Quel che era cominciato come un piacevole ed edificante passatempo si è traformato in un incubo totalizzante. Se siamo schiavi del binge watching come guariremo?

Da qualche anno l’Oxford Dictionary serve solo a ufficializzare guai: dopo selfie, sentiment analysis e mansplain, è entrato in catalogo anche binge watching, il vizio di stare per ore al buio soli con una serie tv. Il vocabolario è sempre l’ultimo a rassegnarsi: se esiste la parola vuol dire che lo fanno tutti, il piano di continuare a ignorarli sperando che smettano è fallito.
I membri della commissione hanno solo registrato la pratica, non la approvano certo come scelta di vita. E neanche gli psicoanalisti. L’avvertimento dall’Università del Texas è preciso: oltre che di tutto, vi state ammalando di fiction, ormai vivete per delega. Giornate intere con Olivia Pope provocano depressione. O altro disturbo da Dsm.
Questa dell’intossicazione da Netflix è stata una degenerazione a sorpresa, non doveva andare così, anche perché le serie tv erano nate medicine: imitavano la letteratura, alcune erano proprio Sun Tzu, spiegavano come orientarsi. Poi, da una puntata a settimana il regime è diventato tutta la sera tutte le sere: è la dose che ha fatto il veleno.
Ma anche chi in questi anni ha visto poca televisione non si sente tanto bene: è quasi il 2016 e un disturbo di secondo asse in forma almeno lieve tocca a tutti (o forse ti eri messo a letto con la serie sbagliata).
La diagnosi però non è grave – sono solo stati emotivi, processi reversibili – e quel che ha causato il male è quasi sempre anche in grado di sospenderlo: il binge watching si curerà con altro binge watching.

1

Disturbo passivo-aggressivo di personalità

Eviti lo scontro diretto. All’inizio l’ostilità sotterranea ti piace, è appagante, sembra eleganza. Poi però non resisti e fai il rancoroso.

 

Cosa devi guardare: The West Wing

Jed Bartlet non discute, Jed Bartlet ci tiene a spiegare perché ha ragione (se non convinci la vittima quella ci riprova). E poi sa rieducare il perdente: l’unica volta in cui la moglie, Abbey, ammette «Jed, ho fatto un errore», aggiunge «però» e lui: «No. Niente però. Hai sbagliato e basta. Resta lì e tieniti lo sbaglio».

2

Disturbo narcisistico di personalità

Senza la promessa di ammirazione proprio non riesci a fare niente. Sei un presuntuoso anche al lavoro: se ti vogliono produttivo, devono farti i complimenti durante.

 

Cosa devi guardare: The Good Wife

Alicia Florrick il primo posto non lo voleva neanche, è diventata magnifica perché di meno non era possibile. È vanitosa con metodo: una volta un cliente le chiede: «Ma a un certo punto diventa più facile?», e lei: «No, diventi solo più bravo».

3

Disturbo autofrustrante di personalità

Vai a cercarti grane, le trovi. Gli errori sono sempre gli stessi, ti procuri la sfida per perderla: vivere deluso non è poi così male.

 

Cosa devi guardare: Scandal

Un po’ di coazione a ripetere è normale, il resto è una scusa: chi è bravo a creare i problemi è bravo anche a risolverli, sono abilità simmetriche. Olivia Pope fa lo stesso sbaglio da anni, la differenza è come si giustifica: «Se una cosa non funziona, non funziona. Ma devi provarci, perché se provi, insisti e non funziona, allora non dipende da te».

4

Disturbo istrionico di personalità

Senza essere bella e impeccabile non vale la pena vivere, figurarsi uscire. Sei un’esibizionista senza fondamento. Poi peggiori: diventi anche emotiva e teatrale.

 

Cosa devi guardare: How To Get Away With Murder

La donna perfetta esiste. Quando nessuno può vederla, Annalise Keating si toglie la parrucca e il mascara, si guarda allo specchio, è vulnerabile, piange. Ti accorgi che è più perfetta di prima. La frase: «Non sei la prima persona al mondo delusa da suo padre» ti farà risparmiare almeno 3 anni di analisi.

5

Disturbo dipendente di personalità

Cominci quasi tutti i discorsi con «secondo te», esiti sempre, chiedi pareri a chiunque. Sei così odiosamente bisognoso che gli amici hanno iniziato a darti il consiglio sbagliato.

 

Cosa devi guardare: House of Cards

«L’insicurezza mi annoia», ti direbbe Frank. E ti direbbe anche che lui, nel binge watching a persiane abbassate, non ci sarebbe mai cascato: «I hate being kept in the dark. Waiting. Speculating. Useless».

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