Explicit / Idee

Teorie inutili

IL 74 25.09.2015

Finora abbiamo pensato che la filosofia politica potesse prevedere o spiegare gli eventi più importanti. Con lo Stato Islamico è cambiato tutto

Nessuno crede davvero che i più importanti eventi storici possano essere previsti in anticipo. Ma ci è sempre piaciuto pensare che possano essere previsti col senno di poi. Quando parliamo della Rivoluzione russa diciamo che gli esperti avrebbero dovuto notare che il capitalismo stava iniziando a prosperare in Russia; che lo zarismo non si stava adattando né modernizzando; e che, date le contraddizioni tra A e B, la Russia e il mondo intero stavano per vedersela brutta. Oppure, gli esperti avrebbero dovuto riconoscere che alla fine della Prima guerra mondiale il trattato di Versailles stava infliggendo umiliazioni troppo pesanti alla Germania; che i tedeschi erano sul punto di ribellarsi; e che, date le premesse, non ne sarebbe venuto fuori niente di buono.

Ma chi avrebbe potuto prevedere, col senno di poi, l’ascesa dello Stato Islamico? Senza dubbio è un importante evento storico. Al Qaeda è una spaventosa organizzazione terroristica, ma lo Stato Islamico – che è un suo derivato – ha l’ambizione di ottenere un seggio alle Nazioni Unite, e ha anche altre ambizioni. Senza considerare il fatto che ovviamente lo Stato Islamico intende soppiantare le Nazioni Unite con il proprio califfato teocratico mondiale. Nelle regioni della Siria orientale e dell’Iraq occidentale sotto il suo controllo, lo Stato Islamico presidia una burocrazia efficiente, un esercito vigoroso, una redditizia industria del petrolio, un mercato ittico ben amministrato, una polizia anticrimine rispettata dai locali, il sistema di propaganda internet più avanzato al mondo, una regolare produzione di poesia e musica di regime, e una popolazione di 8 milioni di persone. Senza contare le province non confinanti nella Nigeria nord-occidentale (uno dei suoi centri più importanti), nella penisola del Sinai, in parte della Libia e in diversi angoli sparsi per il mondo. E senza menzionare l’esteso network di lupi solitari jihadisti, che ha già mostrato la capacità di terrorizzare mezzo mondo!

Che genere di spiegazione, quale previsione anche a posteriori, si può trovare per tutto questo? Lo Stato Islamico è la prevedibile conseguenza della crisi economica del 2008? Del riscaldamento globale e della desertificazione nel mondo arabo? È il risultato delle crudeltà commesse dai coloni sionisti nella West Bank? Del disprezzo dei contadini per le città? Della mancata distribuzione dei profitti economici del petrolio da parte del governo nigeriano? Dell’umiliazione subìta dagli arabi nel vedere Saddam sconfitto e Assad ancora al suo posto?

Il successo dello Stato Islamico è una sconfitta della teoria politica – non su tutto, ma sui punti principali. Centinaia di anni di riflessione politica ci hanno detto che almeno alcuni aspetti del progresso umano esistono, e che la schiavitù, una volta distrutta, sarà distrutta per sempre. Ma lo Stato Islamico ha reintrodotto la schiavitù. E in tutti i Paesi occidentali ci sono giovani istruiti, non proprio spacciatori o detenuti, che fanno la fila per arruolarsi. Decine di migliaia di jihadisti da tutti il mondo hanno fatto a gara per unirsi allo Stato Islamico nella sua campagna di sterminio degli yazidi, una minoranza etnica di cui fino a ieri nessuno aveva mai sentito parlare. E così lo Stato Islamico ha distrutto il tempio di Baal, un monumento della cultura ellenistica. Allo stesso modo, lo Stato Islamico sembra stia smantellando la filosofia politica, un altro monumento della cultura ellenistica.

Traduzione di Antonio Sgobba

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