Yolo

“Show Me a Hero”: la fatica della narrazione pedagogica

IL 74 25.09.2015

Cosa succede quando lo showrunner di “The Wire” (David Simon) incontra un regista di esperienza (Paul Haggis)? “Show Me a Hero”: critiche adoranti ma l’audience non decolla

David Simon è incatenato a The Wire: non esiste articolo a lui dedicato che non citi il suo racconto capolavoro dei dolori della città di Baltimora oppressa dalla criminalità e dalla corruzione, andato in onda su Hbo dal 2002 al 2008. Il racconto di una metropoli come non era mai stato fatto prima in tv, un ampio affresco che sotto il gergo da spacciatori, le tipiche dinamiche da distretto di polizia e la giusta dose di omicidi rivelava il vero protagonista del racconto, la città stessa.

Ma The Wire non è stata un successo immediato, diventando oggetto di culto solo a posteriori e sopravvivendo a malapena agli ascolti bassi. Come sono stati bassi per Show Me a Hero, il nuovo progetto di Simon andato in onda su Hbo ad agosto, tra critiche adoranti e audience nulla. La serie racconta la vera storia di Yonkers, città nello Stato di New York dove alla fine degli anni 80 sono state costruite 200 unità abitative popolari nel mezzo dei suoi quartieri residenziali, allo scopo di contrastare la ghettizzazione delle minoranze. Attore principale di questa vicenda è il sindaco Nick Wasicsko, eletto a soli 28 anni nel mezzo del braccio di ferro tra i cittadini in rivolta contro l’invasione dei propri quartieri bene e il governo federale che ha imposto l’ordinanza anti-segregazione. La serie racconta come Wasicsko pagherà con il declino della propria carriera politica, alternando la sua storia personale con quella di diversi abitanti da entrambe le barricate, tra chi comincia una nuova vita lasciando i quartieri dormitorio dello spaccio e i bianchi piccolo borghesi che hanno paura di perdere valore immobiliare a causa delle nuove case popolari.

Wasicsko è interpretato da Oscar Isaac (A proposito di Davis, Ex Machina, A Most Violent Year), accompagnato da diversi nomi eccellenti tra cui Winona Ryder, Catherine Keener e Alfred Molina. Ma non è bastato a creare un pubblico, come le imprese di Simon successive a The Wire (Generation Kill sull’invasione americana dell’Iraq del 2003, Treme su New Orleans post-Katrina) non sono riuscite a convincere i suoi fan ad abbandonare Baltimora. In Show Me a Hero Simon ha scelto di raccontare storie a bassa intensità, usando un approccio divulgativo dove i personaggi diventano strumento di esposizione di problematiche sociali, dove la vita scorre normalmente senza gesti eclatanti. Un’evoluzione che si sposa con la scelta di chiamare dietro la macchina da presa il canadese Paul Haggis, regista premio Oscar di Crash e di Nella valle di Elah.

Ne esce una televisione che non è più fatta per intrattenere, ma vuole informare: tra consigli comunali e oscure discussioni politiche, i sessanta minuti di ognuno dei sei episodi di Show Me a Hero possono scorrere con fatica, ma la sensazione è che sia un effetto voluto. Invece che alleviare lo sforzo della visione, Show Me a Hero chiede l’attenzione dello spettatore, chiede di ricordare i fatti, di appassionarsi alla complessità del quotidiano. Televisione fatta di senso civico, che racconta storie complesse abitandole con sentimenti molto semplici: una narrazione pedagogica.

Chiudi