Magazine / Fuori collana

Sesso chiacchierato, millantato, whatsappato

di Annalena Benini
fotografie di JONATHAN SCHOFIELD
IL 71 22.05.2015

Si può essere amanti perfetti, disinibiti, spudoratissimi e vivi, si può ricorrere anche ai filtri di Instagram per mandare cosce più levigate: ci sono infinite possibilità, nel mondo del desiderio “sempre connesso”

Una domenica di maggio, all’imbrunire, il mio migliore amico, l’amico più caro che ho al mondo, con cui ho dormito dentro un sacco a pelo in Francia, negli ostelli in Scozia, a casa sua a Berlino, con cui ho litigato cento volte nei decenni, l’uomo a cui ho scritto più lettere non d’amore in assoluto (ma alla fine forse anche d’amore), mi ha chiesto davanti a due bicchieri di vino con quanti uomini mi fosse capitato di dividere un sacco a pelo, o un letto o qualcos’altro, in un modo diverso dal nostro. Subito ho girato la domanda a lui: però anche tu mi dici quante, e poi facciamo le classifiche.

Abbiamo ordinato altri due bicchieri e ci siamo messi a contare, con le dita delle mani, le fronti corrugate per lo sforzo di ricordare estati semitragiche in cui mi alzavo prestissimo per vedere l’alba a Nizza e piangere e lui arrivava verso mezzogiorno in spiaggia portandomi il giornale macchiato di café au lait, e inverni in cui lui spariva per mesi, tornava con occhiaie profonde e si addormentava dappertutto russando: da quel conteggio ho scoperto molte cose del mio amico che comunque immaginavo (tranne il bagno dell’aereo) e ho perso in un modo schiacciante, però ho fornito nomi e cognomi, a parte uno impossibile da ricordare, e perfino circostanze, ricadute e figuracce.

Lui li conosceva quasi tutti e pretendeva comunque di aggiungerne altri che non sono mai esistiti (Dai vuoi negare quella volta a Procida? Ma sei pazzo, mi faceva schifo, avevo diciott’anni, lui un milione, forse anche la Porsche al porto di Napoli, sono scappata quando ha detto: «Sono uno che le donne le fa girare come trottole». E allora quello con tutti i piercing che non parlava nessuna lingua? Ah ok, però sto sempre a quarantacinque meno di te). Non avevamo mai parlato molto di sesso prima di allora, mi limitavo a dargli le chiavi di casa nei periodi difficili (e lui che adesso è diventato borghese ha una stanza stipata di valigie, uno sgabuzzino delle vite passate, e mi ha annunciato che quella stanza è mia, «per qualunque cosa sai»), ma da quella domenica abbiamo superato per sempre l’idea dell’indicibile. Ora non facciamo altro che parlare di sesso. Gli ho chiesto dettagli, e lui all’inizio mi ha detto: ma dai no, poi si è lanciato nella descrizione di un weekend pazzesco, anzi sospetto che di quella tipa insaziabile ed elastica abbia un po’ esagerato le ossessioni erotiche.

Mi gira spesso le foto di donne super nude, coi tatuaggi molto molto in basso, dice che basta scrivere, dopo le undici di sera: «Quasi non mi ricordo più come sei fatta e soffro», e si può mandare lo stesso messaggio a tutte e sei (anche se la quinta la si è vista la sera prima, anzi viene percepita come una specie di dichiarazione di struggimento), e nel giro di pochi secondi il telefono si riempie di foto erotiche, o comunque ammiccanti (pezzi di corpo, occhi languidi, cosce e sorrisi) che, ho spiegato io a lui incredulo, le ragazze previdenti conservano già pronte, per evitare di doversi spogliare nel bagno del ristorante, o al cinema che bisogna far alzare le persone per andare dietro la tenda dell’uscita di sicurezza ad autoscattarsi; oppure semplicemente loro stanno dormendo, facendo una lavatrice, giurando amore eterno a un altro uomo e hanno solo il tempo e la buona educazione di premere: inoltra. Lui ha detto allora, per vendicarsi o per aiutarmi, che se voglio tenere anch’io nell’archivio qualche foto per le emergenze devo togliermi dalla faccia quest’aria da madre apprensiva (un grande vantaggio del sesso chiacchierato, whatsappato e millantato è che non si deve raccontare proprio tutto).

 

«Ho trovato le foto amatoriali di una coppia nella sua intimità in un mercatino», racconta l’artista e art director: «Mi hanno colpito per la qualità poetica, i volti nascosti, così senza tempo e democratici. Ho cominciato a modificarne l’inquadratura per suggerire significati ulteriori». Il risultato è la serie Boy meets girl (variations), 2014.

