Dopo la sbandata per Bob Marley, Snoop Dogg torna con un nuovo disco. Un inno al lato b femminile e al “guarda come sono cambiato”

Per provare a capire il nuovo disco di Snoop Dogg, Bush, bisogna tenere conto della crisi mistica che un paio d’anni fa lo ha portato ad abbracciare il rastafarianesimo e cambiare nome in Snoop Lion. Come ha detto lui stesso, andare in Giamaica e annunciarsi come la reincarnazione di Bob Marley, mentre girava un documentario sulla sua conversione e incideva un disco reggae (Reincarnated, appunto), faceva parte di un piano per liberarsi del brand Snoop Dogg. Dopo più di vent’anni passati a parlare della sua giovinezza da gangster, Snoop Lion gli serviva per comunicare al mondo il suo lato più positivo. Niente di più.
Bunny Wailer, l’unico superstite della formazione originale dei The Wailers, lo ha accolto bene, ma poi lo ha scomunicato, accusandolo di usare la cultura rasta per scopi personali e commerciali. D’altra parte, Bob Marley era ancora vivo quando Snoop ha preso in mano la sua prima pistola giocattolo, tecnicamente la storia della reincarnazione non stava in piedi comunque.
Ma se quella giamaicana non era una trasformazione profonda, non di meno è servita a far uscire Snoop dagli schemi che la sua carriera gli imponeva. Il rapper con la faccia buffa e la voce calda a contrasto con i testi violenti e misogini, ormai è un quarantenne con tre figli (di cui uno possibile futura star del football americano) che nelle giornate migliori fuma trenta sigari di “ganja” pura e si bulla di essersi fatto una canna alla Casa Bianca.

Snoop non è Bob Marley, né un imprenditore del calibro di Jay-Z o Dr. Dre, al tempo stesso però non vuole restare sulla scena come una voce da appiccicare a qualsiasi genere, come il rapper più fico degli anni Novanta che non ha più niente da dire. Presentando Bush, ha insistito sulla formula it feels good, e i primi singoli sono un omaggio al posteriore femminile (Peaches and Cream) e una canzone sui vantaggi di essere Snoop Dogg (So Many Pros). Suonano entrambi benissimo, perché uno dei vantaggi di essere Snoop Dogg è che può farsi produrre un disco intero da Pharrell Williams.
Pharrell e Snoop sono coetanei ed essere nati negli anni Settanta significa – secondo Snoop – avere un senso della melodia più sviluppato rispetto alle nuove generazioni. Non si tratta di rinnegare il passato gangsta, ma di risalire all’originaria ispirazione del funk, nelle sue versioni disco e psichedelica. In Bush, Snoop Dogg canta più di quanto rappi, è stata un’idea di Pharrell e lui gli ha dato retta, perché pensa che lo stia aiutando a essere la migliore versione di se stesso. Ci sarà riuscito?

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