“Twin Peaks” e “X-Files”: tornano due serie iconiche degli anni Novanta. Con gli autori che hanno reso la tv “adulta” e gli attori originali. Saranno all’altezza dei nostri ricordi?

Tornano i classici, tornano gli anni 90, tornano Twin Peaks e X-Files.  Tornano così gli autori che hanno reso grande la serialità televisiva prima che il termine “showrunner” diventasse di moda pure da noi. Per David Lynch (sotto) fu facile farsi passare subito come grande guru, capace di trasferire i suoi sogni d’incubo dal grande al piccolo schermo. Era il 1990, e sulla Abc andava in onda Twin Peaks: improvvisamente la tv pareva adulta. In realtà, il processo che avrebbe portato alla nascita di un moderno stile telefilmico era già iniziato un decennio prima, grazie ad esempio a Hill Street giorno e notte, poliziesco realista e sfaccettato. Proprio da lì veniva Mark Frost, il ben poco citato altro autore di Twin Peaks. Eppure, il successo di quella serie è legato proprio alla combinazione delle due esperienze, la tv dal nuovo stile di Frost e il cinema d’autore di Lynch. «Chi ha ucciso Laura Palmer?» è la domanda degli anni 90, chissà se il duo ne troverà un’altra altrettanto ipnotica per la nuova serie annunciata per il 2016 sulla tv via cavo Showtime. Una volta Twin Peaks andava in onda su un canale per tutti che osava, adesso è show da rete di nicchia. Nell’ultimo episodio (era il 1991) Laura sussurrava all’agente Cooper: «Ci rivedremo tra 25 anni». E così sarà, tra una trovata di marketing e la volontà di ripescare un titolo già dotato di una forte comunità di fan (più facile che trovare nuove idee?). Il delitto però sarebbe rovinare il mito.

Rischia lo stesso il nuovo X-Files (in America su Fox dal 24 gennaio 2016; stavolta è la generalista a riappropriarsi di un suo cult). Dietro questo ritorno, un autore dimenticato eppure venerato negli anni 90: Chris Carter. Con X-Files, aveva inventato un mondo narrativo che incarnava tutti i dubbi e i fervori di quel decennio: «La verità è là fuori», e anche se non riusciamo mai a svelare del tutto le sue incognite, conta la ricerca senza fine. Carter creò una serie con una sua mitologia (legata agli episodi ricorrenti sugli alieni) senza mai dimenticare il piacere di episodi conclusivi (le indagini su mostri, leggende e miti occidentali rivisitati). Non pago, regalò agli spettatori una delle coppie di true detective migliori della tv: Dana Scully (Gillian Anderson) e Fox Mulder (David Duchovny). Lei razionale, lui passionale. Lei scettica, lui possibilista. Un ribaltamento di ruoli non così ovvio allora, cui si aggiungeva anche la capacità di tenere viva fra i due la tensione sentimentale senza mai svelarla del tutto, se non in qualche episodio delle ultime stagioni. Riprenderanno i loro ruoli Anderson e Duchovny, in questi anni protagonisti anche di altri successi, The Fall e Californication. Eppure, difficile non identificarli sempre con Mulder e Scully. Come accaduto anche a Kyle MacLachlan, alias l’agente Cooper (torna anche lui). Nel finale il suo volto angelico si trasformava nel ghigno del malefico Bob. Ne siamo ancora turbate a distanza di anni. Ecco perché certi ritorni sono più attesi di molte novità. Saranno all’altezza dei nostri ricordi?

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