Yolo / Cinema

Star Wars torna indietro e siamo tutti più contenti

IL 76 20.11.2015

A dieci anni dall’ultimo capitolo della saga, ritorna Guerre stellari. Il motivo dell’insuccesso dei tre prequel è stato identificato nell’ossessione tecnologica di George Lucas. Ora si rilancia con set reali, fisicità e luoghi tridimensionali

Sono passati dieci anni dall’uscita della Vendetta dei Sith, l’ultimo dei tre prequel di Guerre stellari con cui George Lucas ha raccontato la vita di Anakin Skywalker, padre del Luke protagonista del primo ciclo, e la sua traformazione nel malvagio Darth Vader. Ma il trauma collettivo causato da quei tre film maldestri, mal recitati e inondati di computer graphic è ancora vivo, un’offesa all’immaginario collettivo perpetrata dal creatore stesso della saga originale. Per Lucas la seconda trilogia, quella uscita tra il 1999 e il 2005 dopo la conclusione della prima con Il ritorno dello Jedi nel 1983, è stata l’occasione per portare agli estremi la sua idea di cinema come laboratorio tecnologico, sperimentando la massima digitalizzazione possibile del mezzo filmico, ansioso di liberarsi della pellicola, dei complicati modellini delle astronavi e degli effetti artigianali che tanti problemi gli avevano creato girando i primi capitoli.

L’ossessione tecnocratica di Lucas ha deluso i fan della saga, innamorati della fisicità dei film originali, della tridimensionalità degli oggetti, dei luoghi e dei volti di quei film realizzati con lo scalpello e la vernice piuttosto che tra green screen e monitor di computer. Perciò lo hanno odiato, e pur avendolo comunque ricoperto di fiumi di dollari anche per quei nuovi brutti film, lo hanno bollato per sempre come traditore. Sarà stato per questo che quando la Disney si è comprata la Lucasfilm e ha messo in cantiere una nuova trilogia il primo film è stato dato a J.J. Abrams, regista cinefilo ed eterno bambino, innamorato del marchingegno scenografico. Ancora fedele alla celluloide, Abrams ha messo su una campagna di lancio del nuovo episodio, Il risveglio della Forza (in Italia dal 16 dicembre), tutta improntata sul ritorno alle origini: tornano gli attori di allora (Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher), tornano le maxi-scenografie, torna la fantascienza che si può toccare con mano.

Un video promozionale sul backstage della produzione è introdotto da una malinconica melodia al piano e voce che annuncia: «Set reali. Effetti speciali autentici», seguita da Mark Hamill, l’attore che fa Luke Skywalker, che dice: «Niente è cambiato. In realta tutto è cambiato, ma tutto è come prima». Si chiama reverse engineering, e in soldoni è quella branca dell’ingegneria che studia la struttura di un oggetto per ricavarne a posteriori una versione di qualità superiore, utilizzando mezzi completamente diversi da quelli impiegati per l’originale. Oggi la materialità di un film è un lusso che pochi possono permettersi, e vedere gli operatori di Abrams che mostrano sorridenti la pellicola che scorre dentro la cinepresa, oppure lo stesso attore che faceva Chewbacca trent’anni fa che dice: «Torniamo ai vecchi tempi. Al vecchio modo di fare le cose», sentire tutto questo amore per l’artigianato, questa cura per i ricordi d’infanzia di milioni e milioni di spettatori, tutto ciò non basta a scacciare questa paura: che sia solo un’abile truffa ai danni di tutti i nativi non-digitali che faranno del Risveglio della Forza uno dei più grandi incassi della storia del cinema, se non il più grande. Si sono presi la nostra nostalgia, speriamo almeno che ci diano un film decente.

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