La star del momento, il filtro seppia e la coazione uditiva a ripetere (28 milioni di volte in un giorno)

28 milioni di volte. Sono le visualizzazioni del singolo di Adele – Hello – il giorno dell’uscita. Per gli altri record la data è il 20 novembre: promette lacrime A-side tutto l’album.
Quand’è che una buona canzone diventa più di una buona canzone?
Conta quante volte sei costretto a rimetterla daccapo, lo spiega Nick Hornby in 31 Songs: è il più semplice dei trucchi musicali, il bisogno narcotico del repeat. Effetto droga nuova.
La motivazione teorica Hornby la lascia a Dave Eggers: ascoltiamo e riascoltiamo certe canzoni per risolverle – la formula psicologica per la cima della classifica in fondo è sempre stata facile:
1. Il pezzo ti piace
2. Forse parla di te
3. Un’altra volta play.
«28 milioni» certifica che Hello è il capolavoro pop del 2015. Musicalmente è precisissima: voce potente su testo da donna fragile, giri di accordi sognanti, pianoforte servitore e concessione commerciale del finale che alza la posta, cambia le carte e diventa ballad.
Stavolta è irresistibile anche il video (di Xavier Dolan, premio a Cannes).

La trama. Una ragazza con cellulare a sportellino chiama un uomo che non sente da anni per provare il gusto dell’estrema violenza sugli ex fidanzati: offrire le tue mortificate scuse dopo che li hai ammazzati. L’atmosfera è cinicamente seppia, il filtro seppia oggi ricorre nei filmini delle canzoni più tristi d’Inghilterra. The Blower’s Daughter di Damien Rice ha insegnato qualcosa a tutti: con un bianco e nero polveroso lo spettatore diventa più infelice, quindi riascolta – si torna a Hornby, forse anche a Freud: chi sta male vuole sentire sempre lo stesso disco.
Adele ovviamente ci tiene a negare questo abuso di politica economica del dolore. A ottobre ha anche rilasciato apposita intervista esclusiva sfoggiando i buoni sentimenti classici:
A. «Disapprovo i social network».
B. «La fama non mi cambierà».
C. «Ho una vita normale».
Non solo non convince, ma trascura il solito problema: il lettore non è stupido, prima si diverte con l’analisi testuale delle canzoni, poi passa all’analisi scientifica delle dichiarazioni dell’autore.
«Volevo fare il dottore per aggiustare il cuore alla gente» – Adele vuole solo affliggerla in massa, quella gente; Kate Hudson e Katy Perry, entrambe al momento senza un fidanzato, piangevano e si facevano le foto mentre sentivano Hello, gli autoscatti celebrativi sono su Twitter.
«Le mie canzoni parlano di invecchiamento e nostalgia» – Adele ha 27 anni, l’inizio universalmente concordato per i rimpianti della vita è a 40.
«Adoravo i drammi. Ora faccio molte cose ed è terapeutico perché solitamente porto rancore» –Adele non porta rancore a nessuno, non si è offesa nemmeno quando Karl Lagerfeld l’ha rimproverata: «Bel viso, ma deve dimagrire». Se ne guarda bene: nessuna taglia 40 può cantare l’amore disperato bestseller e restare credibile agitandosi nel vento.

Ma l’uscita imperdonabile resta quella del 2012: «I’m never writing a breakup record again».
Pensava di avere la stoffa per cantare l’amore felice? Chi credeva di essere per consentirsi di smettere col lirismo banale del dolore?
Le risposte a queste domande sono altre domande – e sono state già fatte vent’anni fa (ancora Nick Hornby, sempre Nick Hornby): «Cos’è venuto prima, la musica o la sofferenza? Io ascoltavo la musica perché soffrivo? O soffrivo perché ascoltavo la musica?».
Adele si è incaricata personalmente di risolvere solo l’ultimo problema di Alta fedeltà: «Non saranno tutti quei dischi che ci fanno diventare malinconici?».
Il plebiscito c’è stato su YouTube: 23 ottobre 2015, 28 milioni di sì.

Chiudi