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Atto primo, atto d’amore

IL 75 23.10.2015

Fendi apre al pubblico il Palazzo della Civiltà Italiana con una mostra che rende omaggio a uno dei luoghi simbolo di Roma

lo sguardo della moda Uno scatto di Karl Lagerfeld in mostra a Roma: una delle sei foto del Creative Director Fur & RTW Donna di Fendi esposte per la prima volta

Palazzo della Civiltà Italiana by Karl Lagerfeld

«Un atto d’amore per un sogno interrotto». Così l’architetto Carlo Lococo descrive la mostra Una Nuova Roma. L’Eur e il Palazzo della Civiltà Italiana, inaugurata il 23 ottobre al piano rialzato dell’edificio «che doveva essere un Museo della Civiltà Italiana». Il progetto originale, come tutto l’Eur, pensato per l’Esposizione Universale del 1942, naufragò con la Seconda guerra mondiale. Oggi il “Colosseo quadrato” è diventato il quartier generale di Fendi: la casa di moda, oltre ad avervi trasferito i propri uffici, lo ha finalmente aperto al pubblico. Trasformando in uno spazio espositivo il piano circondato dalle 28 statue allegoriche delle italiche arti. E la prima mostra, gratuita, non poteva che essere un omaggio al quartiere. «Non è una ricostruzione didattica – spiega Lococo, che ha curato la rassegna insieme a Vittorio Vidotto – ma un insieme di cose che ci piacciono, inspirate al luogo». Fino al 7 marzo 2016 sarà dunque possibile ammirare circa 150 pezzi: bozzetti, dipinti, progetti originali, spezzoni di film e molte fotografie. Karl Lagerfeld, Gabriele Basilico, Fabrizio Ferri, Franco Fontana, Andrea Jemolo e Mimmo Jodice sono tra quelli che si sono lasciati sedurre dai sei ordini di archi in travertino, dalle statue mastodontiche, dalle geometrie razionaliste. Qualche chicca in mostra? «Il progetto dimenticato di Giuseppe Capogrossi per il parcheggio di Confindustria qui all’Eur realizzato negli anni 60. Si vede anche dal Palazzo. O un quadro di Afro Basaldella, tra il figurativo e l’astratto, che fungeva da fregio e che abbiamo trovato nell’ufficio di una segretaria». A Fendi, intanto, si pensa già alle mostre che verranno: un modo per celebrare l’italianità, anche al di fuori della moda. In onore del «popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori».

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