In veste di produttore di serie tv, il colosso di Jeff Bezos sta sviluppando una propria identità precisa, fatta di piccole storie, nevrosi, confusione sessuale e golden age americana. Funziona anche quando non funziona

Quando non consegna la spesa entro un’ora dalla ricezione dell’ordine, Amazon produce serie tv. E lo fa abbastanza bene, al punto che sembra essere riuscita a trovare una sua voce, un suo stile. Le puntate corte, ben scritte, le immagini pastello tra la seppia e il deserto del Mojave, i personaggi con nevrosi postmoderne, spesso borghesi impoveriti aiutati da borghesi arricchiti. C’è l’unità minima familiare che è la cerchia degli amici, e al di fuori poco o niente, solo sesso e strade di città. C’è anche un altro elemento: Amazon punta molto sul revival, su tempi e sentimenti condivisi da una o più generazioni americane. C’è il tardo flower power di Transparent con tutto il sostrato di un’America che ha letto i libri e preso gli acidi, ma che si permette il delirio plurimo di genere giocando sul patto tacito che stringe con lo spettatore. Lo spettatore, mentre vede Maura perdere contatto con la realtà, è sicuro che non deraglierà mai completamente, perché Maura ha fatto le esperienze cognitive giuste negli Usa dei Sessanta.

Anche in Red Oaks c’è il revival, nientemeno che la sex comedy anni 80, e c’è anche il sostrato culturale comune che si può omettere: la media borghesia da Tennis club, il New Jersey orgoglioso di non essere New York, le goliardate di una volta che non finivano mai davvero male, i buoni, i cattivi, l’ottimismo e le possibilità. Però non ci sono i personaggi. L’unico che funziona davvero è Nash (Ennis Esmer), il carismatico capo dei maestri di tennis del club, che vigila sulla comunità di privilegiati essendo un incrocio tra Caddyshack e John Holmes. Il personaggio principale, David, il giovane istruttore in pausa estiva da Nyu, è probabilmente il personaggio principale più scialbo di tutte le serie tv. È volenteroso, il bravo ragazzo con le velleità, ma nulla, risulta completamente trasparente.
La stagione è comunque godibile, una pop-corn series perfetta (tranne l’assurda settima puntata), con ambientazioni e dialoghi, quelli sì, completamente centrati nel tempo della narrazione. Ecco, filologicamente è forse la rappresentazione televisiva più fedele mai vista degli anni 80, a tal punto ortodossa da estrapolare la sua migliore battuta, le tre “F” – «If it flies, floats or fucks, rent it» – da un romanzetto del 1982 intitolato Baja Oklahoma. Non esattamente Cormac McCarthy.

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