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E adesso prendetemi (quasi) sul serio

IL 74 25.09.2015

“Late Show with Stephen Colbert”: il successore di David Letterman si è tolto la maschera dell’opinionista conservatore, ma non rinuncia alla sua competenza politica

La questione non è se avrà successo. La questione è che deve avere successo. A tutti i costi. Lo sa bene Stephen Colbert (sopra), l’uomo chiamato dalla Cbs a sostituire David Letterman dopo 22 anni alla guida del Late Show. Nella prima puntata è entrato in studio ballando, quasi a scacciare qualsiasi rimando a chi è venuto prima. Cinquantunenne, originario della South Carolina, cresciuto in una numerosa famiglia cattolica fatta di undici figli (lui è il più giovane), toccato ben presto dalla tragedia: la morte del padre e di due dei suoi fratelli in un incidente aereo quando lui aveva solo undici anni. Colbert ha lavorato duro per arrivare dove è oggi: un bravo ragazzo del Sud con ottimi studi alle spalle che si è tolto ogni traccia di accento, indossa sempre la giacca, ha la passione per le belle scarpe, è maniacale e perfezionista tanto da essere stato coinvolto direttamente nella costruzione del nuovo studio, dalla misura degli specchi alla scelta delle lampadine, ed è considerato l’unico in grado di creare uno show nuovo, molto più moderno, e che parli ai ventenni, cosa che riesce benissimo ai suoi concorrenti diretti, Jimmy Fallon e Jimmy Kimmel.

L’arma in più di Colbert si chiama politica. E autorevolezza da attore consumato. Il suo primo vero successo lo ha come inviato all’interno del The Daily Show di Jon Stewart, programma che lo vede in onda dal 1997 fino al 2005 e per il quale crea il suo personaggio: il commentatore ignorante su tutto, ma saccente.  Nel 2005 Comedy Central gli affida The Colbert Report:  il personaggio viene perfezionato e diventa la maschera con cui si presenta al pubblico, quella dell’opinionista politico conservatore, parodia di tanti commentatori di Fox News. «Il successo del suo personaggio sta in quello che ha sempre dovuto nascondere: la sua umanità». Sono parole di Jon Stewart, amico e mentore. E sono un complimento: intende dire che Colbert è così intelligente da giocare a fare l’ottuso ed è anche
l’unico in grado di condurre un’intervista seria con Jeb Bush al quale, nella prima puntata, ha detto: «Ho fatto per anni il commentatore conservatore e narcisista, ora sono solo narcisista».

Là dove Fallon ingaggia i suoi ospiti in giochetti un po’ scemi e Kimmel crea video demenziali che diventano virali il giorno dopo, Colbert inchioda l’interlocutore sfidandolo sul suo stesso terreno, lo lavora ai fianchi, lo stanca con sicurezza e autorevolezza e con un lavoro certosino gli sgonfia letteralmente l’ego, come ha scritto il New York Times. Soprattutto, a differenza degli altri due, è un attore vero, e può mettersi e togliersi la maschera come e quando vuole. Che è esattamente quello che gli viene richiesto alla guida del Late Show. Con in più una missione, anzi due. Primo, portare in dono a una rete vecchiotta come Cbs i millennials che fino a poco tempo fa lo seguivano su Comedy Central. Secondo, dimostrare senza possibilità di smentita, quello che tutti sospettano da tempo, ovvero di essere the smartest kid in the class. In fondo, per uno cresciuto con dieci fratelli, non dovrebbe essere così difficile.

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