Explicit / Idee

Un balzo lampante

IL 77 18.12.2015

Dare i numeri a parole

Cosa ci piace? Ci piace aspettare. E l’attesa, pur se ci piace, ci infastidisce anche. Aspettare cosa? Il cambiamento, che anche ci piace. Ma anche lo temiamo. Noi siamo il paradosso di Zenone che, in quanto irrisolvibile, è risolto. Nel senso (quel senso di infinito) che è mentale. Cos’è che abbiamo in mente? Una corsa podistica. Abbiamo in mente Achille e la tartaruga ossia noi stessi come attesa e come cambiamento. E che succede? Che la tartaruga è avanti, Achille è dietro, e vanno nella stessa direzione. Achille corre veloce, la tartaruga è tarda anzi tardissima. La raggiungerà, Achille? Finirà l’attesa? Avverrà il cambiamento: l’eroe davanti e la bestiola dietro? Non nella mente, che è cavillosa e fraziona tempo e spazio, perché la mente è dubitativa, condizionale, ipotetica, insomma piena di tutte le frazioni del se: casomai fosse il caso che ammesso quasi chissà boh mah eccetera se se se. Achille copre la distanza del quesito con l’epica astrattezza d’una corazza sconquassante. La tartaruga va avanti a morsetti, la corazza silenziosa. Con sottigliezza mite sminuzza in zeri e virgole il quesito, che è una foglia d’insalata, e lo sottomultipla così come, per dire, fa tantissime uova: tanti se per l’inseguitore perdente perché perso in arzigogolati calcoli frazionali che fanno venire il latte e il sonno. Infatti, Achille scivola sulle ovette viscide e s’insabbia con esse nel dormire. Anch’io. Ma in un vuoto d’aria del sonno sobbalzo, sussulto, mi sveglio. Ho risolto: Achille (son io) correndo salta. Copre a piedi in aria il più della distanza, vola a segmenti. La tartaruga è sempre tangente il suolo. Il paradosso vale solo terra terra, è piatto, orizzontale. Achille lo risolve in verticale: supera la tartaruga con un balzo lampante. E il paradosso trova pace e fine.

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