Explicit / Non fiction

#MaiDireNein

IL 75 23.10.2015

Il manifesto di Nein Quarterly, un filosofo su Twitter

Lo spettacolo è il capitale a un tal grado di accumulazione da divenire immagine». Questo è Guy Debord, La società dello spettacolo. «L’immagine è zero, la sete è tutto». Questa, invece, è una storica campagna della Sprite. Il primo è un aforisma filosofico che suona falso come uno slogan pubblicitario, il secondo è uno slogan pubblicitario che suona vero come un aforisma filosofico, diciamo un piccolo spot schopenhaueriano sul rapporto tra volontà («sete inestinguibile», per il filosofo) e rappresentazione. Le due frasi accostate stanno proprio bene, neppure fossero botta e risposta, tanto che uno è spinto a farsi una domanda più generale: quand’è che le «filosofie oracolari» – così Popper bollava Hegel e Marx – si sono trasformate in filosofie pubblicitarie? Dev’essere accaduto in qualche punto del Novecento, e sospetto che una tappa decisiva sia il giorno in cui la Scuola di Francoforte sbarca a New York e nell’ansia di demolire i miti dell’industria culturale comincia a comporre aforismi sentenziosi che suonano sospettamente come slogan. Non stupisce allora che Eric Jarosinski, l’autore di Nein. Un manifesto (Marsilio) sia un ex professore di Cultura tedesca e di Teoria critica che vive a New York, né che abbia messo Theodor Adorno in copertina. Il libro nasce dalla rivista immaginaria @NeinQuarterly, account Twitter dove Jarosinski distilla la sua via umoristica alla teoria critica in aforismi di 140 caratteri. Come questo, nichilistico e pubblicitario, intitolato #SelfHelp: «Sii padrone della tua alienazione./Monetizza il tuo disgusto./Decostruisci la tua disperazione./Mangia. Nega. Ama». O quest’altro, #SenzaPrezzo: «No, mia cara merce./Si tratta di feticismo./È amore./Senza ideologia.». O questo #Urlo, di precisione chirurgica: «I più grandi pensieri della mia generazione:/Distrutti dalla frammentazione./I più grandi frammenti di pensiero della mia generazione:/Distrutti dalla ricomposizione». C’è n’è anche uno sull’aforisma, definito «la nave della filosofia nella bottiglia della letteratura», e se ne deduce che il tweet sia quella stessa nave quando si fa ancora più piccola per affrontare le onde dei social network. E Adorno? Lui avrebbe detestato Twitter, dice Jarosinski. Probabile. Ma allora come spiegare il mio sottile malessere, come di chi ha appena intravisto qualcosa di straniante? Ho letto Nein. Poi ho riaperto quel caro magnifico libro che è Minima Moralia. Sarà un’illusione ottica, un sintomo passeggero, ma giuro: ho visto le pagine popolarsi di hashtag.

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