Explicit / Idee

Esplicito e finale

IL 76 20.11.2015

Dare i numeri a parole

Addio, rane saltanti dall’acque, rane sulle foglie di ninfea, addio. Addio, rane della vita acerba. Addio, Rane sui fogli verdastri di IL. Qui le pagine maturano. Addio, giovinezza. Come al solito faccio i miei commoventi comodi, fino all’intimo ostentato in lacrime.

E cosa c’è oltre? Questo: «Dov’è uno specchio, dov’è? Ché nelle lacrime voglio vedermi annegare». E il massimo dell’esplicito? Parlar di sé, solo di sé. Ma non per fare storia personale o quella roba mista di auto e di finzione, tipo lo stesso biglietto per la metro e il bus, diligenza petulante di minimi scriventi. No: parlar di sé perché si è il mondo. Mondo ossia la mia fisionomia dal fior di pelle in poi. Mondo ossia il mio floricultore Antonio Sgobba che mi scrive: dal prossimo numero una novità, niente più Rane ma Explicit, per noi (che sarei io, il “noi” è mondano) non cambia niente. Nella sua scrittura, chissà perché, odo un’eco Tomasiano di Lampedusa.

Addio, Rane. Non cambia niente, perché io già sono esplicito e finale, niente se non che tra il prima e ora c’è di mezzo un Addio. Io a che servo? A dirlo, sto qui apposta. E allora, avanti nel mondo. Togliamoci qualche spina dalla gola, esplicitiamola. Addio, rane. Mi viene in mente subito dopo Addio, giovinezza. Poi mi viene in mente Nino Oxilia, che mi viene spesso in mente perché sono nato in via Nino Oxilia, e non me lo dimentico. Prendo pose autobiografiche? No. Nino Oxilia è autore, con Camasio Sandro, dell’operetta Addio giovinezza! con l’esclamativo. Sto parlando di mondo, di teatro, di versi sfrenati, di un padre toponomastico. Era goliardico, crepuscolare e futurista, altro che metro e bus. C’era in quell’operetta una bella canzone dal titolo (sto esplicitando la spina) Giovinezza. Il primo verso dell’inciso era «Giovinezza, giovinezza», il secondo: «primavera di bellezza». Verso di gemme esplosive, uno scoppio d’Addio, tonfi di rane, le zeta forti, altro che il rimbambinismo bleso oggi in corso. E in un boato, poi, Nino morì, di granata, sul monte, appunto, Tomba, nel 1917, in guerra. La canzone nasce goliardica nel 1909 con il titolo Il Commiato, l’addio alla giovinezza, l’explicit. Visse in teatro nel 1911. Sarà travisata in parodia trionfale otto anni dopo la morte di Nino, che è anche regista di cinema muto. Zitti tutti. 

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