Magazine / Fuori collana

Amori d’albergo su foglio Excel

di Paola Peduzzi
fotografie di JONATHAN A. MOLINA-GARCIA
IL 71 22.05.2015

C’è un registro, negli hotel, che è come il mattinale della polizia. Racconta tutto quello che è avvenuto nelle ventiquattro ore precedenti: di giorno e, soprattutto, di notte...

C’è un foglio, negli alberghi, che è come il mattinale della polizia e registra tutto quello che è avvenuto nelle ventiquattro ore precedenti, di giorno e soprattutto di notte, nei corridoi, nelle stanze, sulle scale, in ascensore e nelle comunicazioni con il centralino. Il mattinale è prassi in molti alberghi, più stelle ci sono più è indispensabile per garantire un servizio migliore, viene compilato dal “manager della notte”, l’evoluzione del portiere, che di solito è sempre la stessa persona, perché amare la notte è una predisposizione che non prevede troppi turni.

Le vite degli altri, che poi sono le nostre, sono raccontate in forma asettica, un file Excel, con l’orario, il numero della stanza, il nome dell’ospite, la compagnia, il giorno di arrivo, quello di partenza, il fatto avvenuto, come si è intervenuti ed eventuali follow-up. Urla di piacere troppo forti al terzo piano, s’è lamentato l’ospite della camera adiacente, lite vicino all’ascensore tra un ospite e una ragazza registrata alla reception che non ha passato l’intera notte in albergo. Cose così, storie d’amore e di sesso e di sospensione della quotidianità – il linguaggio è asciutto, dentro alla cella di un foglio di lavoro che circola soltanto tra i dirigenti dell’hotel non ci stanno troppi giri di parole – consumate in quelle parentesi dalla vita che sono le notti in cui paghi per dormire in un letto diverso da quello solito, le lenzuola rimboccate e un cioccolatino. E poi gli asciugamani per terra, le macchie di trucco, i vestiti in giro, i gemiti, i sex toys (valigie di sex toys), lo champagne, il telefono che c’è solo per cercare qualcuno e non per essere trovati, non può squillare perché al check-in si può barrare la casella privacy, ed è come se in quell’albergo non avessi mai messo piede (è una delle misure anti mogli più efficaci che ci sia).

Se non fosse che c’è il mattinale, che ha registrato tutto, e che ricorda malumori, pretese, perversioni.

 

Ci sono i grandi classici, la collega di lavoro che deve salire in camera a prendere i documenti e c’è l’obbligo di registrazione – è un registro che va diretto alla questura, hai voglia a buttare via ricevute e tabulati della carta di credito – e il cliente che chiede di fare un’eccezione, saremo rapidissimi, e anche generosi con chi manterrà il segreto. Non si può sgarrare, dice il concierge, è la legge, ma lui sorride, è pagato per stare al gioco, non lavorate troppo, aggiunge senza far trapelare malizia, tanto poi si saprà tutto, ora di entrata, ora di uscita, volendo si calcola anche il tempo medio dell’amplesso.

C’è il solito che esagera con il Viagra e poi deve chiamare la reception per farsi dare una mano, anche un’ambulanza magari, ma soprattutto c’è la grande gioia dell’orgia – se non ora in albergo, quando? – uomini e donne e ogni genere di giocattolo, perché tutto serve quando ci sono appettiti tanto vari da soddisfare – e quel che più interessa, al personale dell’albergo che lavorando lì ha smesso da tempo di giudicare, è il rumore. Finché fate sesso lì dentro, va bene, ma se poi uscite, correte, parlate, urlate, diventa un problema per tutti, e il mattinale non si limita a registrare «schiamazzi al sesto piano». C’è il numero dei presenti, chi ha una stanza, chi è in visita, e ci sono soprattutto i ritrovamenti delle donne delle pulizie, che a volte sono talmente spettacolari – migliaia di euro in sex toys lasciati nelle stanze come si dimentica un caricabatterie – che alcuni dei dipendenti vanno a vedere, per curiosità, per scoprire, qualora non si sappia niente o si finga di, com’è una festa del sesso la mattina dopo, quando gli abiti sono stati sistemati nel trolley e il nodo della cravatta è stretto bene.

 

Fruste e corde sono sempre più in voga (i danni delle cinquanta sfumature di grigio, parliamone), resistono i vibratori e le palline, waterproof possibilmente, e le bambole gonfiabili, un classico retrò che non muore mai – restano a volte abbandonate lì, ai piedi del letto, assieme a qualche resto di biancheria intima, dopo notti così a cosa servono le mutande, in effetti. I più meticolosi rimettono i sex toys nelle borse, per poi abbandonarle, non è materiale che il giorno dopo ti porteresti in una sala riunione. C’è chi chiede sempre la stessa stanza, e non ne accetta altre. Possiamo darle quella al piano superiore, identica, e la vista è migliore, ma il cliente dice no, voglio la mia, quella dell’altra volta e della volta prima. Chissà perché, si interrogavano sempre alla reception, cosa ci sarà mai in quella stanza, le donne delle pulizie non hanno trovato nulla, non c’è motivo per intestardirsi tanto.

Poi una volta sono arrivati gli operai per sistemare un problema al soffitto, manutenzione straordinaria, ed ecco che il segreto è stato svelato: nell’intercapedine c’erano bambole gonfiabili, anelli, quantità di vibratori di colori differenti (vanno di moda quelli trasparenti) e altri giocattoli, lasciati lì per le prossime volte, ricomprare tutto ogni volta è un po’ oneroso, e a casa meglio di no. Perché le mogli e i mariti, ma soprattutto le mogli, si sa, le provano tutte per poter incastrare i consorti (come se poi, una volta scoperto il tradimento, adottare la tolleranza zero fosse l’ipotesi più presa in considerazione: la verità, nell’amore e nel sesso, è da sempre sopravvalutata). L’arte di dissimulazione del personale dell’albergo è in questi casi decisiva, del resto è dai tempi di Pretty Woman che abbiamo imparato che se vuoi essere Cenerentola, il manager dell’albergo deve prenderti in simpatia e fare il tifo per te, altrimenti è facile che il principe finisca con una sorellastra. Chi prende le telefonate deve avere prontezza di riflessi, conoscere i clienti, i loro movimenti, le loro compagnie e non farsi fregare quando la moglie, soave, chiede: «Potremmo avere la stanza dell’altra volta?». Lì bisogna prendere tempo, aspetti in linea che controllo, perché è probabile che la signora non sia in effetti mai stata ospite, e che la chiamata sia uno stratagemma per farsi dire che il marito invece è sempre lì, con un’altra che passa per moglie. Il concierge, che non a caso vive di laute mance oltre ad avere una fedeltà al posto di lavoro tra le più alte del mondo dei dipendenti, deve sapere tutto, sorridere e poi tutelare.

Quando si costruisce una carriera così non si sgarra mai, si può finire come Monsieur Gustave H. di Grand Budapest Hotel, che diventa anche lui giocattolo sessuale e intrattiene le dame ospiti dell’albergo, senza mai tradirle – perché il gioco è questo, anche del mattinale, non devo ridere di te, devo proteggerti – al punto da non poter nemmeno dire di avere un alibi, significherebbe mettere nei guai la moglie di un altro, quella gentile signora che ama la luce spenta e i lacci, e finire condannato per omicidio.

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