Yolo / Serie TV

La birra senza glutine a South Park

IL 76 20.11.2015

Hipster, gentrificazione, Whole Food e la solita mano pesante contro il politicamente corretto (ora impersonato dal preside della scuola): ecco l’ultima stagione del cartone più irriverente

Giunti alla diciannovesima stagione Trey Parker e Matt Stone devono aver pensato che South Park avesse bisogno di un aggiornamento. Anche semplicemente per far muovere i personaggi in un mondo che resti simile al nostro: per questo i due autori (che dopo il successo di Broadway con The Book of Mormon hanno venduto bene anche con il videogioco di ruolo South Park: The Stick of Truth) hanno deciso che il tema della stagione sarebbe stato la gentrificazione. Hanno aggiunto hipster con la barba, ristoranti con nomi come Vernacular, un Whole Foods in cui comprare birra senza glutine e complessi residenziali nuovi a ridosso della casa “storica” (cioè vecchia) di Kenny, il bambino più povero della città adesso parte della mixed culture al passo coi tempi.

Ma il cambiamento più grande riguarda la scuola elementare, dove fin dalla prima puntata della nuova stagione viene introdotto un nuovo preside, che si presenta dicendo: «Ho googlato South Park prima di venire ed è incredibile la quantità di merda con cui la state passando liscia». Poi imita il suono di una sirena: «Lo sentite? È il 2015 che vi sta per passare sopra. Suck it». Il nuovo personaggio si chiama P.C. Principal, con le iniziali, perché rappresenta il Politically Correct.

Con questa trovata Parker e Stone hanno portato dentro al mondo bigotto di South Park le critiche che ricevono nel mondo reale. Ed è geniale perché in questo modo hanno aggiunto una voce che in effetti mancava, ridicolizzandola al tempo stesso. P.C. Principal è raffigurato come un “bro” da confraternita muscoloso che manda all’ospedale Cartman (il bambino grasso e cattivo che qualche stagione fa cantava: «There are too many minorities at my water park») perché usa il vocabolo salesman, connotato per il genere maschile, invece di salesperson, discriminando le commesse. Così i progressisti troppo rigidi sono ritratti come i nuovi bigotti.

 

South Park era cominciato come cartone per adulti con i bambini che dicevano parolacce, ma nel corso degli anni si è specializzato nel trattare tutti i temi più delicati con uguale indelicatezza. Parker e Stone hanno ricevuto minacce dai fondamentalisti islamici per gli episodi in cui compare Maometto, ma hanno avuto problemi anche con lo Sri Lanka (in una puntata Budda sniffa cocaina), con Scientology e con la Chiesa. In Italia, prima che Comedy Central avesse un canale suo, sono stati censurati alcuni episodi sul Papa e alla fine della quarta stagione il cartone è stato soppresso.

Da questo punto di vista è già un miracolo che South Park sia ancora vivo e vegeto, eppure il suo valore culturale è offuscato da un livello di provocazione difficile da accettare per molti (per fare un confronto con un altro cartone per adulti: questa stagione di South Park negli Usa è vista da un milione e mezzo di spettatori a puntata, I Griffin arrivano più o meno a tre milioni).

Abbiamo bisogno di South Park soprattutto per come parla delle nostre ipocrisie. Nell’episodio Safe Space il concetto di first world problem viene mostrato così: dato che Cartman e alcuni vip ospiti della puntata soffrono per i commenti pieni d’odio dei social network, mentre in Africa si muore di fame, saranno i bambini malnutriti a pulire i loro account dalla negatività, al prezzo sostenibile di un’elemosina.

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