Yolo / Musica

Synchronicity I, The Police (1983)

IL 72 19.06.2015

DECOLORAZIONE Procedimento artificiale con cui si schiariscono i capelli. Nel 1978, i →Police, ancora senza contratto discografico, vennero chiamati a girare uno spot per un chewing-gum a condizione che diventassero tutti e tre biondi. Nacque così il mito del primo gruppo →punk “ossigenato”.
POLICE Gruppo inglese formato da →Sting (voce, basso), Andy Summers (chitarra) e →Stewart Copeland (batteria). Furono attivi tra il 1977 e il 1984 e registrarono cinque album di studio: l’ultimo, →Synchronicity, venne pubblicato nel 1983.
PUNK «Se volevi avere qualche attenzione, nel 1977-78 in Inghilterra dovevi essere punk. Così ci adeguammo. Ma su tutti gli altri gruppi punk avevamo un vantaggio: sapevamo suonare» (Andy Summers).
REUNION In gergo finanziario: “macchina da soldi”. I Police si sono riuniti dopo più di vent’anni nel 2007 per un tour che ha fruttato oltre 360 milioni di dollari.
SINCRONICITÀ Coincidenza temporale di due o più eventi non legati da un rapporto causale, che hanno uno stesso o analogo contenuto significativo (Jung).
STING Ottimo bassista e compositore, dotato di una voce fuori dal comune (portentosa sulle note alte) e di un ego smisurato; indiscusso leader dei →Police, che ha messo insieme nel 1977 e distrutto nel 1984 dopo le continue liti con il batterista →Stewart Copeland. La sua carriera solista sarà milionaria e progressivamente insignificante.
STEWART COPELAND Il miglior batterista della storia del rock. Punto.
SYNCHRONICITY Il quinto e ultimo album dei →Police, uscito nel giugno del 1983. Vendette otto milioni di copie, grazie soprattutto al singolo Every Breath You Take e fece dei tre paladini della →decolorazione la band più grande del pianeta.
SYNCHRONICITY I Brano di apertura dell’album dei →Police →Synchronicity. Il suo autore, →Sting, dichiarò di averla scritta dopo aver letto Le radici del caso di Arthur Koestler, un pappone parapsicologico dove si discetta di psicocinesi e percezioni extrasensoriali sotto l’influenza della →sincronicità junghiana. Su un ossessivo tappeto di sintetizzatori, tutto ciò diventa: «Un principio connettivo / collegato all’invisibilità, / quasi impercettibile, / inesprimibile»… Nei miei tredici anni, ogni volta che ascoltavo Synchronicity I, mi illudevo davvero di riuscire a cogliere lo spiritus mundi. Il 31 gennaio 1984, al PalaEur di Roma, fu il pezzo d’apertura. Due mesi dopo, andò in scena l’ultimo concerto. Almeno fino al 2007, l’anno della →reunion. Ma io non sono tornato a vederli: meglio ricordarli giovani, arroganti e ossigenati.

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