Nata su YouTube, la serie ha conquistato Comedy Central grazie a un mix di leggerezza, complicità, femminismo disimpegnato, totale assenza di competizione – e grazie alla parola “dude”

Nella prima scena di Broad City vediamo le due protagoniste in collegamento su Skype: Abbi tiene in mano un dildo viola con sopra un post-it che le ricorda di usarlo «martedì alle 13»; Ilana sembra stia ballando sul posto mentre parla di andare al concerto di Lil Wayne, ma in realtà il movimento è dovuto al fatto che sta tenendo il laptop sulla pancia del ragazzo con cui sta scopando.
In questo modo il tono è chiaro dall’inizio ed è impossibile fraintendere che tipo di serie si sta guardando: “broad” significa sia vasto, variegato (in riferimento a New York), sia il contrario di sottile: esplicito, grossolano, persino volgare. Urban Dictionary dice che riferito a una donna assume la sfumatura di: «meno rispettabile di una lady, ma più di una bitch».

Broad City parla dell’amicizia tra due ragazze tra i venti e i trent’anni che tra di loro si chiamano “dude”. Abbi è la più normale delle due ma ha degli slanci per cui il New Yorker l’ha paragonata alle Amazzoni disegnate da Robert Crumb; Ilana ha solo vestiti che le stanno piccoli, si esprime con metafore psichedeliche e modi di dire derivati dalla cultura rap, si comporta da nera anche se è bianca. Non ci sono archi narrativi, la trama dipende da quanta erba hanno fumato dall’inizio dell’episodio.
Abbi Jacobson e Ilana Glazer hanno frequentato la stessa accademia per comici e hanno creato Broad City nel 2009 come serie web, dopo essere state respinte a troppi provini: su YouTube ci sono ancora i trentadue episodi autoprodotti. La loro versione televisiva si inserisce nel nuovo filone di personaggi femminili scoppiati (Orange Is The New Black, Girls, Veep, Ali Pfefferman di Transparent, Tina Fey, Amy Schumer) ma il medium che le tiene insieme è l’autenticità della loro amicizia. Amy Poehler, protagonista di Parks and Recreation e produttrice di Broad City, ha detto: «Non ci sono abbastanza ragazze come loro in tv: sicure di sé, attive sessualmente, schive, delle amiche che prima di tutto si amano reciprocamente».

 

Detto che il cuore è il rapporto felice tra Abbi e Ilana, la comicità di Broad City è ispirata da aspetti della contemporaneità che difficilmente si trovano in altre serie. In Knockoffs, Abbi va a letto con il ragazzo dei suoi sogni, che però le fa indossare una cintura con agganciato un dildo e si gira di spalle (si chiama pegging), Ilana le dice che è una cosa di cui andare fiera.
Sul Guardian, Ann Friedman le ha definite il suo «vero ideale femminile», e il Wall Street Journal ha parlato di «femminismo da imboscata». In questo, però, Broad City è una serie sottile: ribalta gli stereotipi con cui vengono rappresentate le donne in tv senza sforzo apparente. Abbi Jacobson ha detto: «Se guardi un nostro episodio non c’è un gran messaggio dietro. Ma se li guardi tutti credo che accrescano il potere femminile».

Il primo dei sovvertimenti è l’assenza di competizione e conflitto tra Abbi e Ilana, una naturalezza che non ha bisogno di sentimentalismo, a differenza per esempio del bromance maschile. È facile desiderare di essere donna e di avere un’amicizia come la loro guardando episodi come The Commute (uno di quelli su YouTube): Abbi e Ilana si preparano per andare a lavoro ognuna a casa sua, Abbi si mette la crema e legge in metro, Ilana rotola ai piedi del letto tra mucchi di vestiti e arriva in ritardo al binario, Abbi esce da una caffetteria con due caffè grandi e Ilana la raggiunge a metà strada, le due amiche chiacchierano entrando in ufficio.

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