Magazine / Cover Story

Chi è Misty Copeland

IL 76 20.11.2015

Andrea Ventura

Misty Copeland è l’étoile dell’American Ballet Theatre. Dalle difficoltà al successo: la sua è la storia di un’affermazione sociale

Nell’estate del 2014, la sua faccia diventa famosa al grande pubblico. In uno spot di Under Armour, Misty, una ballerina classica mulatta, si allena mentre una voce di bambina legge le lettere di rifiuto che ha ricevuto da piccola perché il suo corpo, siccome non bianco, non era delle giuste proporzioni: non ha le gambe giuste, ha i muscoli troppo grandi. Diventa una specie di video motivazionale, fa milioni di contatti.

Una delle sue ispirazioni, l’attrice e ballerina Victoria Rowell, dice che secondo il grande coreografo Balanchine «la pelle di chi danza dovrebbe essere pallida come quella di una mela appena sbucciata. Io sono del colore delle castagne in estate. Dobbiamo trovare una soluzione».

Il 30 giugno dell’estate appena passata, Misty Copeland è stata scelta come nuova étoile dell’American Ballet Theatre, una delle grandi compagnie di danza americane. Ci era entrata a diciott’anni, nel 2000, e dal 2007 era solista: la prima solista afroamericana dell’ABT da vent’anni a quella parte. Due mesi prima di diventare étoile e di interpretare la regina nel Lago dei cigni al Lincoln Center di New York, Time la inserisce tra le cento persone più influenti del 2015. Copeland spiega al magazine come l’American Ballet Theatre, attraverso di lei, ci aiuti a capire «che aspetto hanno gli americani». La gente «vuole vedere qualcosa di bello ma anche rivedere, sul palco, se stessa». Per l’occasione, Time commissiona un ritratto di Copeland a Nadia Comăneci, mito olimpico della ginnastica artistica. Tocca a lei, perché è stato un documentario sulla sua carriera a ispirare la Misty bambina di sette anni «a vedere la gioia nel movimento. Quando gareggiai alle Olimpiadi del 1976, nessuno pensava che una quattordicenne che veniva da un posto che nessuno avrebbe saputo indicare su una carta geografica potesse competere per la medaglia».

Nata in Missouri nel 1982, Copeland comincia a danzare tardi, a tredici anni, dopo aver scoperto le gioie del movimento grazie alla squadra di majorette della sorella. Vive in California con la madre e cinque tra fratelli e fratellastri. Si sposta di città in città seguendo la vita sentimentale della madre. Un’insegnante di danza, Cynthia Bradley, amica dell’allenatrice delle majorette, la spinge a tentare la danza classica. «Perché mai dovrei scarpinare fino all’altro capo della città per studiare balletto?». Ma viene conquistata dal rigore e dalla disciplina, dalla grazia che vede il suo corpo assumere nello specchio della sala. Misty è perfetta per il sacrificio richiesto dalla danza classica: «Non è che mamma fosse severa. Ma dovevi guadagnarti le sue lodi, e io le volevo disperatamente. Con tanti fratelli e sorelle, era dura ottenere la sua attenzione». Da piccola aveva le emicranie per lo stress. Vomitava, le si annebbiava la vista.

All’epoca dei suoi primi passi di danza, la famiglia vive in un motel. La madre esce da una storia con un uomo razzista e violento. Cynthia Bradley, conquistata dal talento della ragazzina, che in soli tre mesi di danza è già sulle punte, convince la madre a lasciarla vivere da lei, a due ore di autobus: le farà da tutore. Si sparge la notizia di quel talento ma nel 1998, la madre, spaventata dall’idea che le stiano portando via la figlia, revoca l’accordo. Misty comincia a parlare con gli avvocati per ottenere l’emancipazione legale, ma alla fine rinuncia per affetto.

Nel 2000, a risolvere tutto, arriva l’offerta dell’American Ballet Theatre, e da lì la strada è tutta dritta, se non fosse per un infortunio che rischia di concludere la sua carriera nell’autunno del 2012. Durante le prove dell’Uccello di fuoco, non rivela a nessuno che il suo stinco si sta sfasciando. Scopre di avere sei fratture nella tibia logorata. Torna sulle scene sette mesi dopo, con una protesi artificiale nella gamba. Sia il tipo di infortunio che il lavoro per tornare testimoniano la sua grandezza ossessiva.

Una nuova campagna pubblicitaria di Under Armour, sui benefici dell’allenamento ossessivo, presenta la work ethic come unico vero strumento di affermazione sociale: antidoto individuale a una società razzista dove i poliziotti pensano che ogni nero sia un pericolo ambulante. E la work ethic produce dei frutti: sarà giudice di So You Think You Can Dance su Fox. È membro del Council on Fitness, Sports & Nutrition di Obama. Un documentario sulla sua vita viene presentato al Tribeca ad aprile 2015.

Ma la sua grandezza si vede in certe scelte follemente gratuite. A fine agosto debutta a Broadway, in On the Town di Bernstein. Si prepara da sola per unirsi a un cast già avviato. Dice all’Huffington Post: «È la prima volta da parecchio tempo che sento il nervosismo. Una sola prova intera col cast non mi pare abbastanza prima del debutto». La chicca è questa: fin dall’inizio aveva deciso di farlo per solo due settimane. Assurdo.

Il suo memoir Life in Motion: An Unlikely Ballerina, ha uno stile autocelebrativo, secondo il New York Times: «Copeland suona come la propria fan più devota, allenata alle prove o la va o la spacca dei talent in tv». Eppure, concede, per una ballerina afroamericana certi momenti di passaggio sono davvero enormi e il libro è rivelatorio quando spiega il «carico psichico dell’artista nero in una professione prevalentemente bianca». Secondo Kirkus, «spesso la narrazione è gonfiata al punto che la sicurezza nei propri mezzi sembra arroganza».

È che oggi in America il confine tra emancipazione sociale e successo personale è indefinibile. Così c’è qualcosa di molto più complicato dell’arroganza in frasi come: «Seguirono altri articoli sul mio talento… Questa ragazzina fenomenale di cui avevano tanto sentito parlare… Mi dissero che ero un talento straordinario… Il prodigio del balletto». Il linguaggio promozionale da talent e quello della liberazione (individuale) si fondono. Bisogna d’altronde ricordare che Kanye West, il rapper più raffinato e importante d’America, ha chiamato il suo disco come Gesù e si è sposato una Kardashian. È un mondo nuovo, dobbiamo ancora metabolizzarlo, e dire che tutto sembra un talent è da pigri. Pigri e bianchi.

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