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“La Grande Madre” a Milano

IL 72 19.06.2015

Rachel Harrison, Untitled (Perth Amboy)

Beatrice Trussardi racconta la tanto attesa mostra sulla maternità a Palazzo Reale, curata da Massimiliano Gioni e ideata dalla Fondazione Nicola Trussardi. E spiega perché investire sull’arte contemporanea serve a immaginare e a individuare nuovi futuri possibili per le nostre città

«Diario della donna che lavora. Io devo radermi tutti i giorni…». È scritto in un’opera di Ketty La Rocca del 1964-65 che mette provocatoriamente in evidenza la questione femminile: un dibattito annoso sulla condizione e il ruolo della donna ancora oggi aperto. La mostra La Grande Madre è un progetto che ci ha portati a esplorare i percorsi della storia così come i territori dell’inconscio e mi piace pensarla come l’occasione per una riflessione comune: una piattaforma aperta al contributo di ciascun visitatore, uomini, donne, adulti, bambini.

L’attualità dimostra che la condizione femminile è molto diversa a seconda delle zone del mondo ed è comunque estremamente instabile anche nel civilizzato Occidente. Tuttavia, tra gli aspetti sorprendenti emersi dalla ricerca per la mostra, la figura della Grande Madre ritorna irresistibilmente come evocazione di forza. È la potenza creatrice legata alla natura e alla terra: un potere infinito, non ancora esplorato, che accoglie e indirizza risorse molteplici alla ricerca di un equilibrio armonico tra gli esseri umani. Il principio da cui nasce tutto e a cui tutto si riconduce. Per me ciò rappresenta la ridefinizione di un archetipo. Ma non in senso provocatorio vetero-femminista: è un’occasione per vedere la figura femminile da altre angolazioni e soprattutto per comprendere i valori insostituibili che ha sempre espresso nella storia dell’umanità e cioè quelli universali di ascoltare, accogliere, indirizzare.

Da questo stesso flusso di pensiero è nato anche un altro nostro importante progetto per Milano tuttora in corso: Wheatfield dell’artista statunitense Agnes Denes, un’opera d’arte ambientale – promossa insieme alla Fondazione Riccardo Catella e a Confagricoltura – che sta anticipando La Grande Madre nella rappresentazione della forza generatrice della terra, da rispettare senza assogettarla. La coltivazione (dalla semina alla mietitura) di un campo di grano di quasi cinque ettari nel cuore di Porta Nuova – uno dei simboli della nuova Milano – restituisce voce alla terra: lascia che la natura generi i suoi frutti e ci introduce al principio del ciclo biologico e dell’alimentazione. Trovo che la visione della Denes – ottantenne vitale ed entusiasta del lavoro – sia innovativa, coinvolgente e rivoluzionaria nella sua essenzialità.

Questi due progetti proseguono l’attività della Fondazione, che sino dagli inizi è uscita dalla sua casa per entrare nelle case di Milano, segnando l’avvio di nuove modalità. Individuando di volta in volta i partner, abbiamo scelto di collaborare con il territorio in programmi comuni: così siamo riusciti con maggiore efficacia a proporre il dibattito sull’attualità attraverso l’arte contemporanea. Coinvolgendo fasce di pubblico nuove e diverse per genere, età, formazione.

Il nostro obiettivo è portare l’arte nella quotidianità di tutti, arricchire di contenuti la vita dei cittadini grandi e piccoli. Credo che l’arte contemporanea possa funzionare come modello di coesistenza e di partecipazione. Credo che serva a individuare nuovi futuri possibili. È questo, in fondo, ciò per cui abbiamo lavorato con passione nei nostri “primi” quindici anni di attività.

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