Explicit / Idee

L’anti 1989

IL 75 23.10.2015

Vladimir Putin, il dittatore siriano Assad, i terroristi dello Stato Islamico. Una strana alleanza con un obiettivo comune: ridefinire l’epoca moderna

Vladimir Putin è intervenuto in Siria perché vuole ridefinire il significato dell’epoca moderna. Fino a questo momento, la nostra epoca è stata definita dagli Stati Uniti e dell’alleanza occidentale, i vincitori della Guerra Fredda, coloro che considerano la fase seguita al 1989 il trionfo della democrazia liberale: un trionfo morale che è anche un trionfo pratico. Ma Putin non la vede così. Lui crede che, per quel che riguarda il suo Paese, la democrazia liberale porterebbe caos, povertà, violenza; ed è sinceramente scettico sul fatto che la democrazia liberale abbia dimostrato di poter funzionare anche altrove, eccetto il ristretto angolo di mondo per cui è stata costruita antropologicamente. Preferisce definire l’epoca moderna come un assalto prolungato e imperialista da parte dell’alleanza occidentale e degli Stati Uniti alla stabilità e alla ricchezza della Russia e di altri Paesi: un epoca distruttiva, camuffata da nobile crociata per i principi liberali e democratici.
Sa molto bene che ci sono posti – la Polonia, per esempio – in cui la democrazia liberale è stata di fatto un successo. Ma per questo lui considera la Polonia come una spaventosa minaccia per la Russia. La Polonia è un Paese della Nato e Putin non può farci niente (anche se, nel 2008, uno dei suoi generali ha paventato un attacco nucleare contro Varsavia). Ma lui vuole assicurarsi che l’Ucraina non diventi un’altra Polonia. Se riesce a ottenere il caos in Ucraina, allora potrà dimostrare che la democrazia liberale è una minaccia, e non la salvezza. E in Ucraina è riuscito a ottenere il caos.
In Siria il suo obiettivo è simile, con più implicazioni globali. Tutti si chiedono: Putin crede davvero di poter stabilizzare la Siria intervenendo a sostegno di Bashar al-Assad? Ma Putin non cerca la stabilità. Da questo punto di vista segue la linea di Assad. La strategia di Assad – portata avanti soffocando le Primavere arabe nella loro fase iniziale, liberale e pacifica – è sempre stata quella di soffiare sulle fiamme del terrore islamista, aspettando che una volta che i terroristi si fossero ben organizzati lui potesse presentarsi come il campione dell’ordine e dell’equilibrio. Assad non ha mai cercato di schiacciare lo Stato Islamico militarmente. Assad sgancia le sue bombe su chiunque altro e si augura, dopo aver distrutto i suoi oppositori moderati e aver permesso allo Stato Islamico di prosperare, di poter obbligare il resto del mondo a riconoscere che la scelta è tra Stato Islamico e Assad; e Assad è l’alternativa migliore.
Questa è esattamente la logica di Putin. Putin non ha nessuna intenzione di distruggere lo Stato Islamico. Vuole che il mondo arrivi alla conclusione che i democratici liberali e idealisti, nel tentativo di rovesciare Assad con il sostegno e l’incoraggiamento degli Stati Uniti e dei loro alleati, hanno prodotto il caos che ha portato lo Stato Islamico. E vuole che il mondo consideri Putin l’uomo che sta tra noi e lo Stato Islamico. E sì, questa strategia sta funzionando. È già riuscito a resuscitare il prestigio della dittatura.
È un momento spaventoso. È l’anti 1989. Vediamo davanti ai nostri occhi la nascita di una strana alleanza, aperta e nascosta allo stesso tempo, tra dittatori dallo stile fascista come Assad, movimenti terroristici islamici e Vladimir Putin, sulla base del comune disgusto per i princìpi della democrazia liberale.

Traduzione di Antonio Sgobba

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