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Lucky Blue Smith: l’idolo delle sfilate

IL 76 20.11.2015

Andrea Ventura

Lucky Blue Smith, modello poliedrico e star dei social, risolleverà finalmente le sorti (e i compensi) dei colleghi maschi

Ha diciassette anni, è alto uno e novantotto, porta il 46 di piede e potrebbe essere colui che risolverà l’annoso problema del soffitto di cristallo nel mondo della moda. Lucky Blue Smith non è una marca di sigarette ma il modello del momento: minorenne, ha già realizzato primarie campagne per Tom Ford, Etro, Bottega Veneta, Fendi, Calvin Klein e Tommy Hilfiger. È una versione alta di Justin Bieber (solo 1,75, ma con lo stesso parrucchiere, probabilmente).

Soprattutto, ha una famiglia. Mormone. E il mormonismo potrebbe, nella più classica eterogenesi dei fini, portare a un radicale cambiamento nella moda, con l’avvento di una nuova generazione di modelli strapagati e celebri più delle loro colleghe (rischia comunque di diventare il mormone più celebre della Terra, dietro Amy Adams, Mitt Romney, Roseanne Barr e Christina Aguilera, secondo il sito AllAboutMormons, che però probabilmente intruppa molte celebrità tra i mormoni, nella distrazione generale).

La famiglia ha un’onomastica complessa: oltre a Lucky Blue ci sono le sorelle Pyper America, Daisy Clementine e Starlie Cheyenne. L’onomastica di famiglia, ha spiegato la madre che si chiama solo Sheridan, dipende dall’avere un cognome abbastanza diffuso, diciamo. In realtà gli Smith, che forse saranno presto i Kardashian mormoni sotto le direttive di mamma Sheridan, ex modella, hanno scelto un posizionamento un po’ Norman Rockwell, un po’ Frank Capra e un po’ Giovanni Pascoli. La mamma li ha subito depositati dall’originaria Spanish Fork, Utah, a Hollywood, dove sono tutti in forza alla stessa agenzia di modellismo e attualmente risiedono in una piccola casetta con una sola, piccola cameretta. Lì, oltre a dormire in questa camera assai affollata, forse legati per i piedi con le sorelle, come il timido autore del Fanciullino, facendo forse immedesimare molti adolescenti a minor potere d’acquisto, i superciliosi fratellini (non a caso lui è stato anche definito «la risposta maschile a Cara Delevingne»)fanno musica. Hanno un gruppo che si chiama The Atomics, dove lui è alla batteria, Pyper al basso, Daisy alla chitarra e Starlie, oltre a essere l’unica a non decolorarsi i capelli, canta. Il papà Dallon, probabilmente solo decorativo e portatore di genetica forte nel ménage Smith, ha però insegnato loro la musica, e la musica, giurano, sarà il focus del prossimo inevitabile programma tv. Al Guardian, Lucky Blue ha dichiarato infatti che questo Casa Smith allo studio «non sarà l’ennesimo reality ma un docu-show musicale».

In comune con Cara Delevingne, oltre agli occhi e ciò che di peloso sta sopra, Lucky Blue ha anche il sogno del cinema. Diverse volte ha rivelato che gradirebbe fare l’attore, dunque sarà protagonista di Love Everlasting, film indipendente del regista Rob Diamond che dovrebbe uscire l’anno prossimo. Come Delevingne poi le sue sorelle son state anche notate prima di lui, nella ridente Spanish Fork, dove però pare che un agente molto visionario gli abbia detto, a dodici anni, un classico «cresci bene che ripasso», CBCR come si diceva un tempo.

Visionario, certamente, ha confermato Ellen DeGeneres, nell’omonimo show, terza camera dello Stato americano, durante la visita di prammatica di tutta la famiglia Smith, con foto di lui dodicenne brufoloso e conigliesco, all’epoca. Lì in tv, oggi, lui invece si agita goffamente nei suoi quasi due metri, con quella faccia da Christopher Walken bambino e quella postura e prossemica da George McFly, il sellerone di «ehi tu porco toglile le mani di dosso» di Ritorno al futuro, vestito anche da festa del liceo anno 1955. E fa parte senz’altro tutto della strategia della mamma-tenente Sheridan, che avrà fiutato il business di un’operazione nostalgia: Lucky Blue infatti si comporta come un Gianni Morandi nei musicarelli militari italiani: il suo agente ha detto al Guardian che «fa le cose alla vecchia maniera, alla Elvis», non va in discoteca, è un bravo ragazzo. Punta soprattutto alle madri.

Oltre al prossimo reality sulla famiglia mormone musicarella, ci sono anche i flashmob in cui dà appuntamento (su Twitter o Instagram) alle fan: convegni estemporanei in qualche capitale di cui rivela poche ore prima l’indirizzo preciso, salvo poi presentarsi senza cordone di sicurezza ma con la sola protezione di qualche sorella a caso. (Il preavviso, dice, serve alle fan che «devono aver tempo per organizzarsi, le loro mamme devono dargli il permesso e portarle, perché metà di loro non ha ancora la patente»). Spesso causando problemi di ordine pubblico, come in occasione delle sfilate a Parigi, dove, alla sola presenza della sorella Daisy Clementine, le fan non si sono accontentate di tanti bacini e abbraccioni ma hanno procurato l’intervento della gendarmeria.

Tutto dunque molto bene, e la mamma Sheridan e i suoi agenti sperano che Lucky Blue tra reality e flashmob e operazione Anima mia tiri un po’ su le quotazioni di se stesso e in generale del modellismo maschio, lavoro che non osa pronunciare il suo nome (perché guadagnando un decimo, salvo rare eccezioni, nessuno li riconosce per strada). Un po’ come negli oscuri anni Ottanta, prima dell’avvento delle supermodel, e sarà coincidenza ma c’è una foto di Lucky Blue sul Guardian perfettamente simmetrica a quella celebre di Linda Evangelista su Vogue (Inghilterra) nell’agosto 1991, che contribuì a scagionare le modelle anonime (hanno anche la stessa identica platinatura). Sempre secondo il Guardian, l’essere uno slashie (modello slash attore slash musicista slash qualcos’altro) potrebbe essere la chiave di volta per arginare la proletarizzazione dei modelli maschi: moltiplicando la fanbase e intruppando dentro i social network groupie, mamme, sorelle, ormoni e mormoni, qualche soldo dovrebbe arrivare, oltre alla visibilità (quella cosa che notoriamente si promette quando nessuno ti vuol dare una lira). Del resto la modella più pagata del mondo, Gisele Bündchen, ha fatturato 42 milioni di dollari nel 2013, anno a cui risalgono le ultime statistiche. Mentre i modelli maschi, tutti insieme, hanno tirato su solo 10 milioni. E intanto, a farsi carico degli indossatori contro le disuguaglianze, neanche uno straccio di Piketty.

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