La colonna sonora del candidato a miglior film straniero ai prossimi Oscar, “Belgica” di Felix Van Groeningen, è firmata dagli attivissimi Soulwax/2manydjs, fratelli di Gent con il vizio dello sputtanamento dei generi

Siccome il rock non lo si può davvero suonare/ascoltare ma solo ricordare, i migliori esperimenti rock sono quelli perversi in cui il genere viene trattato come Norman Bates tratta sua madre: ventriloquismo scabroso. I Soulwax/2manydjs ne danno un saggio con la colonna sonora di Belgica, per il quale hanno composto canzoni ognuna in un genere musicale diverso, inventandosi altrettanti gruppi dai nomi idioti e realistici – Erasmus, Burning Phlegm, Diploma, Danyel Galaxy, The Shytz, Charlotte…

Belgica è il nuovo film di Felix Van Groeningen, regista di Alabama Monroe – Una storia d’amore, candidato all’oscar come miglior film straniero, e del prossimo Beautiful Boy, film sulla dipendenza da metanfetamina in lavorazione per la Plan B di Brad Pitt. Belgica racconta ascesa e declino di un locale di Gent e dei due fratelli che lo gestiscono (come loro, anche i Soulwax sono due fratelli di Gent). È una storia di questo decennio: il successo e la vita larga sono tutto, fare un lavoro normale è uno schifo e il ceto medio non vale la candela.

 

Rob Walbers

La storia è esile e tutto si gioca sui dettagli, così succede che nelle interviste si parli soprattutto della colonna sonora. I generi presi in giro dai Soulwax sono tanti: dalla chill-out novanta allo stoner rock, dall’acid jazz all’electroclash arabo-londinese. In certi casi le citazioni sembrano letterali: Daft Punk, Morcheeba, Primal Scream, Lou Reed/David Bowie fine anni Settanta. Sembra un generatore automatico di categorie musicali, ed è strano scriverne ora che si celebrano la vita e il trasformismo di Bowie (RIP). Più che di Bowie, i Soulwax sono una versione non dark, non apocalittica, dei Daft Punk. Dove i francesi spalancano abissi col loro ventriloquismo, tuffandosi nell’ignoto, reinventando generi musicali brutti come fossero pièce teatrali, indagando il mistero della memoria, i belgi Soulwax si limitano a giocare con i tag. Qui, il trasformismo è “solo” divertente, e quindi, in fondo, se stessi scrivendo questa recensione da ubriaco mi divertirei, ma alle dieci e un quarto di mattina no.

 

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