quel 1993.

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