Explicit / Idee

I re di Internet distruggono tutto

IL 78 22.02.2016

Chris Hughes, editore di “The New Republic”

Reuters

I sovrani digitali sono personaggi odiosi, lo dimostra la vicenda di Chris Hughes e della rivista “The New Republic”

Secondo Hegel, la storia del mondo è una successione di grandi idee, e al culmine della storia c’è proprio la sua grande idea sulle grandi idee. Ma la storia del mondo potrebbe essere ricostruita più accuratamente come una successione di personaggi odiosi, più o meno odiosi a seconda delle epoche. Per esempio, quella degli Stati Uniti potrebbe essere raccontata come una storia che comincia nel Diciottessimo secolo con i proprietari terrieri che predicavano la libertà mentre possedevano schiavi nelle piantagioni, seguiti dagli industriali del Diciannovesimo secolo che opprimevano i lavoratori mentre predicavano il progresso; per arrivare fino all’epoca attuale, dominata dai sovrani del Ventunesimo secolo, i re di internet. I re di internet predicano il vangelo dell’accessibilità democratica e il culto del futuro, mentre spazzano via dalla faccia della terra le noiose piccole istituzioni culturali che incontrano lungo il loro cammino. È la storia di Amazon, azienda che ha come obiettivo rendere più facile comprare libri cancellando il mondo delle librerie. E poi c’è la storia di Facebook.

Uno dei quattro fondatori di Facebook è Chris Hughes, che nel 2012 scelse di investire una piccola percentuale dei suoi 750 milioni di dollari di patrimonio stimati nell’acquisizione di The New Republic, la venerabile rivista del progressismo liberal americano, allora in difficoltà. Hughes è diventato quindi il salvatore del giornalismo intellettuale americano, nonché il salvatore della tradizione. New Republic è stato fondato nel 1914 per dare significato all’idea liberal, per discutere la sua filosofia politica, per impegnarsi nelle arti e nella letteratura, e per seguire le vicende di Washington. E lo ha sempre fatto con entusiasmo. Del resto, che cos’è il progressismo liberal, di preciso? È lo spirito di discussione e la discussione stessa. Il primo istinto di The New Republic è stato quello di raccontare il presidente Woodrow Wilson, per lo più approvando il suo operato. La discussione letteraria è stata dominata per molti anni dal più grande critico letterario americano, Edmund Wilson, e ancora più a lungo dal filosofo Leon Wieseltier. A volte la discussione è inciampata nella pseudoscienza – la pseudoscienza del materialismo storico stalinista negli anni Trenta, la pseudoscienza della teoria della razza (in un famigerato articolo del 1994). Ma la discussione ha sempre avuto la meglio sulla pseudoscienza. Negli anni del presidente Bill Clinton, New Republic era considerata la lettura obbligatoria per lo staff della Casa Bianca. Ciò nonostante anche allora il magazine è stato sempre critico (anche troppo, secondo me) con Clinton, a dimostrazione della sua incorreggibile indipendenza. 

Il fondatore di Facebook comunque ha deciso di trasformare il magazine in una «digital media company verticalmente integrata». Non era proprio quello che ci si apettava. E nessuno, peraltro, aveva capito che cosa volesse dire. La redazione se ne è andata in blocco. La cosa verticalmente digitale ha portato alla pubblicazione di articoli brevi, confusi, prodotti in serie, fatti per essere visti su agili device elettronici. Così anche metà dei lettori se ne sono andati. Ad appena quattro anni di distanza, dopo aver sperperato 20 milioni di dollari in questa follia, il principe di Facebook ha annunciato la decisione di vendere la rivista. Probabilmente è l’annuncio di una morte: con una tradizione perduta, una redazione dispersa e una reputazione macchiata, non è rimasto molto altro da vendere. Intanto lui si è comprato una casa a Manhattan da 23 milioni di dollari. 

Fa male, ma è la storia. Questo è ciò che la nuova classe di tycoon vuole fare. Altrimenti non lo starebbe facendo. C’è un modo di fermarli? No, sono una nuova fase negli eventi del mondo.

Traduzione di Antonio Sgobba
Chiudi