Dalle Jordan rubate al primo posto in classifica dell’album Beauty Behind the Madness: ecco il nuovo Michael Jackson

Beauty Behind the Madness è il disco con cui The Weeknd si è sganciato dall’orbita dell’R&B contemporaneo (Frank Ocean, Miguel, PartyNextDoor) per penetrare l’atmosfera del pop internazionale. I singoli Can’t Feel My Face e The Hills sono arrivati fino al primo e al quarto posto della classifica di Billboard. La sua performance ai Video Music Awards di fine agosto ha fatto alzare in piedi e ballare Taylor Swift (che ha confessato di aver passato parte di una serata ad accarezzare i capelli di The Weeknd, una piccola scultura di dreadlocks in equilibrio sulla fronte) e Kanye West (che ha prodotto una canzone del nuovo album e ha scelto The Weeknd come modello per lanciare su GQ la sua collezione di vestiti). A inizio ottobre suonerà al Saturday Night Live e persino il paragone con Michael Jackson non è più una semplice suggestione (dovuta alla somiglianza del falsetto) se il New York Times Magazine ha intitolato la sua intervista con la domanda: «The Weeknd può trasformarsi nella più grande popstar al mondo?».

E proprio perché il grande pubblico lo sta conoscendo solo ora è importante ricordare da dove salta fuori. The Weeknd è cominciato come fenomeno online, con tre canzoni postate su YouTube nel 2010. Non c’erano sue foto, né account Twitter o Instagram quando ha pubblicato, sempre gratis online, il suo primo mixtape (House of Balloons), a cui nel giro di un anno ne ha aggiunti altri due. Poi ha collaborato al secondo disco del compatriota canadese Drake (Take Care) e le sue prime apparizioni in pubblico, tra cui quella al Coachella nel 2012, hanno confermato il successo virtuale: a quel punto ha firmato con la Republic, che ha ristampato i tre mixtape in un unico disco (Trilogy). In quel periodo The Weeknd ha scritto una lettera ai suoi fan per spiegare l’abbandono dell’underground, doloroso ma necessario per continuare ad evolversi: «Più la mia faccia diventerà familiare al resto del mondo, più voi perderete interesse». Ma il suo primo vero disco (Kiss Land) ha venduto meno di quanto si aspettava, e per continuare a crescere doveva spingersi ancora più in là.

In quest’ottica, Beauty Behind the Madness va considerato come il tentativo di The Weeknd, sfacciatamente commerciale e al tempo stesso onesto, di far arrivare la propria voce a più persone possibile restando fedele a se stesso. Per capire quanto è cambiato basta ascoltare una delle sue prime canzoni con basi elettroniche oscure e appicicosissime, lunghe e senza struttura (es. Glass Table Girls) e confrontarla con la perfezione aurea di In the Night (impossibile da ascoltare senza pensare a Billie Jean): la prima canzone nata dalla collaborazione con Max Martin, produttore e autore dei Backstreet Boys, Britney Spears, Katy Perry, con più singoli in top ten di Madonna, Elvis e i Beatles. Ma The Weeknd è ancora quello dei mixtape e per capirlo basta ascoltare Tell Your Friends (la canzone prodotta da Kanye West), in cui ricorda quando viveva da barbone e rubava le Jordan per comprare la cocaina alle ragazze, e si definisce: «That nigga with the hair, singing about popping pills, fucking bitches». Il successo per ora non ha trasformato The Weeknd: ha aggiunto qualche luce alle atmosfere buie, e qualche passo di danza alla voce dolce e torturata, ma continua a cantare dei suoi rapporti sballati con droga, ragazze e successo, con la solita miscela di oscenità alla R. Kelly («I can make that pussy rain, often») e frammenti psichedelici di vita vera. Il mondo era già pronto per una pop star fattona e nichilista, a The Weeknd è bastato, come ha detto a Pitchfork, scrivere musica: «Che mi faccia stare bene, e anche un po’ più semplice da capire».

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