Riuscirà Giuseppe Sala a superare lo scetticismo degli elettori del suo partito? Una giornata con il candidato sindaco di Milano

Sono Mr Expo e «risolvo problemi». Si presenta così Beppe Sala nelle romantiche stanze della Casa degli Atellani, lì dove la vigna è di Leonardo, in una domenica iniziata correndo con Linus, proseguita con qualche polemica elettorale e culminata nel derby. Ah, il derby. Per lui Milano è storia – i romani, già, Leonardo – e «cool», la moda, la Fondazione Prada. Dovrà esserlo sempre più, ma non solo al centro, nelle periferie e nel mondo. «La borghesia conservatrice le carte pensa di darle, non le dà più da tempo. Il mio invito a quelli della mia età è a essere generosi nei confronti dei giovani». Perché la politica, nella visione del manager prestato alle primarie, non è avere una risposta calata dall’alto su tutto – «Perché devo decidere a che ora deve chiudere un negozio?» – ma risolvere problemi. «Marketing culturale, la politica accompagna, chi sta a Palazzo Marino deve facilitare, Milano va». Un giuramento all’americana sul non più tasse? «Certo. Noi dobbiamo lavorare per abbassarle, non per alzarle». Candidato perché? «Non riesco a individuare il momento in cui ho detto: sì, lo faccio. Ma quando mi sono buttato sono stato subito circondato da una voglia e un’energia incredibili».

Trecento volontari, 50 comitati. «Le periferie, per esempio, le tieni se scommetti su chi lì fa politica per passione». Tanto affetto, ma forse avrà fatto un po’ male sentire alcune dichiarazioni del sindaco Giuliano Pisapia. «No, soffrire no. Mi sembra che Pisapia, da quando ha preso la Balzani per mano e l’ha portata da Renzi, abbia espresso la sua legittima attitudine. Io sono sceso in campo senza ricercare pigmalioni o benedizioni». Ok, niente pigmalioni, semmai era un leader nazionale che chiedeva a “Beppe” di diventare il candidato Sala: una cosa che piace e una no di Matteo Renzi? «Mi piace la grande energia per il cambiamento e il fatto di prendere rischi. Un suggerimento: può essere utile circondarsi di un sistema di persone che lo aiuti. Bene gli amici, ma è il momento che allarghi un po’ il team». Siccome il sindaco di Milano è di per sé un leader politico che cosa pensa del Family Day? «Milano è una città forte se è contemporanea e internazionale. Il valore della contemporaneità, che non è la modernità, concetto superato, ti toglie alcuni dubbi e ti dà delle risposte. Sono cattolico, ma se sei contemporaneo non ti devi neppure porre il dubbio se le coppie di fatto sono accettabili o no».

Gian Mattia D'Alberto / LaPresse

Quindi Sala sindaco confermerebbe il registro delle unioni civili di Pisapia, come l’Area C – «non allargarla, quello no» – e scenderebbe dal 50 al 30 per cento di partecipate come Sea «per avere risorse da investire e per diminuire il controllo pubblico, perché se si è liberisti si è liberisti». Sala parla di città metropolitana ed europea, due concetti non di moda e non facili: «Non voglio subire le decisioni degli altri e la città metropolitana va fatta: bisogna coglierne il valore. Alcuni temi, come mobilità o smog, devono essere visti dal punto di vista della città grande». Più che allargare l’Area C, dunque, allungare la metropolitana fino a Monza o verso la paullese oltre Linate. «Ecco perché l’idea dei mezzi gratis (avanzata da Francesca Balzani) non è un’idea milanese: il milanese paga e vuole il servizio. C’è un problema di equità sociale. Poi, voglio vedere quando bisogna sostituire il parco mezzi come si fa… Ma infine alla città metropolitana o ci credi o no: perché un milanese deve viaggiare gratis e quelli che abitano al fondo di viale Sarca a Sesto no? Sarebbe un bel calcio ai sindaci della città metropolitana: proprio non funziona». Però togliamo il pavé da via Torino, una via commerciale, e lasciamolo in corso Magenta.

Car sharing e bike sharing, piste ciclabili il giusto: «Non molte di più». Della storia manageriale va fiero, perché gli ha insegnato che «c’è un tempo per discutere e uno per decidere», e mette in cima al programma «una profonda riforma della macchina amministrativa: oltre al peso delle imposte, c’è il costo della burocrazia». Il sindaco di Milano «che certo, per andare avanti bene deve essere in qualche modo filogovernativo, deve anche essere il più duro negoziatore con qualunque rappresentante del governo: conoscendo i ministeri – io conosco in particolare l’Economia – le vie per ottenere risultati sono straordinarie». Il suo sogno – si sa – è riaprire i Navigli, perché nel contemporaneo c’è molto di «slow» e di «magia», «l’anima di Milano», e ci ha scritto un libro e ne parlerebbe ore fin nei minimi dettagli storici ed economici.

I quattro candidati: Giuseppe Sala, Antonio Iannetta, Francesca Balzani, Pierfrancesco Majorino

Gian Mattia D'Alberto / LaPresse

Più forze nelle periferie, più vigili per strada, tanta tecnologia e «tenere vivi i quartieri popolari, anche dando spazi quasi gratis a giovani che vogliono aprire una bottega o una start up. In alcune vie tre luci la sera valgono più di tante cose». Quelle che erano le finestre rotte di Rudolph Giuliani a New York sono per Sala i graffiti a Milano, «capisco la street art, ma alcuni graffiti proprio no». Comunque, dice Sala, «alla fin della fiera non dobbiamo trovare il campione del mondo dell’elencazione dei problemi né dell’analisi sociologica, dobbiamo andare a cercare chi i problemi li sa risolvere. Questo è il punto e questo è il motivo per cui mi candido». Certo, «se domani mattina ci fossero le elezioni vere e proprie piuttosto che le primarie, dormirei più tranquillo stanotte. Mia mamma mi dice che sente sull’autobus tutti che dicono: «Io voto Beppe Sala», ma io le rispondo: «Ma quelli parlano di giugno…», invece prima devono votare alle primarie sabato e domenica». Accusa finale: Sala piace anche nel centrodestra! «Non è questione di trasversalità, è che io sono un milanese, uno che lavora, non fa polemica e genera lavoro, come a Expo».

Ps. Il candidato Sala ha risposto anche alle polemiche sul bilancio Expo e dintorni, ma le risposte sono quelle che trovate in tutte le pagine milanesi di tutti i giornali.

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