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L’accordo che non c’è più

di Guido De Franceschi
fotografie di THOMAS EIGEL
IL 63 26.08.2014

Ecco, dagli archivi di IL, che cosa prevedeva la più importante area di libero scambio del mondo che avrebbe potuto dare grande slancio all'economia. Ma il trattato Europa-America sembra essere stato travolto da Brexit e populismo

Il Partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti (Ttip, acronimo di Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un accordo tra Stati Uniti e Unione europea che ha l’obiettivo di rendere ancora più effervescenti le relazioni economiche tra i due contraenti e di creare la più grande area di libero scambio del mondo. Il Ttip, ancora in fase di negoziazione, si propone di eliminare i pochi dazi residui e, soprattutto, una parte delle “barriere non tariffarie”, espressione con cui si indicano le limitazioni di accesso agli appalti pubblici oppure le disomogeneità tra Stati Uniti ed Europa sull’etichettatura delle merci, sulla regolamentazione tecnica e normativa relativa a prodotti e servizi e così via.

Oggi, ad esempio, un’automobile va omologata due volte secondo gli standard simili, ma non uguali, richiesti da Unione europea e Stati Uniti; se ci fosse invece una procedura unica si risparmierebbero soldi e tempo. Sul Ttip gravano accuse di eccessiva segretezza, benché sul sito dell’Unione europea ci sia una sorprendente abbondanza di documentazione. Certo, su alcuni aspetti della trattativa permane il riserbo, ma questa è una circostanza connaturata a una negoziazione internazionale in cui ogni partecipante, per difendere le sue istanze, preferisce non giocare a carte troppo scoperte. Eppure, per la sospetta assenza di diretta streaming, l’Internazionale complottarda ha già emesso la sua sentenza ex ante sul Ttip: condanna! L’accordo commerciale in via di definizione sarebbe infatti una losca manovra per togliere sovranità agli Stati e diritti ai cittadini e per far prevalere gli interessi delle multinazionali e della grande finanza.

Prima di esprimere valutazioni definitive sarebbe meglio però attendere l’esito delle negoziazioni (il sesto ciclo di riunioni si è svolto a Bruxelles tra il 14 e il 18 luglio scorsi). Il Ttip insisterebbe su uno spazio geoeconomico che è ancora il più importante del mondo, nonostante l’arrembante crescita di altri protagonisti. Infatti Stati Uniti e Unione europea detengono circa il 40 per cento del prodotto interno lordo mondiale, nonché il 24,7 per cento dell’export e il 30,2 per cento dell’import (gli ultimi due dati non includono i commerci intraeuropei). Inoltre, per fare tre esempi circoscritti: gli investimenti degli Stati Uniti nella sola Olanda sono il quadruplo degli investimenti complessivi americani in Brasile, India, Cina e Russia; dal 2000 a oggi la Corporate America ha investito più in Italia che in India; l’export della Florida verso l’Europa nel 2013 è stato otto volte maggiore dell’export verso la Cina, quello dello Stato di New York cinque volte maggiore e quello della California il doppio. Il Ttip interverrebbe quindi, rafforzandolo, su un mercato che siede ancora a capotavola nel contesto mondiale e che ha un peso economico complessivo superiore a quello dell’area che verrebbe liberalizzata con la Transpacific Partnership (un altro accordo in via di negoziazione per lubrificare gli scambi tra Washington e undici Paesi americani, asiatici e dell’Oceania affacciati sul Pacifico, tra i quali non c’è la Cina).

Il Partenariato transatlantico potrebbe quindi portare vantaggi economici assai rilevanti ai suoi contraenti. Dallo studio commisionato dall’Ue al Center for Economic Policy Research (Cepr) di Londra si evince che in uno “scenario ottimistico” – che prevede l’eliminazione di tutti i dazi, di un quarto delle barriere non tariffarie su beni e servizi e della metà delle barriere negli appalti pubblici – il Ttip potrebbe portare, nel 2027, a un incremento annuo dello 0,39 per cento del Pil per gli Stati Uniti, cioè 95 miliardi di euro, e dello 0,48 per cento per l’Ue, cioè 119 miliardi di euro, pari a una media di 545 euro per famiglia. Uno studio di Prometeia prevede, in uno scenario analogo a quello prospettato dal Cepr e dopo tre anni dall’applicazione dell’accordo, un impatto sul Pil italiano pari al +0,49 per cento, cioè 5,6 miliardi, e la creazione di trentamila posti di lavoro in più. La trattativa sul Ttip, a cui l’Unione europea partecipa con una squadra di negoziatori capeggiata dallo spagnolo Ignacio García Bercero, non è comunque facile. Infatti, al di là della mitopoiesi catastrofista dei nemici a priori del Ttip, ci sono altri osservatori più prudenti che evidenziano dei punti di criticità.

Alcuni dei loro timori, in realtà, sembrano essere già stati tacitati. Uno era di più piccolo cabotaggio: saremo invasi dalle americanate (il vocabolo vintage ben si adatta al tipo di quesito)? No; il mercato degli audiovisivi è escluso dagli accordi, su istanza, soprattutto, della Francia. L’altro timore era più serio: ci sarà una finanza senza regole? No; gli americani si rifiutano di inserire nel trattato i servizi finanziari, per non diluire la loro legge del 2010, nota come Dodd-Frank Act, miscidandola con le regolamentazioni europee che il governo di Washington ritiene più lassiste. Altri punti controversi rimangono invece ancora tali. Saranno esposti alla libera concorrenza la sanità e la scuola con derive fuori controllo a discapito del welfare? In un mercato più liberalizzato le piccole aziende saranno tritate dai grandi gruppi? Sarà ridotta la salvaguardia della salute dei cittadini (il riferimento è al capitolo Ogm, pollo al cloro e dintorni)? I meccanismi di risoluzione delle controversie tra investitori privati e Stati finiranno per far prevalere il profitto sulla salute (gli esempi classici sono due: un’azienda del tabacco che vuole difendere i propri investimenti contro uno Stato che legiferi contro il fumo; un’azienda che ricorre contro uno Stato che abolisce l’energia nucleare in cui essa ha investito)? I sostenitori del trattato assicurano che queste sono paure infondate e, del resto, la negoziazione è ancora in corso.

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