Magazine / Cover Story

Shonda Rhimes benedetta dagli ascolti

IL 74 25.09.2015

In “The Catch” la sua nuova eroina, un’investigatrice che si fa truffare dall’uomo che ama, continua il melodramma popolare al femminile iniziato con “Grey’s Anatomy”

Santa Shonda Rhimes. Alla Abc la venerano, tanto che dalla scorsa stagione le hanno dedicato un’intera serata, il giovedì, che è ormai il giorno benedetto (ah, gli ascolti!) dalla messa in onda delle sue creature: Grey’s Anatomy, Scandal e How to Get Away with Murder. Cioè la santa trinità del melodramma al femminile, cui si aggiungerà nel 2016 un quarto titolo, The catch (arriverà da noi in primavera su Fox): un’abile investigatrice capace di sventare ogni truffa (Mireille Enos, The Killing) si fa fregare dall’uomo che amava (ah, il cuore!). Ora vuole giustizia, o forse vendetta. The Catch vede Shonda nel ruolo di executive producer e non di autrice-showrunner. Era già accaduto per How to Get Away with Murder, il tocco però resta tutto suo: immagine glamour, protagonista forte nel lavoro ma debole in amore, musica e dialoghi per sostenere il ritmo.

Questa serie parte con qualche problemuccio: alcuni cambi di cast e l’addio dell’autrice Jennifer Schuur. Noi però crediamo in Shonda, saprà rimediare. Certo, non è (ancora) infallibile, visto come andò male la serie Off the Map (2011). Però ha ormai raffinato negli anni il suo credo narrativo. Come showrunner, e a capo della casa di produzione ShondaLand, Rhimes applica lo stile del telefilm moderno (storie in evoluzione di puntata in puntata, molti personaggi, temi forti, stratificazione del racconto) al grande melodramma di una volta. E in più lo mescola ad altri generi forti: il dramma ospedaliero, il racconto politico, il legal drama e ora il thriller con truffa. Sì, non è la serialità che piace a tanti ex cinefili ora falsi telefili, quelli che apprezzano solo i titoli delle reti via cavo o (adesso) quelli di Netflix, utilizzando vecchie categorie cinematografiche da festival per il piccolo schermo. Che invece è tanto di nicchia quanto popolare. Anzi, più popolare è meglio è, se ben fatto, seducente, ritmico, capace di ritrarre donne complesse, anche in maniera ambigua.

Rhimes – già nell’hall of fame dei broadcaster americani – riesce ad affrontare temi come l’integrazione razziale e l’omosessualità senza mai essere didascalica, e parlando a tanti. Non solo: può permettersi di sacrificare come più crede personaggi popolari come il dottor Stranamore, rafforzando comunque il suo potere sul nostro immaginario. Sempre al lavoro, pare stia progettando una comedy e soprattutto un drama su un gruppo di suore. Ecco, ci mancava solo il melò con tonaca. Sorrentino, trema.

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