Explicit / Non fiction

Irrazionalità contro immunità

IL 74 25.10.2015

Che cosa c’è dietro la paura dei vaccini? La sfiducia nella scienza, il mito della natura benigna, la nostalgia dei bei tempi. Virus sempre più contagiosi

Ti nasce un figlio e cominci a domandarti se e come sia possibile tenerlo al sicuro. È una preoccupazione comune, soprattutto se si sta diffondendo una nuova forma di influenza. E non importa che poi si riveli meno disastrosa di quello che si era immaginato – era il virus H1n1, che obbligava a bollire qualsiasi oggetto con cui si entrava in contatto e a indossare mascherine – perché la paura sarà alimentata da qualche altro pretesto. Ti nasce un figlio e ti chiedi: devo vaccinarlo oppure basta affidarsi al suo sistema immunitario?

Eula Biss ha risposto a questi interrogativi materni in un libro, Vaccini, Virus e altre immunità: una riflessione sul contagio (Ponte Alle Grazie, traduzione italiana di Albertine Cerutti). Vaccinare, scrive Biss, è un possibile sinonimo di “proteggere”. Ma i vaccini sollevano anche molti timori. Il sintomo della paura è rappresentato perfino da come li chiamano gli inglesi (“affondi”) o gli americani (“spari”). E per chi ha una certa età, c’era il segno sul braccio. Quel segno però rappresenta una delle vittorie dell’immunizzazione: la fine del vaiolo.

Biss analizza le reazioni e le ombre che circondano i vaccini, quasi esclusivamente fondate su una percezione intuitiva e sbagliata del rischio. Nei Paesi industrializzati sono tante le persone convinte che i vaccini possano causare l’autismo, il diabete, l’asma o altri malanni. Non è altro che un aggiornamento delle paure del diciannovesimo secolo: nei vaccini c’è veleno di vipere, secrezioni di ratti, pipistrelli, rospi e altri ingredienti ripugnanti. Roba da streghe. Sono evolute, ma sono sempre temibili.

Crediamo davvero che la vaccinazione sia più mostruosa della malattia?

Per rispondere dovremmo sapere come funziona. E quali sono gli effetti sulla comunità, anche su chi non può e non vuole vaccinarsi. Vaccinarsi non è solo una questione privata, ma di sanità pubblica e coloro che «attingono all’immunità collettiva sono in debito per la propria salute con i loro prossimi». È quella che si chiama “immunità di branco” e che Biss suggerisce di sostituire con la metafora dell’alveare, forse più attraente dell’immaginarsi una pecora tra le altre. Sentirsi api potrebbe bastare? Le convinzioni da scardinare sono molte. Tra queste l’idea che le misure di salute pubblica non siano pensate per «gente come noi». Che è la stessa convinzione che a noi non possa succedere (aggiungere una patologia, soprattutto una di quelle cariche di stigma come l’Aids o l’epatite B, dimenticando che «se la malattia è una punizione di qualcosa, lo è solo del fatto di essere vivi», e rileggere Susan Sontag sul concetto di «gruppo a rischio»).

Se la vaccinazione e le paure legate all’immunizzazione sono il cuore di Vaccini, Virus e altre immunità, Biss rivela ideologie e irrazionalità molto più ampie. Il guaio è che non bastano le analisi e i dati per calmare i timori infondati e correggere la percezione del rischio e di cosa sia tossico. La tossicologia intuitiva e il sospetto verso gli esperti e la chimica si nutre dell’esasperata e allucinatoria credenza che la natura sia esclusivamente benigna. Tutti quegli anni passati a imparare a memoria Giacomo Leopardi e non abbiamo capito nemmeno questo. E allora “naturale” diventa un passepartout divino, cioè puro e sicuro e sano, di cui siamo convinti quanto più siamo lontani dal mondo naturale – spaventoso, indifferente alle nostre esistenze, fatto di mani callose e di malattie feroci. Seduti sul nostro divano, in una casa asettica e in una città bonificata, finiamo per declamare quanto la natura sia la risposta (sbagliata) a tutti i rischi della nostra vita moderna. Quanti cedono alla seduzione di questa «nostalgia dell’epoca preindustriale»? A un luddismo igienico e sanitario che confonde fantasmi e medicina moderna?

Mentre i tossicologi ci avvertono che è la dose a creare il veleno e che anche l’acqua può essere mortale in dosi eccessive, molte persone preferiscono attribuire alle sostanze una specie di potere benefico o malefico. Buoni e cattivi secondo una primitiva e magica legge del contagio. Se ci sentiamo contaminati, quello che ci serve è una “depurazione”: da qui i rituali e la fascinazione della medicina e delle terapie alternative, degli integratori, del detox, degli antiossidanti. Rimedi inutili ma calmanti.

A questa visione semplicistica buono/cattivo si aggiungono l’opposizione tra madri sceme e medici colti, l’attribuzione di tutte le colpe possibili alle prime (la storia è lunga: le colpe delle madri sono passate dall’omosessualità all’autismo secondo la legge «se non è di origine virale o batterica, dev’essere di origine materna»), l’incapacità di distinguere la correlazione dalla causazione e, soprattutto, quella scienza poco solida usata per attribuire credibilità a ideologie preesistenti «cui vogliamo credere per altri motivi».

Usare male la scienza e fidarsi della cattiva scienza sono le trappole più pericolose, che sembrano poter giustificare la paura per pericoli spesso solo apparenti. Una paura da ricchi.

Le nazioni più ricche godono del lusso di accarezzare paure che il resto del mondo non può concedersi.

Un lusso tanto più pericoloso perché non riguarda solo gli ignoranti. «A Chicago, dove hanno sparato a 677 bambini nell’anno successivo alla nascita di mio figlio, tuttora io riesco in qualche modo a farmi coinvolgere maggiormente da minacce meno concrete». Proprio come molti sono più spaventati dall’ecstasy che dall’andare in motorino o a cavallo.

Ma se la paura va rispettata e capita, non vale la stessa considerazione per le decisioni conseguenti. Altrettanto sfocata e pericolosa può essere la fiducia eccessiva nella medicina (e nei medici), trasformata così in magia. Come una volta ha scherzato il padre di Biss, oncologo:

I problemi per lo più si risolveranno se lasciati stare. Quei problemi che non si risolvessero lasciandoli stare probabilmente finiranno per uccidere il paziente indipendentemente da qualunque cosa possiate fare.

Ovvero, lo scetticismo è giusto, ma deve essere razionalmente fondato e non diventare superstizione.

Eula Biss Vaccini, virus e altre immunità Ponte Alle Grazie 2015, 234 pp. 18,50 €

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