Explicit / Non fiction

Parla, memoria

IL 75 23.10.2015

Il saggio di Paolo Mieli, contro la reinvenzione del passato

Tutto ciò che sai è falso». Come incipit spesso fa bella mostra di sé su pubblicazioni complottiste che pretendono di scoperchiare il vaso di Pandora della Grande Cospirazione Mondiale. Quando si parla di Storia però, i dubbi sono più che legittimi. Molti dei luoghi comuni che popolano il nostro immaginario sono frutto di revisioni del passato, creazioni di miti intoccabili. La carrellata che fa Paolo Mieli nel suo L’arma della memoria: Contro la reinvenzione del passato (Rizzoli) va dall’Antica Grecia ai giorni nostri. Già ai tempi della guerra del Peloponneso, Tucidide esaltò senza freni la politica di Pericle, anche se rischiò di portare Atene al fallimento prima della peste del 430 a.C. Mentre il demagogo Cleone, disprezzato da Aristofane, riuscì a essere risolutivo in alcune battaglie e dava voce a una borghesia in ascesa che cercava nuovi mercati da esplorare. Insomma, non è cosa recente la «memoria adulterata». Mieli definisce così anche la concezione dei barbari che invasero l’Impero Romano come «popolazioni omogenee», processo che nell’Ottocento portò alla costruzione di un immaginario nazionalista per alcuni Paesi come la Germania o la Francia. Così come lo scontro medievale tra Islam e Cristianesimo, l’oscurantismo gesuita o il conservatorismo di Metternich: tutte ricostruzioni politicizzate, fatte per l’interesse del momento che però sono riuscite ad affermarsi nel tempo. Ma in altri casi non c’è stato soltanto un piccolo dirottamento: la questione è stata proprio cambiata radicalmente, come nel caso di Galileo. L’immaginario collettivo lo considera solo un anticlericale che si scontra con dei «preti che sputano fuoco», sminuendo di molto la ricchezza del personaggio, genio eclettico sia matematico che umanista. Tralasciando le polemiche che hanno visto contrapposti comunisti e liberali negli ultimi cinquant’anni, la battaglia per la verità storica si combatte ancora: è difficile realizzare che la realtà è composta da mille sfumature ed è quasi sicuro che una di queste sfumature faccia saltare una narrazione politica pazientemente tessuta.

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