Yolo / Serie TV

24 consigli per le serie tv italiane

di Francesco Pacifico
illustrazioni di DANIELA BRACCO
IL 77 18.12.2015

Attori devoti alla causa e non necessariamente belli, la famiglia come unità minima di narrazione, niente milanesi con l’accento di San Giovanni in Persiceto, attenzione ai personaggi secondari, ridurre la deriva soap, sesso realistico e, per favore, vestiti e mobili adeguati alla sceneggiatura

 

1

Suoceri e mamme, la specialità italiana

Invece degli eroi civili e solitari tutti dedicati al lavoro, servono beghe familiari che cominciano a tavola e finiscono in tribunale. Servono gli alberi genealogici, le suocere, le doppie famiglie: dove c’è famiglia, c’è trama. Vedi “Six Feet Under” e “I Soprano”.


2 – Vogliamo degli attori che si piacciano fra loro

Tutti fanno finta di essere intrigati dai punti di vista stile Yehoshua, ma “The Affair” è tutto un balletto di occhi e bocche fra Dominic West e Ruth Wilson.


3 – Attori senza brand, devoti alla causa

L’attore va piegato alle esigenze della storia e non ha un profilo migliore, né un’immagine da difendere. Ci serve stempiato? Non è una “prova d’attore”, è professionalità.


4 – Costumisti e scenografi con contratto a bonus

Per curare la malattia dello spiegone, bisogna cominciare a far parlare la scena. Con i vestiti giusti e i mobili giusti, la trama si capisce meglio..


5 – Binge watching sano: torna alla natura

L’Umbria d’inverno, la Pianura Padana d’autunno, corse in Panda nell’Agro Pontino… Inseriamo sobrie inquadrature dall’alto come la Louisiana di “True Detective”.


6 – Il privato per reinterpretare il pubblico

La storia siamo noi, si dice, ma poi in realtà raccontare fatti storici ci irrigidisce. In “The Americans” si capisce la Guerra fredda da come russi e americani fanno sesso.


 

7

Tenere le mani degli attori occupate

Un dialogo viene scritto, ed è statico. Se metti gli attori fermi di tre quarti davanti alla telecamera in mezzo al corridoio d’ospedale, rimane statico. Robin Williams si inventava sempre cose da fare perché il suo personaggio non stagnasse quando parlava.


8 – Conflitti tra famiglie, tra clan

È l’estensione del dominio della lotta familiare, quindi perfetto per noi. Possiamo imparare dai biker di “Sons of Anarchy” e fare una saga sui baroni universitari.


9 – Descrivere le professioni in modo dettagliato

Un grande mistero delle arti narrative è come mai i mestieri siano interessanti da raccontare. Fatto sta, lo sono. Vedi “Boris”,  vedi “The Knick”. Aiuta a evitare la deriva soap.


10 – I cattolici sono interessanti e fanno ridere

“Big Love” raccontava di un mormone con tre mogli. Lontano dalle direttive Rai, la religione è narrazione, è strana e complicata, produce personaggi e trama.


11 – A ognuno il suo lessico, a ognuno il suo accento

L’attore bello e santo parla svelto e col cuore in mano e usa un lessico generico. Si chiama Accorsismo. Meglio il metodo Populizio: passione, dialetto e tic nel Falcone di “Era d’estate”.


12 – Evitare la deriva soap

È quel problema (vedi “Masters of Sex”) per cui dopo qualche stagione fresca e personale, la si butta in soap. Successe perfino a “Sex and the City”.


13 – Giocare coi registri: il pastiche

In “Non essere cattivo”, Caligari fa Totò e Peppino con i coatti di Ostia. Giocare con i generi aiuta a dar respiro alla manovra. Come le derive slapstick di “Breaking Bad”.


14 – Le sottotrame senza morale

Quando si aggiungono storie di personaggi minori, è buona creanza non farne subito delle parabole: il marito che si ubriaca e mette sotto qualcuno… Anche no.


15–Personaggi con più di una reazione

Il vero personaggio è quello che quando ci spiazza ci conferma chi è. Michael C. Hall in “Six Feet Under” cambiava a ogni stagione ed era sempre più se stesso: maestro.


16 – Personaggi che non dicono solo quel che devono

“Jessica Jones” viene da un fumetto Marvel, eppure quando parla lancia occhiate che dicono tutto e il contrario di tutto. Un modo per non annoiare.


17 – Pete Campbell

L’account manager di “Mad Men” è il perfetto personaggio secondario squallido. Non si può che amarlo. Perché sia vero drama, i comprimari devono essere credibili.


 

18

Mandare le città a scuola di recitazione

Il cinema italiano trasforma le città a piacimento. La Roma del “Divo” non è la stessa di quella dell’“Eclisse”. La New York disegnata di “Jessica Jones” non è quella di “Girls”. Se gli attori recitano insieme alla città, diventa tutto più credibile e le battute non suonano scritte.


19 – Sesso fantasioso, cioè realistico

Siamo il Paese di Mastroianni e invece di scherzare sul sesso ci perdiamo in sospiri. Abbiamo i grugniti engagés. Un po’ di realismo! (“Girls”)


20 – Protagonisti non solo bòni e famosi

Ogni tanto qualcuno che semplicemente sa recitare ci vorrebbe. Un attore che fa la prova della vita, crea un personaggio indimenticabile, per amore del mestiere.


21 – Attori che non si prendono sul serio

A volte devi venire brutto in camera perché la storia sia raccontata. Gli attori italiani di solito sono sempre in tiro. Migliore spread brutto/bello attuale: Alessandro Borghi.


22 – Momenti in cui non succede niente

Mia moglie: «Secondo me in Italia c’è solo dialogo o azione. Non ci sono mai grandi riflessioni sulla vita, momenti in cui si va fuori dall’ordinario». Ripartire dalla commedia dell’arte.


23 – Fallo per il catalogo. Resterà

In America si cancellano meno serie a metà: hanno scoperto che poi on demand te le guardi: prima o poi, mentre hai l’influenza. Incentivo a produrre serie nuove.


 

24

Demoni d’autore, storie personali

Non si possono progettare le serie con le società di consulenza: le più belle sono tutte diverse tra loro. Ogni creatore, lì, porta il suo demone: bere in ufficio, l’amore fraterno, diventare “Scarface”… Altro che i «mettici più melò» di certe riunioni coi produttori.

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