Yolo / Musica

“Tutti Frutti”, Little Richard (1955)

IL 69 20.03.2015

Anna Bleker

Tra gli allievi del suo corso di scrittura creativa alla Syracuse University, Delmore Schwartz – il poeta che Saul Bellow immortalerà ne Il dono di Humboldt – ebbe per un paio di anni Lou Reed. A lui spiegò che il rock ‘n’ roll gli piaceva, ma non sopportava i testi delle canzoni; e fu per questo che Lou decise di dedicargli European Son, il brano strumentale che chiude il primo album dei Velvet Underground.
Se fosse stato ancora vivo nel 2012, Schwartz si sarebbe detto d’accordo con la rivista Rolling Stone che elesse a migliore verso della storia del rock il «A-wop-bom-a-loo-mop-a-lomp-bom-bom!» gridato da Little Richard all’inizio di Tutti Frutti. Anche il resto non è male: «Esco con una tipa, si chiama Daisy / e mi fa impazzire. / Sa come amarmi, non so se mi spiego: / amico, non sai cosa mi combina…». Versi dritti al bersaglio. Nel 1955 erano considerati pura pornografia. Ma c’era qualcosa di più, come si evince dalla protesta razzista del Consiglio dei cittadini bianchi dell’Alabama, secondo cui il rock ‘n’ roll scatenato di Little Richard era «parte di un complotto comunista per danneggiare i valori morali della gioventù americana», oltre a essere colpevole di «avvicinare le persone di razze diverse le une alle altre».
Per la puritanissima America degli Anni 50, quel selvaggio rocker era uno scandalo. E non era tutto. Richard Wayne Penniman aveva quattordici anni quando fu cacciato di casa per la sua omosessualità: invece di vergognarsene (come l’epoca tristemente imponeva) il ragazzino prese a ostentarla in modo sempre più clamoroso, facendosi crescere due baffetti sopralabbro e impiastricciandosi il volto con chili di make-up. All’indomani del successo di Tutti Frutti si elesse addirittura «Queen of rock ‘n’ roll», innestando per primo quella componente di ambiguità decisiva nell’evoluzione del genere: se non ci fosse stato lui, non sarebbero mai esistiti James Brown, Mick Jagger, Michael Jackson e Prince.
Per tre anni, i cacciatori di streghe dovettero sopportarlo; continuava a inanellare una hit dopo l’altra: Long Tall Sally, Lucille, Good Golly Miss Molly… Poi, nel 1958, la decisione di ritirarsi e diventare ministro di Dio. Tornerà ad esibirsi negli anni 60; nel suo gruppo, un giovane chitarrista che più tardi dichiarerà: «Volevo riuscire a fare con la mia chitarra quello che Little Richard faceva con la sua voce». Il suo nome era Jimi Hendrix.

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