Io mi diverto così tanto che non mi offendo, e in cambio di questo divertimento gli spiego tutto quello che una donna (o comunque: io) non vuole mai trovare in un letto, o sentirsi dire, o vedere, o toccare, o misurare, e ricorro ad aneddoti, e una volta anche a un disegno, per essere più chiara. Non c’è niente di più esaltante, per un uomo, del racconto di un fallimento o di un paio di calzini altrui. La Schadenfreude esiste anche nel sesso millantato, e un uomo tenderà sempre a ingigantire le figuracce di un altro e minimizzare le proprie, cercherà di convincersi sempre che in fondo lei non se ne è accorta, che le è piaciuto tantissimo.

Il mio compito di ascoltatrice onesta e rompipalle, a questo punto, dovrebbe essere quello di tirare fuori la verità: sei sicuro che lei fosse in estasi? Non è che piangeva per la frustrazione? Ti ha detto: «Voglio che mi fai male» e intanto terminava una copertina all’uncinetto o era veramente compresa nel ruolo di pantera? Si è addormentata per la fatica o per toglierti dall’imbarazzo? La cosa irresistibile degli uomini è che a letto credono a qualunque cosa, dice una mia amica cinica, puoi anche accendere una voce registrata sei mesi prima che simula l’orgasmo mentre tu rispondi a un po’ di email e loro andranno in giro a raccontare che il vicino di casa li guarda con ammirazione ogni volta che si incrociano in ascensore. Pare che molti aprano le finestre, per far sentire al condominio che in quella casa non si guardano solo le partite.

 

Tutti hanno una storia che non vedono l’ora di raccontare. Fate una prova: a cena, dopo cena, in riunione, al pranzo di Natale, lanciate una frase sul sesso, e spiate le reazioni. Molti ridacchieranno, altri cominceranno a litigare, alcuni si precipiteranno sul telefono, le amiche si guarderanno complici, qualcuno di audace si darà appuntamento in bagno, nessuno resterà indifferente.

Ma la grande, pericolosa scoperta è che parlare di sesso, a cena o su WhatsApp , con un’amica o con un uomo che dice di volerti legare, regala uno stato d’animo pari, per esaltazione, e a volte molto superiore, a quello del momento in cui, aiuto, quell’uomo ti legherà davvero alla sponda del letto e non saprà fare il nodo e sbatterà un ginocchio contro il muro, e andrà a cercare il ghiaccio perché il ginocchio è fragile, e tu avrai sete e non potrai allungare la mano per prendere l’acqua perché sei legata.

Il desiderio, e quindi il racconto del sesso immaginato, è un momento perfetto, eroticissimo, privo di imbarazzi e di jeans che restano incastrati sulle caviglie, nel sesso chiacchierato il reggiseno si slaccia con un dito, i gancetti non restano saldati fra loro e non provocano imprecazioni sudate, nel sesso raccontato o virtualmente compiuto non entra il sole dalla finestra e si piazza proprio sulle cosce per mostrare al mondo che hai cinquant’anni anche se fai yoga.

Nel sesso su WhatsApp , dice il mio amico, lei non si lagna che non la sposo. Per quello aspetta di incontrarlo, di cercare di indovinare il Pin del telefono, di urlargli mentre lui è sotto la doccia: mi stai rovinando la vita, con il mascara colato che invece su WhatsApp  non cola mai. E così il mio amico, che ha il terrore del mascara colato e del neorealismo, rimanda il più possibile gli appuntamenti, risponde solo: «Anche tu» o: «Anche io» ai: «Ti amo, mi manchi, ti voglio, mi tocco, sono pazza di te, muoio». Quando invece i messaggi diventano più specifici, quando viene insomma richiesta un’azione, è il momento, dice il mio amico, di chiedere una foto. Gli ho detto che è una persona orribile, ma lui sostiene che è l’unico modo per non sparire: dilatare, annacquare, essere gentile, appagare momentaneamente e whatsappare, vagheggiando un momento migliore che non arriverà mai. Si può andare avanti per decenni, si può essere amanti perfetti, disinibiti, spudoratissimi e vivi, si può ricorrere anche ai filtri di Instagram per mandare cosce più levigate: ci sono infinite possibilità nel sesso chiacchierato, si può anche fingere di essere migliori. Si può tenere a bada il dolore, perfino.

E adesso che il mio amico è seriamente innamorato, e controlla pericolosamente gli orari in cui la sua fidanzata si affaccia su WhatsApp , beve un altro bicchiere, mi guarda con aria spaesata e dice: è sempre online ma non mi scrive, che vorrà dire?, io che gli voglio bene da venticinque anni almeno non ho alcuna intenzione di rovinargli l’amore con cose sceme come la verità.

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