Yolo / Cinema

Estate, non solo filmacci

di Mattia Carzaniga
illustrazioni di ELENA XAUSA
IL 72 19.06.2015

Parte la stagione cinematografica estiva, quel particolare momento dell’anno in cui si recuperano titoli “senza dignità di autunno”. E invece ce ne sono (e ce ne sono stati) di buoni

Brad, tranquillo, prima o poi succede a tutti. Pure Pitt è diventato un prodotto da outlet. La sua storia di Seconda guerra mondiale intitolata Fury (sua perché l’ha prodotta, mentre la moglie Angelina riprendeva più o meno le stesse cose in Unbroken) è un film del 2014, inizialmente molto sponsorizzato per la Awards Season (ne è uscito pressoché senza candidature ad alcun premio), arrivato nei cinema italiani questo giugno.

Sarà vero che non si staccano più biglietti, che tutti scaricano Torrent e guardano direttamente in streaming, che per le sale d’essai del centro è peggio della morìa delle vacche, ma la sola verità provata resta una: anche negli anni in cui la gente al cinema ci andava, a partire dal 25 aprile per gli italiani non c’è film che tenga. Per un Sorrentino che passa da Cannes e fa schizzare la media per schermo, ci sono decine di film mandati, per ragioni imperscrutabili, a morte sicura con le pinne, fucile ed occhiali.

 

Il 9 luglio esce Giovani si diventa (illogica traduzione di While We’re Young), diretto dal bravo Noah Baumbach, con un cast di quelli che si sarebbero meritati l’autunno/inverno: Ben Stiller, Naomi Watts, Adam Driver e Amanda Seyfried. Racconta di una coppia di quarantenni senza figli che fa amicizia con due venticinquenni hipster tutti biologico, vinili e biciclette a scatto fisso. È assai carino, non lo vedrà nessuno.

Baumbach è un predestinato: il precedente Frances Ha (2012), piccolo culto di quei frequentatori di cineforum duri a morire, è uscito con due anni di ritardo, ma almeno era settembre, quando la stagione si risveglia e le sciure di Brera tornano all’Anteo. Pare esserci della scientificità nel modo in cui i distributori scelgono di ammazzare un film facendolo uscire d’estate; o non facendolo uscire mai: Tutto può accadere a Broadway, pessimo titolo italiano di She’s Funny That Way, grande ritorno di Peter Bogdanovich, tra i film più applauditi a Venezia 2014, è – al momento in cui scriviamo – ancora disperso, nonostante la sempre annunciata e rimandata data d’uscita.

Insieme a Baumbach vince suo malgrado il premio Miss Muretto dei registi americani Jeff Nichols: Take Shelter, storia di psicosi su sfondo sci-fi datata 2011, è uscito da noi l’estate successiva; Mud, romanzo di formazione à la Mark Twain del 2012, addirittura due estati dopo, e nel cast c’erano Matthew McConaughey e Reese Witherspoon. Immaginatevi gli spiaggiati d’Italia abbandonare l’anguria vista mare per correre a vedere un documentario: il celebratissimo Sugar Man vinse l’Oscar nel 2012 e uscì nella canicola dell’anno dopo; Stories We Tell, girato da Sarah Polley nel 2012 sulla scorta dei suoi incredibili segreti di famiglia, per due stagioni non fu proiettato (nel frattempo tutti lo avevano già visto online). Dietro film non necessariamente memorabili ci possono essere nomi celebrati (To the Wonder di Terrence Malick, The Way Back di Peter Weir, Holy Motors di Leos Carax), dive dirette (Scarlett Johansson in Under the Skin, Michelle Williams in Marilyn) o che dirigono (Madonna, regista del pastiche storico W.E. – Edward e Wallis), ma non fa differenza: tutti finiscono nel cestone delle infradito a 9,99 € almeno una o due estati dopo, quando il pubblico aspetta già la nuova collezione.
Neanche la morte aiuta: Synecdoche, New York di Charlie Kaufman, protagonista Philip Seymour Hoffman, è uscito negli Stati Uniti nel 2008 e da noi alla fine del giugno 2014, come omaggio al grande attore morto quell’anno. Hoffman era morto a febbraio.

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