Explicit / Idee

L’insieme dei numeri naturali

IL 75 23.10.2015

Dare i numeri a parole

È raro che io sia presente a me stesso. Non perché sia già stupido (devo ancora faticare parecchio per ambire a questo) ma perché, essendo io tanti, è raro che di me siano presenti tutti, tutti quanti a convegno, in riunione, concilio eccetera. Anzi, l’uno non ci tiene a vedere l’altro. Non frequentiamo gli stessi posti, noi me. C’è uno che mi smista? Sì, forse c’è. È quello che non fa niente di niente. Sta come la regina delle api: da una parte succhia la dolcezza del far niente e dall’altra mi sperpera come una collana di perle spezzata. Così rotolo per il mondo come una rosa che si spetala, come una rosata di pallini che si allarga. Che faccio? Mi dispàro. Che vuol dire? Sparisco diffondendomi. Non domandatemi di me. Non ne so niente. Oh, le biglie malinconiche. E mo’ mi piglia la divagazione. Le biglie, parola antiquata o, come le chiamavo, i borgioni, parola perduta. Parola che a cercarla non esiste in natura ossia in internet. I borgioni, le biglie. Il sacchetto di biglie, o meglio: la saccoccia piena di borgioni. Che, camminando fanno quel rumore da plotone in marcia: il plotone di vetro (è un titolo da dimenticare). Fuor di sacchetto o di saccoccia: dove sono finite le biglie di quegli anni, i borgioni giocati? Più la ripeto, questa parola, e più la perdo. I ricordi sono manifesti statici, chiedono a te l’azione. Tu c’entri come al cinema, li apri come un romanzo, ci fai lo scivolo come sopra una poesia. Così li perdi. Sì, ricordare è un soffio che spazza via il ricordo. In testa a me cos’era? Un congegno fermo, visibili tutti i componenti dentati, io stesso a cremagliera. Il tiro del borgione a ghilònfa. A ghilònfa? Stai per decenni in quell’insieme immobile. Poi un giorno vuoi ricordare, raccontare. Lo fai, si mette in moto tutto ma subito i pezzi se ne partono, tutto si virgola e si sparpaglia sfarfallando, anche tu, la sfilata delle perle, la rotta dei borgioni, lo sciame della rosata. E addio. Che poi lo so. Non si scrive che di addii. Insomma. Va be’. Eh? Che stavo dicendo? Boh. Ah, quest’altra parola proibita: l’avanguardia ossia l’addio all’addio. Se la ripeto perdo pure Lei, addio. Lei, la ribelle al ricordo, al racconto, al raccolto dei corretti coltivatori diretti e indiretti di discorsi e vasetti letterari, biologici. Ma entrar nell’arte è uscir di biologia, è un apparir disparendo: le biglie, la rosa, tu, i numeri naturali indicati con N.

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