Yolo / Musica

50 sfumature di Grateful Dead

di Stefano Pistolini
illustrazioni di ELENA XAUSA
IL 72 19.06.2015

Getty Images

Cinque concerti celebrativi per i 50 anni della band; 50 milioni di dollari al botteghino; 250 di indotto. La psichedelia non è mai stata più concreta

Tutto in dieci giorni. La reunion che manderà in orgasmo la cultura pop. Del resto il momento era giusto. E la temperatura di marketing prometteva bene. Sono giusto 50 anni dai primi concerti, ai tempo del sodalizio nato per le strade di Haight-Ashbury, a San Francisco. E 20 dall’ultimo concerto col leader del gruppo, il detentore della sua pietra filosofale, Jerry Garcia, morto poco dopo, alla fine di un inesorabile percorso d’autodistruzione. In mezzo, in quei trent’anni insieme, c’è la storia dei Grateful Dead, suprema band dell’età magica del rock, la più descrittiva e simbolica, quella che più d’ogni altra dava forma a un sogno, a un’estetica e a una grande illusione.

Chi sono i sei musicisti che nel cuore di quei Sixties così emozionanti e pericolosi, nella ruvida West Coast, si mettono insieme, inventando una nuova formula musicale? Sono un gruppo di eccellenti musicisti, uniti dal comune interesse per le seduzioni provenienti dalla circolazione degli allucinogeni. Il terreno comune, la psichedelia vissuta sulla propria pelle, consiste proprio nel far convivere la ricerca musicale con la sperimentazione di quelle droghe che si propongono come fattore rivoluzionario. È un dato che non va mai dimenticato, per capire il senso primario del progetto, ancor’oggi in sospensione tra le schiere dei Deadheads, i superfan che del seguire la band in giro per l’America fanno il motivo della propria esistenza, sapendo che a ogni concerto (prima e dopo, nei rituali da parking lot) si rinnoverà l’allucinazione collettiva, vissuta come tentativo d’allargare le dimensioni della percezione. Il resto è conseguenza: la storia della band, il progredire della loro folta discografia (cronaca di un “viaggio” guidato da Jerry “Captain Trip” Garcia, dentro la musica e dentro la psiche, completamente autereferenziale e destinato a concludersi in un naufragio, assurgendo subito a dimensione mitica). Ora tutto ciò torna a vivere, per una platea che a prima vista avrà l’età dei reduci dell’impresa – oltre i 70, dunque – ma che sarà una delizia imperdibile anche per coloro che non c’erano, che hanno solo sentito parlare dello spirito originale e potranno finalmente coglierne un’eco. Due serie di concerti di reunion, a Santa Clara, California, il 27 e 28 giugno (140mila biglietti venduti) e dal 4 al 6 di luglio al Soldier Field di Chicago (210mila biglietti polverizzati in un’ora). Milioni di richieste inevase, un business troppo avido per essere credibile. Bagarini in azione cinque minuti dopo la chiusura delle lotterie per l’assegnazione dei tagliandi. Biglietti ceduti a 10mila dollari.

Economie psichedeliche: 50 milioni di dollari al botteghino, 10 in merchandising, 250 di indotto, senza contare la trasmissione in diretta dei concerti in mille cinema e i ricarichi di chi ci guadagnerà illecitamente. Tutto per l’ultimo, superstite assaggio di vera psichedelia, perché i quattro membri della formazione originale – Bob Weir, Phil Lesh, Mickey Hart, Bill Kreutzmann – hanno già detto che il Fare Thee Well Tour è la last dance, escluso che lo rifacciano. Ospiti di livello, a completare la formazione decimata dai lutti (Ron “Pigpen” Mckernan Garcia): John Mayer alla voce, il chitarrista dei Phish Trey Anastasio, Jeff Chimenti e Bruce Hornsby alle tastiere. E una lettura consigliata per prepararsi all’evento: Deal, nuovo libro di Kreutzmann, uno dei due batteristi della band, che con impagabile sincerità racconta gli inizi di questa grande storia, quando con Garcia erano due ragazzi appassionati d’immersioni subacquee, in un certo senso non troppo lontane da quei tuffi nell’inconscio che, col loro acid sound, avrebbero trasformato in un’epopea di sesso, droga e rock’n’roll, culminata col concerto alle Piramidi d’Egitto e col dileguarsi di Garcia la sera dell’ammissione alla Hall of Fame. Jerry aveva capito che il sogno era invecchiato e frantumato, che la psichedelia s’avviava a diventare un fenomeno turistico. Che, tra pochi giorni prevede appunto questa formula celebrativa senza precedenti. Per i Deadheads veri e presunti, un’occasione imperdibile.

 

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