Yolo / Musica

Com’era bella quella canzone dei R.E.M.

IL 78 19.02.2016

LAPRESSE

Nel 1996 i R.E.M. erano la più grande band del pianeta assieme agli U2. Gli ultimi tre album erano stati dei successi, trainati da canzoni d’impatto come Losing My Religion, Everybody Hurts e What’s The Frequency, Kenneth. La scelta del primo singolo estratto dal nuovo album, New Adventures on Hi-Fi, fu un suicidio commerciale. E-Bow The Letter non aveva niente per catturare nuovi fan. Iniziava con un lugubre bordone, non aveva un ritornello facile, e il testo è il brandello di uno scambio epistolare da cui ci è impossibile risalire al contesto: «Il giro in bus e mi sono messo a scrivere questa…. Le quattro di mattina. Questa lettera. Campi di papaveri, piccole perle, tutti i ragazzi e le ragazze, golosi; ognuno un po’ spaventato. Ho pronunciato il tuo nome. L’ho indossato come la spilla di una star da film per ragazzini. Barrette, pasticcini alla ciliegia e diademi di stagnola, sognando Maria Callas, ovunque ella sia…». Mike Stipe come Molly Bloom? Il flusso di coscienza di questo che sembrerebbe un liceale in gita scolastica, comunque, prosegue con un’affermazione che è forse più del suo creatore: «Questa cosa della fama, non la capisco». Sarà vero? Davvero il cantante di un gruppo che ha venduto novanta milioni di dischi non comprende la natura del successo e gli effetti che determina? Sarà per questo che, con una decisione che mi pare non abbia precedenti, nel 2011 i R.E.M. si sono amichevolmente sciolti e nessuno di loro si è più riaffacciato nemmeno per un secondo nel music business? Non lo so. Posso solo dire che ancora oggi mi sembra inconcepibile che i R.E.M. non ci siano più. Non esiste in America un altro gruppo, a parte i Beach Boys, con un tale diluvio di grandi canzoni. Come E-Bow The Letter – una lettera che non resta inevasa, con la voce al tempo stesso romantica e inquietante di Patti Smith a cantare: «Ti porterò là». Là dove? Diccelo, Mike.

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